F. Taranto (DESTRA PER L'ITALIA - Patria e Tradizione) LO STRANO MODO DI TRATTARE DELLA SINISTRA

legislatura e si sono consumati i riti dell elezione dei

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10/mag/2006 08.04.00 Destra per l'Italia Contatta l'autore

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Spett.le Redazione

Inviamo l’allegato intervento con cortese preghiera di pubblicazione.

Ringraziamo anticipatamente per il rilievo che vorrete attribuire ad esso.

Distinti saluti

 

Fabrizio Taranto

Presidente Nazionale

Destra per l’Italia – Patria e Tradizione

 

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rif. 335\287104

 

LO STRANO MODO DI TRATTARE DELLA SINISTRA.

In due casi su tre i comunisti alla guida delle Istituzioni

di Fabrizio Taranto

Presidente Nazionale di “ Destra per l’Italia – Patria e Tradizione

www.destraperlitalia.itwww.patriaetradizione.it

 

 
 

                         

 

 

E’ iniziata questa nuova legislatura e si sono consumati i “riti” dell’elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento; la circostanza vuole che ad essi si aggiunga l’importantissimo “passaggio” dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

 

Non è un mistero ormai per nessuno che l’Italia uscita dalle urne sia un Paese diviso in due: non solo per la distribuzione geografica del voto, la quale ammette qualche importante eccezione al meccanismo nord - sud, ma soprattutto per la netta ed equanime suddivisione dei voti fra centrodestra e centrosinistra.

Anzi, diremmo noi che siamo sicuramente e orgogliosamente “di parte”, con una leggerissima prevalenza del primo sulla seconda se si vanno ad esaminare i numeri dei suffragi al Senato e non solo, perché anche il voto per la Camera dei Deputati avrebbe avuto ben altro esito se non ci fossero stati in giro per l’Italia alcuni dichiarati “anti-comunisti” protagonisti di liste autonome, da tutto e da tutti, che hanno di fatto sottratto al centrodestra almeno un centinaio di migliaia di voti, come accaduto in Veneto e non solo.

 

Una situazione dunque che dovrebbe indicare a chiunque si accinga a governare un Paese “diviso”, prudenza e “attenzione” alle istanze dell’altra “metà” dell’elettorato, quanto meno addivenendo ad una sintesi per l’elezione delle più alte cariche dello Stato e, se non altro, facendo prevalere le rappresentatività più moderate del proprio schieramento.

 

Sia ben inteso che non siamo tra quelli che auspicano “grosse coalizioni” o governi di “unità nazionale”: chi, per matematica o per “ventura” - in questo caso riteniamo più la seconda che la prima – ha avuto l’indicazione di governare, governi, se ci riesce.

 

Quando però si discute delle cariche istituzionali che rappresentano l’Italia, anche all’estero, il discorso diventa più delicato: allora la ricerca di convergenze avrebbe avuto sinceramente un significato non solo molto più profondo e lungimirante, ma soprattutto di maggiore rispetto di una parte dell’elettorato che non può riconoscersi - e riconoscere le proprie istanze - in certi rappresentanti e in quanto la loro storia rappresenta.

 

Ecco perché la situazione avrebbe richiesto molta più disponibilità di quella dimostrata dal centrosinistra, se non altro nella proposizione di una rosa di nomi, anche e soprattutto per la Presidenza della Repubblica, sui quali trovare la convergenza più ampia, anziché trincerarsi nella logica un po’ arrogante del “prendere o lasciare”, dietro la foglia di fico delle schede bianche.

 

Invece questa coalizione “forse di governo” è dominata al suo interno dalla sinistra: era chiaro dall’inizio – ed era stato detto in campagna elettorale -  che questa riedizione dell’Ulivo avrebbe posto, al suo interno, i moderati all’angolo.

 

Puntualmente è giunta la conferma: Prodi relegato ad un ruolo poco protagonista e sempre meno “pesante”, mentre tutto viene deciso dalle segreterie dei partiti con grande preponderanza della sinistra e nomi di sinistra, quasi solo nomi di sinistra, che “girano” per le alte cariche dello Stato, con il risultato che l’Italia sarà rappresentata - in due casi su tre - da comunisti, attuali, “ex”, “post” che dir si voglia, ma sempre con una storia di comunismo alle spalle o addirittura nel proprio presente politico.

 

Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica non resta che attendere questa sinistra alla prova di governo, a cominciare dai risicati numeri su cui potrà contare al Senato: una coalizione che dovrebbe reggersi su senatori provenienti da mezzo mondo e “a vita”, anzi, da oggi, con un Napolitano in meno.

 

 

 

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