Premi della critica teatrale 2002: le motivazioni

10/apr/2003 03.53.29 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 

 

 

Comunicato stampa

 

 

PREMI DELLA CRITICA TEATRALE 2002

  

    Lunedì 7 aprile 2003, presso il Teatro Rossetti di Trieste, al termine dello spettacolo La mostra scritto da Claudio Magris, premiato la scorsa edizione e in scena per la prima volta con la regia di Antonio Calenda, si è tenuta la cerimonia di consegna dei Premi della Critica 2002 assegnati dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, alla presenza del Direttore Generale dell'ETI - Ente Teatrale Italiano Angela Spocci.

    Tali Premi, diversamente da quanto accade in riconoscimenti annuali consimili, intendono segnalare quegli artisti e quegli  eventi capaci di caratterizzare e valorizzare una linea di originale innovazione nella vita teatrale del paese sia sul versante della “tradizione”, sia su quello della “ricerca”, e nello stesso tempo di volgere lo sguardo anche verso quelle importantissime figure professionali che non vivono il teatro sulla scena, ma lo arricchiscono con la loro passione e le loro specifiche competenze e sensibilità: la traduzione di un testo, la fotografia, l’organizzazione di un progetto culturale, la pubblicazione di un libro accrescono spesso il panorama teatrale di nuove e più ardite sollecitazioni.

    I vincitori di questa edizione sono Sabato, domenica e lunedì (di E. De Filippo, regia di Toni Servillo, produzione Teatri Uniti - Teatro Stabile dell'Umbria), Fausto Malcovati, Giulia Lazzarini, Daniela Giovanetti, Manuela Mandracchia, Roberto Herlitzka, Luca Lazzareschi, Remondi e Caporossi, Maurizio Buscarino, Germano Mazzocchetti, Dramma Italiano di Fiume, Stefano Tomassini, Scena Verticale, Naufragi di don Chisciotte (di Massimo Bavastro, regia di Lorenzo Loris, produzione Teatro Out Off), Festa Internazionale del circo contemporaneo, Macbeth all'improvviso di Brunello-Molnar.

 

 

Le motivazioni:

 

GIULIA LAZZARINI  Questo non vuole essere un premio alla carriera. Troppo grande, importante, luminosa, la sua presenza nel teatro italiano che qualunque riconoscimento non sarebbe sufficientemente adeguato al quotidiano impegno di una vita teatrale assolutamente straordinaria. Con questo premio ssi intende semplicemente sottolineare e ricordare un magistero attorale sempre più intenso e limpido nella capacità che ha di regalare le proprie emozioni interpretative a un pubblico che ne rimane visibilmente contagiato. Le sue più recenti interpretazioni (Linda Loman in “Morte di un commesso viaggiatore” e Kate Keller in “Erano tutti miei figli”) entreranno a fare parte del patrimonio genetico di questi personaggi di donne forti la cui certezza scenica può risiedere in un semplice gesto, in uno sguardo, in un lampo accecante di vita, o in una malinconia mai rassegnata. Il suo avvenire scenico non sta solo dietro le spalle, è appena cominciato.

 

ROBERTO HERLITZKA  Attore straordinario e singolarissimo, testimone in scena di un teatro alla continua ricerca del suo senso nella contemporaneità, è diventato nel corso del tempo punto di riferimento costante per giovani generazioni di attori che in lui riconoscono un esempio fra i più seri e partecipi di un mestiere che spesso corre il rischio di appiattirsi nel facile conformismo.

Il mondo del teatro italiano è consapevole del fatto che senza la sua decisiva presenza molti testi di autori italiani d'oggi non avrebbero visto la luce del palcoscenico. Anche di questo noi critici, rabdomanti del teatro, gli siamo grati, come di tutte le occasioni che ci offre di guardare sempre con rispetto e rigore intellettuale alle cose del teatro, e con civile passione. Perchè il suo è certamente un "corpo d'attore", ma si sente che è un corpo che, in un'eduardiana essenzialità espressiva, sprigiona una divorante prova d'amore per la scena.

 

FAUSTO MALCOVATI Illustre e magnifico erede di una tradizione di studi di slavistica che in Italia vanta studiosi importanti, è riuscito a dare  originali e fondamentali contributi critici  e di ricerca alla conoscenza e alla trasmissione del teatro russo nell’editoria e sulle scene italiane. L’inesausto e preziosissimo lavoro di traduzione del teatro dei Maestri russi del primo Novecento è qualcosa che va oltre il mestiere del tradurre per porsi, in prima istanza, come affascinante modalità di scrittura critico-scientifica all’interno di un progetto culturale sempre più ampio e complesso, che mette insieme rigore filologico e creatività intellettuale, dove il teatro vale come necessaria estensione della vita, e come suo ineliminabile “doppio”.

 

MANUELA MANDRACCHIA  Da giovane attrice emergente a presenza certa, raffinata e ormai matura della scena italiana, Manuela Mandracchia, talento rivelatosi nel 1993 vincendo il Premio “Wanda Capodaglio”, è stata capace di misurarsi negli anni con crescente successo, e attraverso un policromo ventaglio di registri interpretativi, con gli autori più disparati, da Ibsen a Hugo, da Dostoevskij a Pirandello, da Goldoni a Calderon a Nabokov. Cresciuta al magistero di grandi della regia contemporanea come  Vassiliev e Arias, Manuela Mandracchia ha contemporaneamente avviato un intenso e proficuo sodalizio artistico con Luca Ronconi per il quale, da ultimo, ha interpretato, accanto a Mariangela Melato, Amore nello specchio del secentesco Andreini, calandosi nell’ambiguo ruolo di Lidia, regina in abito nero così teatralmente aggrovigliata e ansiosa nei suoi patologici ed erotici riflessi psichici, prima di svelare, recentemente, l’inquieta, sensibile figura del medico neurologo alle prese con l’ultimo addio alla madre morta nel bellissimo La memoria dell’acqua di Shelag Stephenson, con la regia di Massimiliano Farau.

 

DANIELA GIOVANETTI  La scena come  insistito e irrinunciabile laboratorio all’educazione e all’espressione teatrale. A scorrere la personale galleria dei personaggi interpretati viene fuori questa idea del lavoro d’attrice come costante apprendistato, come verifica continua delle proprie capacità attorali, in questo caso straordinarie per temperamento e duttilità scenica. Sempre all’altezza del ruolo, ora una fragile e intensa Antigone, nell’omonimo testo di Anouilh, ora tragica eroina di testi classici greci, o moderna, perfetta,  accattivante figura nel  recentissimo “Pallido oggetto del desiderio”, con la regia di Arias, Daniela Giovanetti si è oramai affermata come una delle più interessanti e sicure  professionalità d’attrice della scena italiana.

 

LUCA LAZZARESCHI  Se è mai possibile ricevere un premio anche solo per una sola interpretazione Luca Lazzareschi lo merita ampiamente per la forza, l’assoluta mancanza di enfasi e retorica , la sconvolgente e compulsava dialettica interiore con cui ha reso il personaggio di Chris Keller nello spettacolo Erano tutti miei figli. Attore di solidissima scuola, diretto da registi di primissimo piano, da stupendi attori-registi, e da registi giovani ma di grande talento con i quali provarsi per sfide tecnico recitative al limite dell’impossibile (pensiamo alle edizioni integrali dell’Odissea e alle Affinità elettive, dirette da Matteo Tarasco), mette al servizio della scena la sua intelligenza e una particolare sensibilità, priva di alchimie e affettazioni, che punta tutto su di una sorvegliatissima naturalezza, che lo porta a confrontarsi senza cedimenti, con i migliori attori della nostra scena, e a raggiungere momenti di straordinaria serietà e intensità emotiva che lo collocano fra i futuri protagonisti del teatro italiano.

 

MAURIZIO BUSCARINO La memoria del teatro: le fotografie di Maurizio Buscarino svelano,conservandone sempre il mistero, il confine fra verità e finzione, il volto, il corpo dell’attore e del personaggio, quel limite che sorprende, affascina, nuove opere d’arte  nate dallo sguardo che indaga l’operare artistico della scena. Rispecchiamenti e confronti interpretativi, verità del ricordo che è già nuova visione. Maurizio Buscarino è da tempo presenza fondamentale del teatro, fotografo eccelso, testimone che sa innamorarsi delle immagini che cattura con occhio vigile e analitico, ma, pur citando opere grandi come Il popolo del teatro o Kantor, il volume dedicato a Moni Ovadia e, recentissimo, Il teatro segreto sul teatro nelle carceri, qui fa piacere ricordare in particolare Per antiche vie: La giornata libera di un fotografo. In questo volume, edito da Leonardo Arte,  Buscarino affianca alle splendide immagini il racconto di un’esperienza teatrale attraverso la penisola; un libro che è un insieme di recensioni, spunti personali, ricordi, un eccellente affresco del teatro italiano contemporaneo con una scrittura diretta, incisiva, aderente con passione e lucidità ai diversi incontri.     

 

CLAUDIO REMONDI E RICCARDO CAPOROSSI  Tenaci nel proseguire la loro straordinaria ricerca artistica, una maturità colta, raffinata, assolutamente indispensabile al teatro italiano che spesso insegue troppo facilmente le novità che si consumano in fretta. Elementi figurativi di estrema preziosità e drammaturgia dell’assurdo: ricordando capolavori come Teatro, Spera, Rem&Cap e un periodo di lavoro separati, questi due artisti hanno realizzato, nuovamente insieme, di recente, il bellissimo e indimenticabile Sotterraneo, di un’astrazione che ha il carattere dolente della vita condensata beckettianamente, una visionarietà rarefatta e angosciosa, entrambi in scena affiancati da una presenza femminile, Maria Noemi Regalia. Casualità e sentimento della necessità come tutt’uno, domande che restano sospese, poesia e genialità.

 

GERMANO MAZZOCCHETTI Con le sue composizioni, con le sue musiche di scena ha inaugurato e  imposto un modo nuovo di intenderle e scriverle. Senza le sue “invenzioni” gli spettacoli a cui ha dato frasi musicali e suoni, sarebbero altra cosa. Artista di teatro completo, spesso dirige e suona dal vivo, riesce a coniugare musica “alta” e musica  “popolare” con soluzioni di grande, estrema orecchiabilità e raffinatezza, da fare esprimere (in occasione di un recentissimo incontro con gli studenti del Dams di Bologna) a Nicola Piovani, col quale peraltro ha spesso collaborato, un giudizio che vale più di una motivazione: “Germano Mazzocchetti, uno dei più sapienti e potenti autori di musica d’ oggi”.

 

STEFANO TOMASSINI: Stupiscono e affascinano sempre gli spettacoli di Stefano Tomassini, densi e barocchi, tra costumi d’epoca e versi di poesia, ma con soluzioni nello stesso tempo quasi astratte, geometrici giochi di vicinanze, gesti, movimenti, sguardi. Stefano Tomassini è studioso di danza, docente a Venezia, attore e regista: visionario e rigoroso, limpido e immaginifico, sempre in equilibrio tra tradizione e ricerca, riesce a creare opere di eccelsa qualità con la sua compagnia “Infidi Lumi” sapendo nello stesso tempo coinvolgere, da vero maestro, anche interpreti che non hanno scelto come professione il teatro: particolarmente importante la sua collaborazione con la Filodrammatica piacentina. Qui si ricordano in particolare La strage di Parigi, Maria Stuarda e i Masnadieri - ma anche, utilizzando più spazi dell’ex Centrale Enel di Piacenza, uno straordinario allestimento del Ventaglio goldoniano.   

 

DRAMMA ITALIANO DI FIUME- RIJEKA  Unico Teatro Stabile Italiano al di fuori dei nostri confini, tiene vivo da numerosi decenni il segno e la presenza viva ed attuale della cultura italiana in una zona dove - di fatto - questa è divenuta marinale e “straniera”, sebbene questa presenza non sia stata cancellata. Sul piano strettamente teatrale, il Dramma è saputo diventare un porto in cui approdi il teatro italiano attuale, sia come autori che come registi, grazie anche alla attenta e appassionata direzione di Sandro Damiani, che svolge un importantissimo lavoro di collegamento e collaborazione col mondo teatrale italiano che ha permesso agli spettacoli di affacciarsi anche sui nostri palcoscenici, con  esperimenti coraggiosi che meritano d’esse re ripetuti e seguiti sempre con maggiore attenzione.

 

NAUFRAGI DI DON CHISCIOTTE  Due cavalieri senza meta usciti dai corridoi delle Asl per sfidare tra logica e delirio i mostri e i draghi della mente. Due emarginati pronti alla sfida con un nostro quotidiano fatto di rifiuti e chiusure; due scarrozzanti profughi della vita alla ricerca di una libertà da se stessi e dal loro immaginario malato in una città labirintica e senza sbocchi che ha più i tratti di uno spazio mentale. Così ci appare, in un crescendo commovente, la dolorosa “via crucis” dei due protagonisti, buffi eroi di una “Mancha” quotidiana. Lo spettacolo, firmato con sobria tenerezza, tra epica e  astrazione, da un regista tra i più sensibili della nuova scena come Lorenzo Loris, e prodotto da un organismo da sempre attento alla nuova drammaturgia come il “Teatro Out Off” di Milano (nelle ultime stagioni anche “La seconda eclissi” di Roberto Traverso e “Bruciati dal ghiaccio” di Asmussen), segnala un meritorio, coraggioso modello di imprenditorialità teatrale e di investimento culturale che privilegia le nuove tendenze della scrittura.

 

SABATO, DOMENICA E LUNEDI’ Ricerca e tradizione meravigliosamente coincidono in questo spettacolo, che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, del valore e della sopravvivenza del teatro di Eduardo “dopo Eduardo”. Impeccabile la regia di Toni Servillo. Magnifici tutti i suoi straordinari interpreti. Tolto dalla sua cornice storico-popolaresca, il testo di Eduardo De Filippo permette al regista una perfetta costruzione delle varie scene, personaggi di eccezionale vitalità fatti rivivere attraverso tre diverse generazioni d’attori. Una commedia che diventa moderna per la capacità di un’intera Compagnia a tenere insieme, con sapienza e abilità, il banale quotidiano e una irrefrenabile geometria dei sentimenti. L’assoluto equilibrio scenico e drammaturgico dello spettacolo appare il segreto di una rappresentazione, che nella lucentezza di un deciso taglio interpretativo, lascia intravedere in filigrana, senza nostalgia, anche l’immagine di un teatro all’antica, ma vitale e presente totalmente contemporaneo.

 

La FESTA INTERNAZIONALE DEL CIRCO CONTEMPORANEO di Brescia, ideata e diretta da Gigi Cristoforetti nel 2000, ha conquistato fin dalla prima edizione un posto di assoluto rilievo nel contesto del teatro italiano. Alla Festa si deve la scoperta, da parte degli operatori e del pubblico, del Nuovo Circo, un ambito di ricerca diffuso da quasi trent’anni in tutto il mondo, ma rimasto quasi sconosciuto in Italia.

Nel Nuovo Circo l’arte circense incontra la danza, la musica, spesso anche la parola, in uno spazio nuovo e secondo ritmi e accenti inediti. L’importazione delle più qualificate esperienze straniere ha coinciso con il deciso sostegno alle prime produzioni italiane e al tentativo di elaborare una prima riflessione storico-critica sull’argomento. Ma il festival bresciano si segnala all’attenzione - e ottiene il Premio della Critica 2003 - anche per altri motivi. Ha mostrato, ad un teatro italiano un po’ impigrito, che ci sono ancora confini da superare e territori da esplorare. Ha dimostrato che è possibile organizzare un festival intellettualmente vivo, ricco sul piano spettacolare, popolare per l’affluenza del pubblico, in grado di coinvolgere spettatori di ogni età, ceto sociale e livello d’istruzione. Ha mobilitato nuove risorse, energie ed interessi sul teatro. Infine, ha aperto un luogo di confronto fra le arti della scena, creando le condizioni perché tale confronto avvenga al più alto livello di qualità possibile.

 

MACBETH ALL'IMPROVVISO Assegnando il Premio della Critica 2003 a Macbeth all’improvviso di Gigio Brunello e Gyula Molnar, l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro rivolge per la prima volta la sua attenzione al teatro di figura, e intende con questo non tanto riparare a un’ingiusta omissione, quanto sollecitare una maggiore attenzione verso quegli ambiti della scena che, spesso, sono a torto considerati minori.

Macbeth all’improvviso dimostra che - accanto a un teatro cosiddetto “maggiore” e a un teatro di ricerca ormai “ufficiale” - esiste una forma di spettacolo capace di ottenere successo presso fasce di pubblico molto diverse per età e istruzione, aperta alle concezioni più moderne della scena, naturalmente sensibile agli scambi tra differenti discipline artistiche, in grado di ibridare la tradizione dei burattini e dei canovacci della commedia dell’arte con la sperimentazione drammaturgica e attorale. Nello spettacolo, che unisce due artisti originali e dalla forte personalità come Brunello e Molnar, tutto questo avviene con la leggerezza dell’ironia e la complicità di un sorriso. E anche questo è un merito.

 

SCENA VERTICALE Nell’arco di dieci anni, Scena Verticale ha compiuto una graduale ma costante ascesa, che, da giovane promessa della scena italiana, ha trasformato la compagnia di Castrovillari in una delle realtà più affidabili. A motivare la scelta di assegnare al gruppo calabrese il Premio della Critica 2003 non sono solo gli spettacoli realizzati - da La stanza della memoria a De-viados, fino alla trilogia di derivazione shakespeariana formata da Hardore di Otello, Amleto, ovvero cara mammina e Kitsch Hamlet - ma è soprattutto la qualità del progetto artistico e culturale nel cui contesto essi sono inseriti.

Le produzioni - che comprendono anche un ampio repertorio per ragazzi, e legano la ricerca formale sul linguaggio alla capacità di esprimere una posizione sui tempi che viviamo - sono parte di un’attività d’ampio respiro, che costituisce un punto di riferimento in Calabria, in una delle zone italiane dove più si dirada la rete produttiva e distributiva. Il lavoro di Scena Verticale adempie una funzione al tempo stesso di aggiornamento della cultura locale e di contributo al movimento teatrale complessivo. Ne è prova “Primavera dei teatri”, un festival giovane ma prezioso, in cui gruppi, critici, artisti e intellettuali incontrano un pubblico curioso, ampio, giovane e entusiasta, ricreando le condizioni di scambio e confronto che rigenerano la società teatrale.

 

 

 

 

ANCT

Associazione Nazionale dei Critici di Teatro

Paolo Maier

Responsabile della comunicazione

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