PSICHIATRIA E DEONTOLOGIA

05/ago/2006 10.43.00 stampa ccdu Contatta l'autore

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Quando una persona viene danneggiata da alcuni trattamenti a volte non se la sente di esporsi ulteriormente per combattere ciò che per lei è stato deleterio.

E' il caso di un uomo, A.C., che nel 2005 si è rivolto al medico di base chiedendo accertamenti allo stomaco in quanto accusava disturbi. Gli viene prescritto un farmaco per lo stomaco e, poiché l'uomo aveva espresso di aver avuto delle sensazioni di affanno e necessità di uscire all'aperto, nella prescrizione vengono inclusi anche due tipi di psicofarmaci, senza effettuare analisi.

La decisione è stata non assumere gli psicofarmaci. Qualche tempo dopo, siamo nel 2006, A.C. accusa nuovamente i sintomi di ansia e agitazione che lo inducono a rivolgersi ad un primario di psichiatria, presso un noto ospedale milanese, il quale gli prescrive due psicofarmaci diversi dai precedenti. Il primo giorno di assunzione di uno di questi psicofarmaci ha un incidente andando contro un muro con la sua auto tutto da solo, immediatamente seguono: difficoltà di parola, sonnolenza continua, difficoltà di scrittura e mancanza di memoria per fatti accaduti nella giornata stessa, difficoltà alla guida dell'auto.

Dopo due settimane dall'assunzione di questo psicofarmaco A.C. chiede aiuto ad un medico che esaminato il caso decide di sospendere gradualmente l'assunzione del farmaco. Dopo tre mesi A.C. ha ancora difficoltà con la guida dell'auto, difficoltà a gestire bene il movimento di una mano e quindi non può scrivere e non può lavorare, difficoltà di parola perché incespica, difficoltà di memoria e perdita dell'equilibrio. Ancora oggi quest'uomo è colto da sonnolenza tanto che mentre parla con le persone tende ad addormentarsi. Tutti questi sintomi non erano presenti prima dell'assunzione dello psicofarmaco, ma sono avvenuti immediatamente dopo l'assunzione dello stesso.

L'articolo 18 - Competenza professionale - del Codice Medico Deontologico recita: "Il medico deve garantire impegno e competenza professionale, non assumendo obblighi che non sia in condizione di soddisfare. Egli deve affrontare i problemi diagnostici con il massimo scrupolo, dedicandovi il tempo necessario per un approfondito colloquio e per un adeguato esame obiettivo, avvalendosi delle indagini ritenute necessarie. Nel rilasciare le prescrizioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative deve fornire, in termini comprensibili e documentati, tutte le idonee informazioni e verificarne, per quanto possibile, la corretta esecuzione. Il medico che si trovi di fronte a situazioni cliniche, alle quali non sia in grado di provvedere efficacemente, deve indicare al paziente le specifiche competenze necessarie al caso in esame."

L'articolo 30 - Informazione al cittadino - del Codice Medico Deontologico recita: "Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate; il medico nell’informarlo dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta. Il medico deve, altresì, soddisfare le richieste di informazione del cittadino in tema di prevenzione. Le informazioni riguardanti prognosi gravi o infauste o tali da poter procurare preoccupazione e sofferenza alla persona, devono essere fornite con prudenza, usando terminologie non traumatizzanti e senza escludere elementi di speranza. La documentata volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro soggetto l’informazione deve essere rispettata."

Charles B. Inlander, presidente della The People's Medical Society, con i suoi colleghi ha scritto in Medicine on Trial : "Persone con disturbi psichiatrici, veri o presunti, o disturbi del comportamento hanno ricevuto delle diagnosi erronee e sono state danneggiate in misura sorprendente. Molte di esse non hanno problemi psichiatrici ma mostrano solo sintomi fisici che possono somigliare a condizioni mentali, perciò ricevono delle diagnosi erronee, vengono loro somministrati farmaci, vengono rinchiusi in manicomi e spediti in un limbo dal quale non potrebbero tornare mai…."

Chiunque ritiene di aver subito danni causati da trattamenti psichiatrici può mettersi in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani.

Per ulteriori informazioni: www.ccdu.org www.cchr.org
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
e-mail linea.stampa@ccdu.org
Tel. 02.36510685




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