Quando la concorrenza è sleale, il divano è scomodo

Quando la concorrenza è sleale, il divano è scomodo.

Persone Pasquale Natuzzi
Luoghi Cina, India, Matera, Forlì
Organizzazioni Gruppo Natuzzi, Rai Tre
Argomenti economia, impresa, commercio, industria, finanza

04/gen/2012 14.06.42 Blog Network Contatta l'autore

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Made in Italy o Meid in Itali? In un mondo globalizzato come il nostro le imprese locali si trovano a fare i conti con concorrenti vicini e lontani. Molto spesso, però, la competizione sul mercato non è ad armi pari e la concorrenza sleale potrebbe non essere da cercare nelle lontane Cina o India, ma nel capannone del vicino.

È il caso dei mobili imbottiti italiani. Nei distretti  del divano, Forlì e Matera, molti grandi marchi del mobile imbottito non producono direttamente, ma si servono di terzisti. E fin qui niente di nuovo. Quello che fa la differenza in questo sistema è che una maggioranza sempre crescente di queste ditte è cinese.

Mentre le ditte italiane falliscono o mettono gli operai in cassa integrazione, i grandi marchi preferiscono aumentare i loro margini di guadagno appaltando le commesse ai cinesi, che vendono la merce a prezzi più bassi anche della metà. All’interno di capannoni fatiscenti, gli imprenditori cinesi fanno vivere e lavorare connazionali, spesso non in regola, senza nessuna tutela.

Da questa pratica derivano alcune pesanti conseguenze, che contribuiscono a creare una distorsione del mercato di settore, italiano e mondiale, che non giova all’economia del Paese in questo tempo di crisi. In primo luogo, imprenditori, artigiani e terzisti in regola vengono penalizzati dal mercato e sono più esposti al rischio di fallimento. In secondo luogo, il compratore acquista prodotti che hanno il marchio Made in Italy, ma non ha nessuna garanzia di qualità e di rispetto dell’etica.

A questo proposito l’imprenditore Pasquale Natuzzi, fondatore del Gruppo Natuzzi, che è leader della produzione e distribuzione del mobile imbottito nel Mondo, denuncia il problema della concorrenza sleale e le difficoltà dei produttori diretti.

Anche la trasmissione Report, in onda su Rai 3, si è occupata della cosiddetta Divanopoli nell’inchiesta “Una poltrona per due”. Nel reportage, vengono evidenziate le differenze tra ditte a produzione diretta e indiretta, e come queste ultime facciano spesso ricorso a terzisti stranieri senza scrupoli, che si servono di manodopera in nero e non qualificata.

Insomma, nella scelta di un prodotto bisogna stare molto attenti: possiamo sovvenzionare il vero Made in Italy o accontentarci di una sua sbiadita rappresentazione. Scegliendo un divano “a filiera corta”, il consumatore può sì acquistare un prodotto a un prezzo più basso, ma di qualità inferiore, per lavorazioni e materiali. Non solo: in questo modo, finanzia indirettamente degli evasori fiscali (il lavoro sommerso non è tassato) che fanno concorrenza sleale alle aziende in regola. Queste, poi, sono costrette a mettere i lavoratori in cassa integrazione (che poi paghiamo comunque noi contribuenti con le tasse).

Sofa matters: anche al divano bisogna applicare un consumo critico.

 

 

Guarda l’inchiesta di Report su Youtube. L’indirizzo del video è:

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