Bon Jovi. Gli anni ’90 e il cambio di stile

22/mar/2012 09.40.14 Blog Network Contatta l'autore

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Quando i media stavano già annunciando la fine del gruppo, ecco che nel 1992 è approdato nei negozi il quinto album dei Bon Jovi, intitolato. Keep The Faith. L’album presenta un sound meno hard rispetto ai lavori precedenti, con testi maturi che non puntano più solo ai teenager, ma tendono ad un pubblico più vasto.

Anche il look è cambiato: capelli corti e abiti più sobri, mentre quelli glam sono stati sistemati per sempre in soffitta. Tutto questo è stato fatto anche per tentare di difendersi dalla marea sonora causata dal grunge. A causa della svolta, però, questo disco ha perso qualche fans, anche se ha venduto abbastanza bene ugualmente.

I punti di forza di Keep The faith sono la title track e, soprattutto, la romantica Bed Of Roses, della quale si è ampiamente parlato nell’articolo dedicato alle power ballads . Quindi il bellissimo pop-rock di In These Arms, brano incentrato sul tema dell’amore eterno, la potente opening track I Believe, l’orecchiabile I’ll Sleep When I’m Dead, l’altra ballata d’atmosfera I Want You e Dry County, canzone dai toni epici, che tratta il tema del fallimento dell’industria petrolifera americana. Con i suoi quasi 10 minuti è questo il pezzo più lungo scritto dai Bon Jovi.

Due anni più tardi è stato pubblicato il primo The Best del gruppo, Cross Road, nel quale trovano spazio anche un paio di inediti, Someday I’ll Be Saturday Night e, soprattutto, Always, ballata struggente che è balzata al primo posto delle classifiche di mezzo mondo.

Nel 1995 il bassista Alec John Such ha abbandonato i compagni. Al suo posto Jon ha chiamato Hugh McDonald, che aveva già suonato con lui ai tempi di Runaway. Lo stesso anno è stato dato alle stampe These Days, il quale ha proseguito la maturazione iniziata con Keep The Faith.

Il nuovo album si apre con la bellissima Hey God, in cui si narrano le vicende di alcune persone che, giunti al culmine della disperazione a causa della sfortuna, chiedono aiuto al Padre Eterno. Quindi la title track, probabilmente la più bella dell’album, ma anche la più cupa, le tre struggenti ballads, Lie To Me, l’acustica (It’s Hard) Letting You Go e This Ain’t A Love Song. E ancora Something For The Pain, Damned, la blueseggiante Hearts Breaking Even e la tranquilla Diamond Ring.

Com’era già accaduto nel 1988, anche questa volta, terminato l’estenuante tour, la band si è presa una pausa di riflessione. Jon ne ha approfittato per realizzare il suo secondo album solista, Destination Anywhere, e ha lavorato anche come attore in diverse pellicole.

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