Pannelli fotovoltaici trasparenti: la rivoluzione arriva dalla California

09/ago/2012 12.02.02 Blog Network Contatta l'autore

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Dimenticatevi il blu o il nero tipico del colore dei pannelli fotovoltaici: un team dell’Università della California – Ucla ha sintetizzato un polimero organico trasparente in grado di produrre elettricità. Quello che potrebbe essere considerato a tutti gli effetti “il Santo Graal” della ricerca sul fotovoltaico potrebbe soppiantare, nel giro di pochi anni, i pannelli al silicio che tutti noi ben conosciamo.

Le implicazioni della scoperta (una volta commercializzata su larga scala) sono pressoché infinite: i pannelli fotovoltaici di nuova generazione potrebbero essere sovrapposti alle finestre degli edifici, potrebbero ricoprire i tetti delle case nei centri storici sottoposti a vincoli paesaggistici (e l’Italia ne è piena). Inoltre, il materiale innovativo annunciato dall’Ucla permetterebbe un impiego estremamente più versatile rispetto al silicio: potrebbe essere applicato addirittura con un semplice spray, che andrebbe a coprire muri o finestre già esistenti. Ancora, potrebbe essere applicato alle automobili già esistenti, o agli aereoplani, o anche ai dispositivi mobili come cellulari e laptop.

La caratteristica innovativa del materiale è di non catturare tutta la banda della luce come fanno i pannelli di silicio, che per questo devono essere scuri. Il polimero californiano si limita ad assorbire i raggi infrarossi della luce solare, senza ostacolare le altre frequenze. Ciò consente da un lato di avere una pellicola praticamente trasparente, dall’altro di assorbire i raggi infrarossi, principali responsabili del trasferimento di calore attraverso la luce. Ciò vuol dire, ad esempio, che se posti sulle finestre di un edificio i nuovi pannelli trasparenti consentirebbero anche di isolare termicamente l’edificio in estate, facendo risparmiare sull’uso dei condizionatori, senza però creare ambienti bui. Anche il metallo che funge da conduttore è invisibile a occhio nudo: ciò è possibile perché i filamenti metallici sono sottilissimi, dello spessore di soli 0,1 micron (un millesimo dello spessore di un capello).

Ovviamente, il fatto che il polimero assorba soltanto la parte infrarossa della luce riduce la resa rispetto ai normali pannelli in silicio. Il team del California Nanosystems Institute, guidato dal professore Yang Yang, ha stimato di riuscire attualmente a catturare soltanto il 6% dell’energia solare, rispetto all’11-12% dei pannelli tradizionali. Tuttavia, le prospettive di espansione sono sensibili: “La resa può essere due o tre volte superiore – dice Yang – nel giro di 3-5 anni dovremmo essere in grado di superare la soglia del 10%”.

Fonte: Los Angeles Times

 


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