The Who: quattro inglesi alla conquista del mondo

01/feb/2012 09.00.16 Blog Network Contatta l'autore

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In quarant’anni di carriera gli Who sono riusciti nell’impresa di tenere sempre alto il vessillo del rock inglese. Dagli esordi nei lontani anni ’60, con brani del calibro di My Generation e Can’t Explain, non si sono mai fermati, facendo passare notti insonni a Beatles e Rolling Stones. Da Woodstock all’Isola di Wight, dal beat energico della prima ora alle grandi opere rock Tommy e Quadrophenia, la loro stella ha brillato sino ai giorni nostri, passando indenni attraverso il susseguirsi dei decenni e le mode che li hanno caratterizzati: Punk, New Wave, Metal, Grunge, sono scivolate sopra di loro senza offuscarne la luce.

Pete Townshend e John Entwistle si sono incontrati ancora ragazzini alla Acton County School. Insieme, nel 1962, hanno formato Detours, suonando il primo la chitarra e l’altro il basso. Con loro, c’erano anche il singer Roger Daltrey e Dough Sanden alla batteria. In poco tempo la band si è creata un nome nel circuito locale e Sanden, ritenuto troppo vecchio, è stato licenziato. Al suo posto è arrivato il bizzarro, ma talentuoso, Keith Moon.
Ancora acerbi, musicalmente parlando, i Detours sono stati instradati dal manager Peter Meaden, il quale ha dato al gruppo il look giusto, ne ha cambiato nome in Hight Numbers e l’ha plasmato con l’allora in voga filosofia mod, subcultura che celebrava l’amore per il divertimento trasgressivo e il culto della black music.

Nel luglio 1964 è stato dato alle stampe il primo 45 giri del gruppo: I’m The face / Zoo Suit, entrambi scritti da Meaden. Purtroppo il disco non ha ottenuto alcun riscontro di pubblico. Pare che lo stesso Meaden abbia acquistato 250 copie per fare volare le vendite e la madre di Entwistle 10. Qualche mese più tardi due registi, Kit Lambert e Chris Stamp hanno notato la band e hanno deciso di diventarne i manager. Liquidato Meaden e ribattezzati The Who, i quattro ragazzi sono entrati di prepotenza nella scena Beat.

Il 1965 ha visto il gruppo scalare progressivamente le classifiche con i singoli Can’t Explain e Anyway Anyhow Anywhere e, soprattutto, con il primo LP My Generation, contenente l’omonimo inno giovanile My Generation, che riporta la famosa frase “Spero di morire prima di diventare vecchio”. Oltre a questo brano il disco contiene altri classici del periodo mod, da The Kids Are Allright a Out In the Street.

A quel punto gli Who erano diventati i beniamini del pubblico mod, ma colpivano la fantasia anche degli altri grazie alle loro mirabolanti provocazioni on stage. Durante i concerti, vestiti con i colori della Union Jack, scaricavano un carica incredibile di energia, con piroette, acrobazie e gli strumenti che alla fine finivano inevitabilmente sfasciati. Townshend si faceva notare per il carattere ribelle, Keith Moon, invece, è diventato da subito il simbolo della nuova follia rock, con i suoi scherzi da cabaret, i travestimenti e gli oltraggi.

Il 1966 doveva essere l’anno della definitiva consacrazione per gli Who, invece ha dato inizio ad un periodo di crisi. La vena mod era sbiadita e il nuovo stile della band, tendente verso un sound più leggero, non ha riscontrato del tutto i favori dei fan, nonostante Pete Townshend si stesse dimostrando un compositore sempre più sofisticato e regalasse perle quali Substitute, Happy Jack, che parla di un ragazzo affetto da problemi mentali, Magic Bus e I’m A Boy.

L’idea che frullava nella mente di Townshend, però, non era quella di creare brani, ma piuttosto di costruire un album dove le canzoni fossero tutte legate tra loro. A Quick One, il secondo LP dei Who, ne è la prova. I nove minuti di A Quick One While He’s Away, che chiudono il lavoro, sono un primo, piccolo esempio di suite in chiave rock.

L’anno seguente ecco il primo tour americano e il concerto di Monterey a giugno (apice della cosiddetta Summer Of Love), che hanno lanciato in orbita il gruppo. Nel frattempo Lambert e Stamp avevano creato una propria etichetta, la Track, e i Who l’hanno inaugurata con il singolo Last Time / Under My Thumb. Poco dopo è seguito The Who Sell Out, curioso concept album sul tema della pubblicità, con tanto di ironici, finti spot, che contiene il miglior singolo americano del gruppo sino a quel momento: I Can See for Miles.

Pete Townshend

Intanto, come accaduto ai Beatles, anche Townshend aveva scoperto la filosofia indiana. Il suo maestro era Meher Baba, il santone che dal 1925, anno della sua illuminazione, sino alla morte, avvenuta nel 1969, non ha più pronunciato una sola parola. Alla luce di questo, Pete ha rivisto i propri piani di lavoro e ha iniziato a costruire opere in grande stile.

È nato così Tommy, un doppio album che narra le vicende di un ragazzo cieco, muto e sordo, ma dotato di una sorprendente sensibilità. La storia è questa: il padre di Tommy Walker, aviatore della RAF, torna dalla prima guerra mondiale dopo che era stato dato per disperso. Scopre che la moglie si è rifatta una vita con un nuovo uomo e uccide quest’ultimo. Al piccolo Tommy, che ha assistito all’omicidio nascosto dietro uno specchio, padre e madre “consigliano” di non avere visto e udito niente e, soprattutto, di non parlare. Il trauma scatena nel bambino il dramma che gli condizionerà la vita. Approfittando del suo stato, lo zio abuserà di lui, mentre il cugino Kevin ne fa l’oggetto del suo bullismo. È a quel punto che Tommy scopre di essere bravissimo con il flipper, diventando così famoso. Intanto un dottore intuisce che il ragazzo può comunicare solo attraverso uno specchio. Da esso, infatti, Tommy è capace di curare gli altri facendo loro seguire il suo stesso percorso. La madre, incredula, rompe lo specchio, e proprio in quel momento Tommy si libera dal male e rientra nella vita, riguadagnando tutti i suoi sensi.

Parlando di sound, questo capolavoro si presenta in maniera più ricercata rispetto ai dischi precedenti, con pezzi molto elaborati che si mischiano ad altri più semplici. L’album, che in seguito sarebbe diventato anche un musical sotto la regia di Ken Russell, è diventato in breve tempo la pietra angolare di tutte le future opere rock.

Tommy è stato presentato anche in tournée, culminata con la partecipazione al Festival di Woodstock, dove gli Who sono ricordati, oltre che per una delle performance migliori dei tre giorni, anche perché Townshend ha colpito con la chitarra Abbie Hoffman, uno dei fondatori del movimento hippy, colpevole di averlo disturbato durante il live show per leggere un comunicato politico.

Durante una delle date europee invece, precisamente quella di Leeds, il gruppo ha registrato il suo primo album dal vivo, The Who Live At Leeds. Nel disco, però, non è la storia di Tommy a tenere banco, bensì i vecchi classici della band. Stupenda la versione di My Generation, ampliata sino a 15 minuti.

Nel 1970 il gruppo era ancora on the road, con un nuovo tour americano e un’apparizione all’Isola di Wight, in agosto. Nel frattempo Townshend aveva terminato il primo lavoro solista, Happy Birthday, dedicato al guru Meher Baba da poco deceduto, e si stava dedicando alla stesura di una nuova opera rock, che doveva intitolarsi Lifehouse.

Roger Daltrey

Nel 1971 la band si è riunita presso l’Olympic Studios. Il progetto Lifehouse era ormai accantonato, ma parte del materiale è stato usato per realizzare Who’s Next, disco che, in poco tempo, è diventato una delle pietre miliari della musica. Il lavoro presenta un rock spontaneo e robusto, dal suono coinvolgente, e ha conquistato la vetta delle classifiche.

Canzoni quali la bellissima Baba O’Riley (famosa per essere anche la sigla di C.S.I. New York), la delicata Behind Blue Eyes, la funambolica Wont’ Get Fooled Again (sigla, invece, di C.S.I. Miami), sono diventati classici del gruppo. Da notare che Behind Blue Eyes e Wont’Get Fooled Again presentano nel finale il medesimo riff di chitarra. Tutti i brani portano la firma di Townshend, tranne My Wife, scritta da Entwistle. Who’s Next è una sorpresa continua: Getting In Tune, Going Mobile, Bargain, Love Ain’t For Keeping viaggiano su binari rock, facendosi strada con folle energia e un ritmo infuocato.

Per sostenere l’LP è partito un nuovo grande tour. A settembre, a Londra, gli Who hanno suonato nel concerto benefico per il Bangladesh, cui è seguito un breve ritiro dalle scene, nel quale i vari componenti si sono dedicati a lavori solisti o, come nel caso di Keith Moon, ad apparizioni cinematografiche.

Alla fine del 1973 è stato rilasciato lo Quadrophenia, un’altra importante opera rock. Il disco racconta la storia di un problematico mod, di nome Jimmy, alle prese con l’incomunicabilità verso il mondo attorno a se, con i genitori, con gli amici, con le ragazze. Sullo sfondo le rabbiose lotte tra giovani mods e rocker, sulle spiagge di Brighton.

Da un punto di vista musicale è un concept dalla struttura molto rock, che alterna parti introspettive ad altre di pura energia. The Real Me, Love Reign O’er Me, The Rock, 5,15, la title track, sono i pezzi migliori, ma è difficile scegliere. Il progetto ha lo scopo di riflettere le quattro personalità degli Who e presenta alcune delle liriche personali di Townshend più ispirate. Quadrophenia è diventato da subito l’album più conosciuto degli Who e ha influenzando molti altri artisti, musicisti e registi,  ispirando il classico film del 1979 di Franc Roddam, nel quale recita anche Sting, nella parte di Ace, l’idolo (che si rivelerà falco) dei mod.

Gli Who a Woodstock

Il 20 novembre a San Francisco, durante il tour americano di Quadrophenia, Keith Moon è crollato svenuto nel bel mezzo di un concerto. Il suo posto è stato preso da tale Scott Halpin, un batterista dilettante scovato tra il pubblico. Pochi giorni dopo, a Montreal, il gruppo ha fatto nuovamente notizia per avere sfasciato completamente una stanza d’albergo.

Tornati a casa, i quattro si sono dedicati alla trasposizione teatrale di Tommy, con l’ausilio della London Symphonic Orchestra e il contributo di amici quali Rod Stewart, Ringo Starr, Elton John, Tina Turner, Eric Clapton e Steve Winwood, nonché la partecipazione di attori famosi come Jack Nicholson.

Nel 1974 la track ha pubblicato Odds And Sods, raccolta di canzoni scartate da altri lavori. L’anno seguente, invece, ecco arrivare nei negozi il nuovo lavoro della band, l’introspettivo The Who By Numbers. Nonostante il buon successo del singolo Squeeze Box, un pezzo semi acustico, il disco non ha funzionato come sperato, facendo toccare al gruppo il punto più basso della sua produzione sino a quel momento. Lo stesso Townshend ha ammesso una certa stanchezza creativa e sembrava avere perso entusiasmo, colpa anche dei continui litigi con Daltrey sulla leadership del gruppo.

Bisogna aspettare il 1978 per ritrovare i Who con un nuovo album; si tratta di Who Are You. Il disco è stato immesso sul mercato nel bel mezzo della disputa tra i due generi allora in voga, il punk e il progressive. L’intento di Townshend era quello di unire insieme, nelle sue composizioni, entrambi gli stili. L’album, infatti, mette in mostra alcune delle strutture più complicate che Townshend aveva composto sino allora, con strati multipli di sintetizzatori e archi. Molte delle canzoni rappresentano anche un altro tentativo da parte di Townshend di completare il suo progetto Lifehouse. Come Who’s Next, molte delle cui canzoni erano state anch’esse ispirate a Lifehouse, alcuni brani di Who Are You presentano eccessive parti di sintetizzatore e testi come metafora della vita.

La title track (diventata sigla della serie C.S.I. Scena del Crimine) è un buon pezzo rock, molto orecchiabile. Il testo inizia con la descrizione di un vero incidente, per gentile concessione dell’alcolismo di Pete. Egli sostiene di essersi davvero svegliato in Soho, con un poliziotto che lo ha riconosciuto e gli ha consigliato di tornare a casa. Had Enough, che è stata rilasciata insieme a Who Are You in un singolo dalla doppia facciata A, è una composizione di John Entwistle, dotata di una grande orchestra d’archi diretta dal compositore Ted Astley. Come 905, anche Had Enough è stata progettata per caratterizzare un’opera rock in procinto di essere scritta da Entwistle, ma che non ha mai visto la luce. Sister Disco è una di quelle canzoni dalla struttura complicata e molto progressive di cui si diceva poc’anzi, con Towshend che ha passato ore e ore sul sintetizzatore per comporla. In generale l’album ha avuto un ottimo successo, soprattutto negli States, dove solo la colonna sonora di Grease gli ha impedito di raggiungere la posizione numero 1 in classifica.

Purtroppo il 7 settembre dello stesso anno Keith Moon è stato trovato morto per avvelenamento da tranquillanti, a soli 32 anni. Il giorno prima aveva partecipato a un party organizzato da Paul McCartney. Il rock ha perso, così, uno dei suoi grandi personaggi e gli Who il loro animatore.

Keith Moon

Nel 1979 è uscita la colonna sonora, con inediti, della pellicola auto-celebrativa The Kids Are Allright. Da un punto di vista musicale è entrato in formazione il drummer Kenney Jones, ex Small Faces, con il quale il gruppo, per celebrare il decennale, ha registrato il singolo Long Live Rock. La band è quindi partita per un nuovo tour americano, con la gente che accorreva in massa per vedere i nuovi Who. Il 3 dicembre, a Cincinnati, l’esibizione si è trasformata in disgrazia quando ventidue persone sono state travolte e uccise dalla ressa che premeva per entrare.

Il fatto è che gli Who non erano più gli stessi. Jones ha solamente riempito il posto lasciato vacante da Moon, ma i magici equilibri della band erano ormai compromessi. Face Dances, datato 1981, è il primo album di materiale originale da oltre tre anni. L’accoglienza da parte della critica è stata pessima, i fans di vecchia data si sono detti delusi dal nuovo corso pop, mentre il solo pubblico americano ha mostrato di gradire il lavoro, tanto da spingere il singolo You Better You Bet al diciottesimo posto delle chart. È stato però questo l’ultimo pezzo degli Who ha entrare nelle top 20 di Bilboard. Don’t Let Go Coat, canzone dal sapore country rock, è un inno alla spiritualità del guru Meher Baba.

L’anno seguente è uscito It’s Hard, altro album con Jones alla batteria. La critica ha accolto questo lavoro positivamente, ma non il pubblico, che, come detto per il disco precedente, ha rifiutato la strada pop intrapresa da Townshend e soci. Athena è stato il primo singolo estratto da questo album e ha ottenendo un moderato successo di classifica (28° posto negli Stati Uniti). Esso è dedicato all’attrice americana Theresa Russell. Un altro buon pezzo è Eminence Front, che Roger Daltrey, molto critico per quanto riguarda questo LP, ha dichiarato essere l’unica canzone dell’album degna d’essere presentata dal vivo. Infatti, così è stato. Nel brano Townshend canta delle illusioni e dell’abuso di droga nell’ambiente dei ricchi e descrive una festa in cui le persone nascondono i loro problemi dietro una finta facciata. Il pezzo migliore è, secondo me, I’ve Know No War, che riflette pensieri personali sulla Guerra Fredda.

La tournée che è seguita è stata quella dell’addio. Townshend ha dichiarato che il gruppo non avrebbe più intrapreso concerti in giro per il mondo, ma che si sarebbe solamente dedicata a produrre materiale da studio. Purtroppo, dopo un tentativo di scrivere un nuovo album, lo stesso Pete ha ammesso di non esserne in grado e ha lasciato gli Who per dedicarsi a lavori da solista.

Nel 1985 i quattro ragazzi, Townshend, Daltrey, Entwistle e Jones, si sono ritrovati sul palco di Wembley per il Live Aid, dove hanno eseguito My Generation, Pinball Wizard, Love Reign O’er Me, e Won’t Get Fooled Again. Quattro anni più tardi i Who erano di nuovo in tour per riproporre Tommy, con Simon Philips alla batteria, che aveva lavorato con Townshend nei progetti solisti, oltre che con Toto, Whitesnake, Judas Priest e altri ancora.

Nel 1990 la band è stata introdotta nella Rock’N’Roll Hall Of Fame. Nel ’96 i Who, con numerosi ospiti e dietro le pelli Zak Starkey, figlio di Ringo Starr, hanno presentato presso l’Hyde Park il loro Quadrophenia in versione acustica. Il successo ha spinto gli organizzatori a presentare lo show anche al Madison Square Garden, dove ha registrato il sold out. Il gruppo si è sciolto ancora e poi s’è di nuovo riformato nel 1999 per un tour. Nel 2001 gli Who hanno suonato al concerto per New York City dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dove hanno ricevuto il Grammy Award alla carriera.

Il 27 giugno 2002 il bassista John Entwistle è stato trovato senza vita in una stanza dell’Hard Rock Hotel di Las Vegas, a causa di un arresto cardiaco, giusto il giorno prima dell’inizio del tour estivo che avrebbe portato il gruppo in giro per tutti gli States e il Canada. Tra i quattro componenti John era il più tranquillo e da un punto di vista stilistico è stato probabilmente uno dei più importanti bassisti del rock. Nessuno prima di lui, infatti, aveva pensato che il basso, oltre a dettare il tempo, potesse essere anche uno strumento per creare melodie: John lo ha fatto.

Il colpo per gli Who è stato duro ma, anche se in ritardo, il tour è partito lo stesso (come al solito, lo spettacolo deve comunque sempre andare avanti). Al posto di John è stato chiamato Pino Palladino, che ha lavorato, tra gli altri, con David Gilmour, Tears For Fears e il nostro Pino Daniele.

John Entwhistle

Nel 2004 Townshend e soci hanno registrato due nuovi brani: Old Red Wine con al basso Pino Palladino, e Real Good Looking Boy, con Greg Lake (degli Emerson, Lake And Palmer). Entrambi sono finiti come inediti nella raccolta The Who: Then And Now, che ha celebrato il quarantesimo anniversario della band. L’anno successivo Townshend e Daltrey, con il bassista Damon Minchella e il drummer Steve White, si sono esibiti al Live 8, dall’Hyde Park di Londra, dove hanno eseguito Who Are You e Won’t Get Fooled Again.

Alla fine del 2006, dopo ben 24 anni d’attesa, ecco il nuovo album da studio: Endless Wire. Erano della partita anche Zak Starkey e Pino Palladino. Il disco ha suscitato clamore, ma non ha convinto pienamente. Con Endless Wire gli Who tendono a rinverdire i fasti del passato, strizzando l’occhio al futuro. Come in Black Widow’s Eyes. Molto belle sono Man In A Purple Dress la ballata acustica God Speaks Of Marty Robbins e la sconvolta Unholy Trinity, che fa parte della mini-suite Wire & Glass, storia di 3 ragazzi, un cristiano, un ebreo e una musulmana, che diventano amici e condividono i loro segreti e le afflizioni.

Il 30 marzo 2010 gli Who hanno eseguito Quadrophenia presso la Royal Albert Hall, come parte della serie di 10 concerti del Teenage Cancer Trust, per raccogliere fondi contro i tumori e la leucemia nei ragazzi. Questa prestazione dell’opera rock ha visto le apparizioni di Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam, di Tom Meighan singer dei Kasabian, e di Tom Norris della London Symphony Orchestra.

Il 4 novembre 2011 Roger Daltrey e Pete Townshend, sempre in prima linea per quanto riguarda la lotta al cancro, hanno presentato il loro Daltrey/Townshend Teenager e Young Cancer Program Adult, presso il Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles, che sarà finanziato dagli stessi Who. Il lancio dell’associazione è stato seguito, il giorno dopo, da un evento di raccolta fondi, dove hanno partecipato anche Robert Plant e Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana, ora leader dei Foo Fighters.

Per il 2012 Roger Daltrey ha già annunciato che porterà in tour Tommy. A marzo lo storico singer degli Who arriverà anche in Italia per intraprendere 8 concerti. Da segnalare, nella band che lo accompagnerà, la presenza alla chitarra di Simon Townshend, fratello di Pete.


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