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22/lug/2003 18.03.18 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Un bel....
NOI CHIEDIAMO di Salvetti.
Noi chiediamo...
di Guido Salvetti

Le informazioni che qui vengono raccolte possono ben mostrare quanto sia
complesso il lavoro che stiamo compiendo per fornire ai giovani una
formazione solida e una vera prospettiva professionale. Alle forze
politiche e sindacali, alle fondazioni e alle associazioni, alle strutture
produttive e finanziarie, alla stampa e all'informazione radio-televisiva
noi chiediamo di acquisire coscienza della funzione che un'istituzione
come il Conservatorio di Milano, anche per la sua grande tradizione, può
svolgere in termini di crescita culturale e civile della "Città".
Poco, del resto, si sarebbe potuto fare sulla via del rinnovamento se
questa Città non fosse intervenuta a sostegno del suo Conservatorio nei
momenti cruciali della sua storia: prendiamo, come emblema, il vasto
impegno per la ricostruzione dell'edificio e delle sue sale da concerto
dopo i bombardamenti del 1943. Poco si sarebbe potuto fare anche negli
ultimi anni se non si fosse stesa una rete di attenzione, di
collaborazione, di simpatia: il segno più evidente è la varietà e la
"novità" del pubblico che accorre ai concerti dei nostri giovani. Noi
chiediamo, ora, un intervento ancor più impegnativo: la trasformazione in
atto, innescata dalla legge di riforma, abbisogna del contributo e della
partecipazione di tutti.

Agli studenti noi chiediamo la più convinta adesione al rinnovamento. Il
Conservatorio di Milano, già oggi, è ben lungi dall'essere soltanto un
edificio dove si impartiscono, con soldi pubblici, lezioni sostanzialmente
individuali e private: abbiamo lavorato perché esso diventasse soprattutto
luogo di incontro, di confronto, di invenzione, di collaborazione, di
ricerca. Dovremo lavorare perché diventi sempre di più un laboratorio per
la professione musicale, anzi per le molteplici professioni musicali
possibili nel mondo attuale.

Qui viene documentato un lavoro collettivo, sostenuto dalla generosa e
competente collaborazione di un grande numero di docenti. Noi chiediamo ai
docenti un grado di partecipazione e di responsabilità non confrontabile
con il passato. A coloro che hanno più spiccate doti organizzative e
relazionali, si richiede una fin defatigante partecipazione al
funzionamento della struttura gestionale. A tutti si chiede la
disponibilità alla revisione continua dei metodi e dei contenuti del
proprio insegnamento, per renderli al meglio funzionali ai nuovi contesti.
Si chiede, cioè, la generosità intellettuale di chi sa rimettere in
discussione le proprie certezze, e sa riconoscere che, nella propria
competenza, ci sono segmenti ancora da costruire, o almeno da rafforzare.

Le buone intenzioni non valgono nulla se non si posseggono gli strumenti
sufficienti per realizzarle. Noi chiediamo agli impiegati di voler
continuare a compensare con la dedizione e la disponibilità al lavoro
l'incredibile esiguità del loro numero. E ai collaboratori scolastici di
voler continuare a svolgere mansioni importanti, anche presso la
biblioteca: senza questa loro disponibilità, infatti, avremmo chiuso il
Conservatorio da decenni ...

Al Ministero noi chiediamo soprattutto di fare un passo indietro. Noi
chiediamo quell'autonomia che i conservatori sono rimasti gli unici a non
possedere, ultimi rispetto persino alle scuole materne, non diciamo
all'Università! Sorregga, il ministero, il percorso verso l'autonomia,
limitandosi a fornire poche norme, ma inequivocabili. E' giunto il tempo
per un ministero leggero, e proprio per questo più autorevole. Un
ministero di indirizzo, di stimolo e di controllo.
Gli ordinamenti didattici che il Conservatorio di Milano si sta dando,
utilizzando ancora lo strumento precario della "sperimentazione", sia la
migliore dimostrazione dei benefici effetti dell'autonomia intesa come
valorizzazione e incremento delle risorse che ognuno possiede. E Milano ne
possiede, sicuramente, in grande misura.



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