Scricchiolano le roccaforti del nucleare

13/set/2011 11.15.02 Blog Network Contatta l'autore

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Francia e Giappone s’interrogano sul futuro dell’energia nucleare nel loro territorio. Dopo un anno terribile, segnato dal disastro di Fukushima, molte delle più grandi potenze industriali del mondo valutano la possibilità di emanciparsi dall’atomo. Per ora si tratta solo di qualche scricchiolio, ma i segnali di un possibile cambiamento di rotta sono evidenti.

Qualche mese fa è stata la Germania ad aprire il fronte dei “rivoltosi” dell’atomo, con la Cancelliera Angela Merkel che ha cercato di non perdere consenso nel dopo-Fukushima, allineandosi di fatto ai suoi avversari politici socialdemocratici e verdi, che avevano già programmato una graduale uscita dall’atomo. Poi c’è stato il grande successo del referendum contro il nucleare in Italia, con il quale abbiamo, per una volta, “anticipato” l’onda, e non l’abbiamo soltanto inseguita.

Ora altre due grandi potenze industriali sono alle prese con un feroce dibattito interno: la Francia, il più “atomico” dei paesi dell’Europa continentale, e il Giappone, alle prese con il dopo-Fukushima. La situazione è però differente: in Francia gli scricchiolii sono aumentati dopo il nuovo incidente occorso nel sito nucleare di Marcoule, che è costato la vita a una persona e il ferimento di altre quattro. Il governo francese non vuol neanche sentir parlare di ridimensionamento della dipendenza dall’atomo, ma il fronte antinuclearista è in crescita nel Paese, seppur probabilmente ancora minoritario.

Le cose però cambiano, come dimostra l’altro caso eccellente, quello del Giappone. Sebbene il governo che ha gestito la crisi nucleare di Fukushima abbia ripetuto tante volte di non voler e non poter pensare a un futuro senza energia atomica, il nuovo primo ministro Yoshihiko Noda ha detto nel suo primo discorso al parlamento di voler ridurre il più possibile la dipendenza dall’energia prodotta dal nucleare, e di voler far diventare il Paese del Sol Levante leader mondiale nel campo delle energie rinnovabili. Un bel salto, e soprattutto, un ottimo modo per reagire alla tragedia immane che ha devastato il Giappone, con il terremoto, lo tsunami e la crisi radiottiva in successione.

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