Caserta. “Caos o… del femminile” al Piccolo Teatro Cts di via Ruggiero

03/feb/2006 01.14.30 Maria Beatrice Crisci Contatta l'autore

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Piccolo Teatro C.T.S. - Centro Teatro Studio

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Caserta, venerdì 3 febbraio 2006

Agli organi d’informazione

Comunicato stampa

Caserta. “Caos o… del femminile” al Piccolo Teatro Cts di via Ruggiero

Continuano gli appuntamenti con la quattordicesima stagione teatrale del Piccolo Teatro Cts di Caserta. Infatti, per questo sabato alle ore 21 e domenica alle ore 20, è previsto lo spettacolo dal titolo “Caos o… del femminile”, presentato dalla compagnia Il Colibrì in collaborazione con il Pendolo, ideazione e regia di Antonio Iavazzo. Due atti dalla durata complessiva di circa un’ora e dieci minuti.

Questi i personaggi e gli interpreti: I Direttori (Enzo Russo e Mario Pirera), La Tromba (Nico D'Agostin), Le Flautiste (Laura Mariconda, Clementina Renga ed Elena Fattorusso), Il Violino (Giuseppe Aiezza), Il Clarino (Gregorio Corrado), La Macchina (Anna Amato, Mariagrazia Vascolo, Michela Porfidia, Marianna Caiazzo), L’Usciere (Mario Gazzillo). Le coreografie sono state curate da Elena Fattorusso.

In scena un catafalco funebre, due direttori di orchestra e vari musicisti, una macchina grottesca e surreale, composta da corpi umani, che inneggia al potere, e al rigido al controllo, delle proprie pulsioni ed emozioni. Il ruolo fondamentale, volutamente caotico e liberatorio, è affidato alla capacità creativa e caotica delle donne e del “femminile”. Personaggi grotteschi che nulla sembrano di avere di vero e di umano, ma che, al contrario, sono stati irrimediabilmente concepiti dall’apertura del Vaso di Pandora. Ricettacolo apparente di tutto il peggio dell’umanità, questi ultimi compiono un volo pindarico attraverso l’epoca che viviamo e le sue brutture. Il pretesto? La lotta di umanissimi orchestrali contro una macchina che promette perfezioni. L’uomo, diretto discendente di papà denaro e mamma prepotenza, inizialmente si fa incantare ed è trascinato in una spirale di spersonalizzazione. Ma ecco che la donna, che qui è la parte viscerale del grande circo che è la vita, scopre la chiave ed interrompe il vortice dell’oblio. La soluzione è che la perfezione non è nelle vane promesse di chi inquadra l’umanità in rigidi schemi, ma molto più realisticamente nella splendida diversità e nella profonda umanità di ognuno di noi. La sconvolgente rivelazione è che la vittoria non è frutto di complesse strategie, ma semplicemente nella volontà di uscire dalla sopravvivenza per vivere davvero.

“Una feroce protesta contro l’immobilismo e il lasciarsi vivere. In sintesi - dichiara il regista Antonio Gavazzo - questa è una delle tante chiavi di lettura di Esercizi Spirituali di Renzo Rosso al quale mi sono liberamente ispirato. Un lavoro complesso e di molteplice approccio registico. Qui tutto è iperbole, assurdo e complice divertimento; extrareale; parola che si fa "cosa" . Eppure alla fine ci si accorge che i vari personaggi, pur nella loro apparente illogicità e schizofrenia, hanno assecondato la loro funzione, in un susseguirsi di invenzioni assurde, lampi di umorismo che divertono e disorientano, squarci di verità attualissime e sconvolgenti, travestiti da gag e da parodie in cui ognuno può trovarvi i propri personalissimi fantasmi, le mediocrità, le contraddizioni, il non senso e le falsità, le distonie ed anche, sempre se si vuole, scatti verso il "fantastico" e "l'immaginario".

Ecco in parte spiegata la mia scelta - prosegue Gavazzo - di camuffare i protagonisti da clown, maschere tragiche e poetiche. Una rappresentazione tesa, divertente, ricca di immagini spietate e di fantasie assurde o malinconiche che sfuggono ad ogni preciso significato. Una comicità spiazzante, un perfetto connubio tra serio e faceto su un testo di raro spessore. Il tripudio di allegria è solo il preludio dell'attanagliante riflessione che resterà allo spettatore come sedimento "necessario". Uno spettacolo di forte denuncia, che riscopre il Dadaismo e ne fa arma semplice ma micidiale contro l'appiattimento e l'omologazione degli individui. Insomma, pur nel divertimento e nella comicità dello spettacolo, ci si accorge che alla fine, attraverso il gioco degli eccessi e dei rimandi grotteschi, rimane un retrogusto amaro e di riflessione profonda sui tempi che viviamo. Almeno, questo è quello che è successo a noi, regista ed attori”.

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Cts Comunicazione

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