Una poltrona per due: difendiamo il Made in Italy

Recentemente ha fatto clamore la denuncia di Pasquale Natuzzi, fondatore del Gruppo Natuzzi, azienda forlivese leader mondiale nel settore del mobile imbottito.

Persone Pasquale Natuzzi
Luoghi Italia, Cina, India, Emilia Romagna, Forlì, Mejit Island
Organizzazioni Gruppo Natuzzi
Argomenti economia, impresa, industria, commercio

04/gen/2012 14.03.17 Blog Network Contatta l'autore

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Il nostro Paese ha la fortuna di poter vantare alcune fra le produzioni artigianali più complesse e raffinate al Mondo. Non solo: possiamo fregiarci anche di aziende a produzione industriale che combinano queste tradizioni antiche con le innovazioni tecnologiche, e sono in grado di dare ai consumatori prodotti di altissima qualità, vere e proprie opere d’arte, anche su scala mondiale. Per il rispetto di queste alte professionalità e per sostenere l’economia italiana, punto focale in questo periodo di crisi, è necessario schierarsi dalla parte del Made in Italy.

Recentemente ha fatto clamore la denuncia di Pasquale Natuzzi, fondatore del Gruppo Natuzzi, azienda forlivese leader mondiale nel settore del mobile imbottito. Natuzzi ricorda l’importanza del rispetto delle regole  e l’handicap della concorrenza sleale, che impedisce alle aziende italiane di risollevarsi dalla crisi.

La produzione Natuzzi è realizzata completamente all'interno delle sue fabbriche, in Italia e nel Mondo. Per fare questo, si affida alle macchine più innovative e a 6.000 addetti qualificati, che hanno grande esperienza e meritano una retribuzione congrua per il loro lavoro.

Non si può certo asserire lo stesso dei concorrenti senza scrupoli. Molte ditte si servono di terzisti, per lo più in cinesi, e immettono sul mercato prodotti di qualità inferiore, scrollandosi di dosso ogni responsabilità sulle modalità di produzione e di impiego della manodopera. Spesso, infatti, queste ditte si avvalgono di lavoratori in nero, spesso irregolari, non qualificati, pagati a cottimo e segregati nei capannoni di produzione.

Non pensiamo però che queste siano solo realtà lontane: stabilimenti in Cina o in India, senza nessuna etica del lavoro. In un controllo delle Forze dell’Ordine del 2007 è emerso che anche a Forlì, nella ricca e produttiva Emilia-Romagna, lavoratori cinesi clandestini producono poltrone e divani in capannoni fatiscenti.

Merci che vengono poi rivendute alle ditte a prezzi fuori mercato, anche dimezzati. Le aziende artigiane locali, infatti, perdono le commesse con clienti della grande distribuzione italiani ed esteri perché non sono in grado di competere sui prezzi.

Le ditte che scelgono di mettere sul mercato i prodotti di questi concorrenti sleali aumentano i loro margini di profitto, ma arrecano un grave danno sia agli artigiani onesti che ai consumatori, che acquistano un prodotto marchiato Made in Italy, ma senza garanzia di qualità e rispetto dell’etica.

Della lotta di Natuzzi contro il Meid in Itali, come è stata chiamata questa forma di concorrenza sleale, si è occupata anche la trasmissione televisiva Report, nell’inchiesta "Una poltrona per due".

 

 

Guarda il video su anche su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=gBXGqQwFyf8

 

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