SMI-LAZIO, ASL ROMA E: INDEGNE E PERICOLOSE LE CONDIZIONI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA' ASSISTENZIALE. MEDICI PR ONTI A PROCLAMARE STATO DI AGITAZIONE

19/giu/2012 13.51.19 Smi Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

 

SMI-LAZIO, ASL ROMA E: INDEGNE  E PERICOLOSE LE CONDIZIONI DEL SERVIZIO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE.

 

MEDICI PRONTI A PROCLAMARE STATO DI AGITAZIONE

 

 

(Roma, 19 giugno) - Ratti, sporcizia, degrado e mancanza di sicurezza. Queste le condizioni in cui versano le strutture sanitarie di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), ubicate nella Asl Roma E*. A nulla sono valse, finora, le segnalazioni e le proteste dei medici addetti al servizio, indirizzate ai vertici dell’Azienda sanitaria. «I sanitari sono costretti a condividere l’ambiente di lavoro in condizioni di totale promiscuità. Basti pensare che, l’utenza, ha libero accesso ai presidi a qualunque ora del giorno e della notte. E, spesso, durante le ore notturne, alcune colleghe lavorano, da sole, in strutture completamente isolate e prive di qualunque sistema di sicurezza, con tutti i rischi del caso», denuncia Pina Onotri, segretario organizzativo regionale Smi-Lazio e responsabile nazionale del servizio di Continuità Assistenziale, che aggiunge: «E’ impensabile che i camici bianchi debbano lavorare in situazioni di degrado e disagio; dove sporcizia, invasione di ratti e mancanza di sicurezza regnano sovrane. Eppure parliamo di un servizio indispensabile; ovvero dell'unico front-office territoriale che garantisce assistenza alla popolazione, quando gli uffici Asl, i servizi sociali e gli studi dei medici di famiglia sono chiusi». Secondo Pina Onotri una eventuale soluzione potrebbe essere quella della cosiddetta “domiciliazione in servizio attivo”.In sintesi: «I medici vengono allertati direttamente al loro domicilio dalla Centrale operativa del servizio di Continuità Assistenziale (come previsto dai contratti di lavoro), la quale smista le telefonate ed indica ai camici bianchi il domicilio del paziente a cui prestare assistenza. Con questo sistema il servizio è più adeguato, i professionisti lavorano con più dignità e sicurezza (ricordiamo che circa il 90% delle aggressioni avviene proprio nelle postazioni). E, inoltre, è una soluzione a costo zero per l'Azienda sanitaria. Auspichiamo che tale ipotesi possa essere valutata dai vertici della Asl Roma E, al fine di garantire un servizio decoroso per medici e pazienti». Quindi Pina Onotri conclude: «Ma, nel caso la situazione restasse invariata, lo Smi-Lazio è pronto a proclamare, in tempi brevi, lo stato di agitazione presso la Asl competente».

 

 


 

 

 

Smi-Lazio Ufficio Stampa

 

Elisabetta Menga

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