Caserta. Cts: Con le tue labbra senza dirlo

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09/feb/2006 13.03.44 Maria Beatrice Crisci Contatta l'autore

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Piccolo Teatro C.T.S. - Centro Teatro Studio

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Caserta, giovedì 9 febbraio 2006

Agli organi d’informazione

Comunicato stampa

Caserta. Cts: Con le tue labbra senza dirlo

Cambiamento di programma al Piccolo Teatro Cts di via Ruggiero a Caserta. In scena per questo sabato alle ore 21 e domenica alle ore 20 non ci sarà lo spettacolo previsto, ma, sempre presentato dalla compagnia di Milano BabyGang, "Con le tue labbra senza dirlo", di e con Paolo Faroni.

“Con le tue labbra senza dirlo” è il monologo tragicomico di un giovane autore/attore che approfitta del palco per confessare tutta la sua arroganza. L´arroganza di un amore, profondo, viscerale, che si traduce in un gioco di maschere in cui la parola passa senza distinzione dall´autore all´attore, in un continuo rimescolamento delle parti. Quale migliore alchimia per esprimere, all´esordio, tutto il proprio amore per il teatro?! Amore arrogante, che restituisce, di riflesso, l´arroganza della sfida che il teatro lancia a quanti vogliono calcarne le scene. Da qui la galleria di personaggi con cui impatta il giovane autore ai primi passi, dalla famiglia, al parroco, ai baroni dell´arte. Ma è proprio questa confessione finale, quest´arroganza che infine si mostra per quello che è, a rovesciarsi in un amore tanto seducente quanto inesauribile, in una continua esplorazione di se stessi e della vita, alla ricerca di un senso ultimo che sempre sfugge perché ultimo non è. Una ricognizione sull´arte e sul suo potere di smentire il mondo ed i suoi grotteschi personaggi. Una ricognizione che intreccia i paradigmi della psicologia spicciola e della tradizione letteraria, le citazioni colte e le domande esistenziali, l´appiattimento metropolitano della vita e le scelte radicali. Delizia e divertimento irradiano dalla capacità plasmatrice dell´arte e dall´estraniamento con cui il protagonista presenta ed estremizza candidamente le esperienze quotidiane.

Senza cadere mai nel banale e nello scurrile, senza cedere a facili tormentoni strappa-risate, Faroni recita un excursus di vita di una generazione, in cui nasconde un gioco di citazioni che sottolineano come il teatro sia escursione negli accadimenti della vita, un insieme di passi che svela e nasconde il senso ultimo tanto del teatro quanto della vita stessa.

La donna inseguita, cercata, altro non è che Euridice, simbolo di un destino inafferrabile proprio perché l´inafferrabilità è il destino. “Con le tue labbra senza dirlo” è l´esperienza dell´anima che anela all´amore, consapevole di non poterlo possedere, di non potersene appropriare. È la storia dell´illusione umana, della facilità con cui ci si appropria di un mondo senza capire che così lo si inaridisce e lo si trasforma in un giardino di pietra.

Dante e Beatrice, un amore eterno ma passeggero perché scritto nel susseguirsi e consumarsi dei passi che portano il poeta dalla selva oscura a rivedere le stelle. «Se tu vuoi, noi possiamo amarci con le tue labbra senza dirlo». Un bacio in silenzio, e niente più. Il bacio, nella sua fugacità, è la cifra dell´amore come «il silenzio è il nocciolo nella polpa delle parole». Quello che resta è arte, teatro, la capacità e l´arroganza di costruire un mondo intorno a quel silenzio. Un mondo fatto di risate e tragedie, in fin dei conti il mondo che rimane non detto nella quotidianità di ognuno di noi, il mondo in cui difficilmente ci accorgiamo del risuonare dei nostri passi.

Le risate che Faroni regala con il suo stile e la sua mimica nascondono e al tempo stesso svelano un teatro della crudeltà che, per dirla con Artaud, è parola prima delle parole. Amore e arroganza si sprigionano nascoste tra le pieghe silenziose del dialogo con il pubblico. Il teatro scende dal piedistallo ma non diventa faceto, perché crede nella potenza della cultura agita, spartita tra scena e platea. «Ho letto da qualche parte che la notte conduce alla verità e alla saggezza, ma, poiché i più dormono, la saggezza e la verità sono dei pochi, e io volevo essere di quei pochi»: arrogante e innamorato, il teatro esprime con forza e ironia, gravità e leggerezza, tutto il proprio senso e la propria concretezza. E non può essere altrimenti, perché questo teatro è la traduzione paradigmatica dell´esistenza; traduzione che, facendo parlare il silenzio, evita ogni ricaduta retorica, psicologistica, cervellotica o cabarettistica. Ed evitare queste trappole - che sono i modelli del nostro tempo - non è da tutti. Occorre avere una certa arroganza. Oppure, che è lo stesso, un certo amore per il teatro.

 

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Cts Comunicazione

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