THE BLUES BROTHERS, tributo ad un mito

Sì, sì, sono d'accordo, questo non è un sito sul cinema, è vero ma vorrei spingere chi leggerà questo articolo ad una semplicissima considerazione: è davvero più importante, in questo caso, il film?

Persone Dan Aykroyd, John Belushi, John Landis, Antonio Carlos Jobim, John Lee Hooker Fats Domino, James Brown, Franklin Cab Calloway, Otis Redding Aretha, Ray Charles
Luoghi Hollywood
Organizzazioni Carabinieri
Argomenti musica, cinema, canto

06/set/2011 15.40.03 Blog Network Contatta l'autore

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Sì, sì, sono d’accordo, questo non è un sito sul cinema, è vero ma vorrei spingere chi leggerà questo articolo ad una semplicissima considerazione: è davvero più importante, in questo caso, il film?

Secondo me no. Nel senso che il film, sì è fatto bene, sì ha degli ottimi attori e sì è divertente ma perchè invece di un ottimo film è diventato un mito, un film musicale come non se ne fanno più? Per la colonna sonora sicuramente. I Blues Brothers hanno, è vero, fatto anche altro oltre alla colonna sonora dell’omonimo film, eccome. Questo articolo, però, vuole essere un tributo, un inchino virtuale ad una colonna sonora con nomi che, tutti assieme, fanno davvero venire i brividi:

Ray Charles

Otis Redding

Aretha Franklin

Cab Calloway

James Brown

John Lee Hooker

Fats Domino

e, per ancora chi non lo sapesse, Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes nella famosissima Garota de Ipanema.

L’idea di fare un film talmente pazzo venne all’inizio degli anni ’80 da uno dei più strampalati ma geniali registi di Hollywood, John Landis che non esitò ad affidarlo alle due facce da schiaffi più incredibili del cinema americano: John Belushi e Dan Aykroyd.

Il musical, anche per l’incredibile numero di incidenti presenti, costò uno sproposito e fece fatica ad imporsi nelle sale di mezzo mondo ma quando accadde diventò un mito anche per la tenuta dei due protagonisti, vestiti tutti in nero con occhiali pur’essi nerissimi.

Come non emozionarsi ancora oggi guardando certe immagini ed ascoltando certe canzoni! Il fatto incredibile è che la magia del film ha fatto sì che potessero essere credibili (scusate per la ripetizione) un ottimo attore come Dan Aykroyd nelle vesti di cantante e un volto come John Belushi sia come attore che come cantante. A dir la verità ad un orecchio un pò critico suonano abbastanza scarsetti ambedue nel districarsi tra le corde del pentagramma ma, chi se ne frega, hanno fatto centro in pieno sfidando chiunque abbia visto il film a non fare il tifo per loro.

In ogni caso a livello personale nutro una profonda stima nei confronti di chi riesce a rinverdire un genere musicale in calo di popolarità. Nel caso del blues non parliamo esattamente di un genere qualunque ma di uno dei primi generi musicali di sempre, il genere musicale di tantissime generazioni, l’unica arma che avevano i negri d’america oppressi dal razzismo e dall’apartheid in un periodo in cui queste due parole non erano tabù ma all’ordine del giorno, dove le persone di colore non erano integrate nella società come, più o meno, lo sono ora ma erano viste dall’alto in basso da una società ottusa e segregazionista.

Il blues, quindi, in questo contesto capirete che non era propriamente un genere musicale fine a sè stesso ma un modo di evadere e di dire “ci siamo anche noi”, un’arma potentissima anche senza causare morti, l’unica in possesso di un popolo costretto ad angoli di città in cui vivere e a sentirsi come appestati e colpiti da chissà quale malattia contagiosa. Ora questa situazione fortunatamente non esiste più nella maggiorparte dei paesi della terra ma il blues, grazie anche a gruppi come i blues brothers, rimane in ogni caso un’arma.

E speriamo che lo rimanga per sempre perchè se effettivamente queste sono le armi, beh, si può davvero parlare di “arma di istruzione di massa” dal momento che proprio il blues ci può insegnare molte cose in primis il rispetto nei confronti di una cultura che non abbiamo mai capito fino in fondo. E se i Blues Brothers sono per la maggiorparte di carnagione bianca, beh, vuol dire che allora qualcosa abbiamo imparato anche se la strada è davvero ancora lunga…

Sito dedicato ai Blues Brothers


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