Pinocchio a E'grandEstatE 2003

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09/lug/2003 17.55.57 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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E'grandeballetto

Pinocchio

burattino senza fili

musiche Edoardo Bennato

con Alessandro Vigilante

coreografia Claudio Ronda

scena e costumi Ivan Stefanutti

assistente alla coreografia e maître Pia Russo

assistente alle scene e ai costumi Giulia Zuolo

Compagnia Fabula Saltica

 

Parma, Piazzale della Pilotta,

giovedì 10 luglio 2003 ore 21.30

 

       

        “Pinocchio è un modo di vedere il mondo. Questo eroe minuscolo, piccolo e trasgressivo, in lotta eterna contro le consuetudini e la legge, contro il catechismo dell’ordine, in continua fuga, in bilico tra il riposo nell’esperienza e il capriccio dell’avventura, la quiete di orizzonti limitati e l’ansia di evasione è la metafora della purezza in perenne conflitto col mondo gretto e malvagio di un’umanità senza sogni. Pezzo di legno, attratto da un “disordine” più avventuroso, dalla sete di libertà, con i suoi errori sintetizza la fatica del vivere nel meraviglioso mondo del possibile e dell’incerto”. Claudio Ronda, danzatore e coreografo, fondatore della Compagnia Fabula Saltica, presenta così la sua creazione ispirata al racconto di Carlo Lorenzini battezzatosi nel nome del paese di cui era originaria la madre, Collodi. Dal linguaggio della parola a quello della danza, le vicende del piccolo protagonista dalla testa di legno prenderanno vita giovedì 10 luglio 2003 alle ore 21.30, nell’anno in cui si celebrano i 120 anni dalla pubblicazione in volume (Pinocchio era stato in origine pubblicato settimanalmente sul "Giornale dei bambini" nel 1881), nel teatro all’aperto di Piazzale della Pace per il secondo appuntamento con E’grandEstatE, la rassegna di musica danza, teatro organizzata dalla Fondazione Teatro Regio di Parma con il sostegno di Esselunga.

        “Di fronte a questo libro in cui ogni parola è scritta per nascondere altre innumerevoli parole, in questo racconto ricco di incongruenze, fitto di misteri e di invenzioni dominati apparentemente solo dal “caso”, abbiamo cercato un parallelo col gioco. Fra quelli della più antica tradizione popolare, il gioco dell’oca rappresenta una metafora del vivere sociale: con un inizio e una fine, la presenza della natura e degli animali, l’impedimento al movimento, i pericoli, il caso e soprattutto il viaggio labirintico dell’esistenza con le sue imprevedibili direzioni. L’innescarsi degli eventi nella favola così come nel gioco rappresenta un vero e proprio labirinto virtuale, una partita con il non certo, il caso, lo smarrimento che l’eroe è destinato a superare. A rendere più intrigante la nostra partita si è aggiunta la possibilità di potersi ispirare al segno grafico e alle immagini di uno dei grandi illustratori delle Avventure di Pinocchio, quelle di Benito Jacovitti. Attraverso la sua ironia ogni passaggio, ogni momento diventava di più facile comprensione e al tempo stesso di stimolo per la nostra fantasia”.

        A dare vita in scena a questo jacovittiano burattino senza fili sarà Alessandro Vigilante, giovane e talentuoso danzatore ventiduenne, conosciuto dal pubblico televisivo che ha potuto apprezzarne le doti di ballerino nella prima edizione di Saranno Famosi di Maria De Filippi, ove, per la seconda volta nella sua giovane carriera, ha interpretato il ruolo di Pinocchio, un personaggio cui sente di somigliare in molti aspetti. Con lui i danzatori della Compagnia Fabula Saltica, nei costumi di Ivan Stefanutti, che firma anche le scene.

        I passi di Alessandro Vigilante sulle coreografie di Claudio Ronda daranno corpo ai brani di Burattino senza fili, memorabile incisione di Edoardo Bennato del 1977, punto musicale di riferimento per questo spettacolo, sintesi di tutto quanto maturato negli anni precedenti dal cantautore. “La favola di Pinocchio - scrive Bennato - diventa un mezzo assai efficace per parlare alla gente semplificando i discorsi, senza apparire saccenti come il grillo parlante. In questa chiave Mangiafuoco è il potere, che ti lega ai suoi fili appena nasci e ti governa a suo piacimento. Il gatto e la volpe sono i suoi consapevoli o inconsapevoli servi. Con beffarda ironia, il cantautore si interroga su chi sono i buoni e chi sono i cattivi. È la dichiarazione di un gioco che sopravvive e continua anche quando ne scopri le regole, dove solo il buon senso e l'istinto femminile (quello di una fata) rimangono l’unico punto di riferimento nella confusione e nello sbandamento generale.

        “…Ogni favola è un gioco ed è vera soltanto a metà, ci avvisa Bennato e mai come in questa favola, dove la menzogna sembra essere un motivo ricorrente. La lotta con la menzogna - prosegue Ronda - è dura, è un lento percorso nel quale Pinocchio impara a misurarsi e relazionare, è la menzogna su cui si regge un sistema, dove diventa necessario imparare a leggere, come suggerisce Collodi, (a leggere il “mondo”).

Come finirà il nostro Pinocchio? Chi può dirlo. In aiuto ci viene la risposta che Collodi diede ad Ermenegildo Pistilli che gli chiedeva come mai il burattino si trasformava in un bambino con i capelli castani e gli occhi celesti, Carlo Lorenzini (Collodi) rispondeva: “ Sarà, ma io non ho memoria d’aver finito a questo modo” e le parole di Bennato in È stata tua la colpa hanno allora il sapore amaro di uno sberleffo è stata tua la scelta allora adesso che vuoi? / sei diventato proprio come uno di noi / prima eri un buffone, un burattino di legno / ma adesso che sei normale / quanto e' assurdo il gioco che fai!

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Paolo Maier
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