SMI-LAZIO ALL'ORDINE DEI MEDICI DI ROMA: ISTITUIRE TAVOLO PARITETICO TRA MEDICI E ISTITUZIONI PER LA RIORGANIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DEL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (TSO)

05/giu/2012 16.24.14 Smi Contatta l'autore

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              COMUNICATO STAMPA

 

 

 

SMI-LAZIO ALL’ORDINE DEI MEDICI DI ROMA: ISTITUIRE TAVOLO PARITETICO TRA MEDICI E ISTITUZIONI PER LA RIORGANIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DEL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (TSO)

 

 

(Roma, 5 giugno) - Un Tavolo paritetico tra medici e istituzioni per riorganizzare e mettere fine alle criticità relative all’erogazione del Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) nell’area di Roma e provincia. E’ la richiesta avanzata dalla delegazione del Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) ai vertici dell’Ordine dei Medici di Roma, in occasione del workshop organizzato dalla Società scientifica “Siameg” e patrocinato dallo Smi-Fvm Lazio, dal titolo: “Medici in prima linea”. «A Roma le procedure per il “Tso”, previste dalla normativa nazionale, non sono seguite a causa della complessità dell’area metropolitana - ha dichiarato Pina Onotri, segretario organizzativo regionale Smi-Lazio e responsabile nazionale del servizio di Continuità Assistenziale -  Tale complessità innesca disorganizzazione tra tutti gli attori del sistema, ovvero: sanitari, forze dell’ordine, volontari (etc.); i quali dovrebbero, invece, lavorare in totale sinergia. Basti pensare che, nella sola aria metropolitana di Roma, per quanto concerne il servizio di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), si eseguono  circa 1.000 procedure per “Tso” all’anno. Il tutto gestito in maniera a dir poco approssimativa, senza garanzie per l'utente e con rischi medico-legali per gli operatori sanitari. Per questo è necessario instaurare una stretta collaborazione tra medici e istituzioni, nell’interesse del soggetto debole. Necessità che lo Smi-Lazio ha esposto all’Ordine dei Medici di Roma affinché, chi di dovere, dia il placet per un Tavolo paritetico non più rinviabile», ha concluso Pina Onotri. «In tutto il territorio regionale lo psichiatra dei Centri di Salute Mentale (Csm), può essere interpellato, in prima istanza,  dagli operatori del 118/Ares, dai vigili urbani, dalle forze dell’ordine, dai medici di medicina generale o dai familiari del paziente; cioè senza “triage medico”».  Ha aggiunto Gianmarco Polselli, psichiatra e vice presidente Smi-Fvm Lazio, il quale ha spiegato come, «nelle Asl provinciali e della provincia di Roma, l’eventuale “Tso” viene effettuato dopo l’ordinanza del Sindaco, una  procedura, spesso, molto lunga. Mentre, nell’area di Roma, il soggetto viene portato in pronto soccorso  ed eventualmente sottoposto a terapie farmacologiche, previa proposta di un  medico territoriale. Altrettanto preoccupante è il trattamento terapeutico dei pazienti cosiddetti “agitati”, spesso sconosciuti, a cui non è ovviamente possibile fare esami ematochimici e, per i quali, una terapia in loco potrebbe risultare imprudente o poco appropriata». Pertanto Gianmarco Polselli ha concluso:«Si tratta, quindi, di iter confusi e complessi che meritano un’attenta analisi ed un urgente restyling dei processi strettamente organizzativi». 

 

 

Ufficio Stampa Smi-Lazio:

 

Elisabetta Menga

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