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29/lug/2003 12.35.20 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Zecchillo: "A volte sono meglio i falsi"


Giuseppe Zecchillo, baritono ed ex titolare di una galleria d'arte, lancia
una provocazione: "A volte i falsi sono dipinti con più cuore delle vere
opere dell'autore".
di Claudio Bernieri


MILANO - “I falsi li fanno fare proprio coloro che dovrebbero vigilare
sull’autenticità dei quadri.Cioè i parenti dei pittori. Il marcio parte
dall’alto” Non ha mezze parole il baritono Giuseppe Zecchillo, nemico
giurato dei Sovrintendenti della Scala, leader dei cantanti lirici più
arrabbiati. A Brera fino a poco tempo fa teneva aperta una galleria d’
arte. Che poi ha chiuso: “non me la sentivo più di avallare tutto questo
marcio nel mercato dell’arte” dice. E racconta i retroscena del business
del falso. “Se in alto ci fosse pulizia e moralità, il marcio non
esisterebbe.


Oggi si vende e si compra l’autentica del quadro, non il quadro in sè.
"E chi autentica i falsi è proprio l’erede. Per legge infatti sono proprio
gli eredi che possono autenticare le opere dei defunti illustri maestri:
e spesso questi si mettono d’accordo con un pittore, e sfornano falsi uno
dietro l’altro".

Che però poi diventano autentici. Quello che conta è il foglio di carta.
"E’ un bel paradosso: qui siamo nel mercato dell’autenticamente falso. E
così succede per i Sironi , i Carrà, i De Chirico. Nessuno rischia. E’ un
giochetto".

L’erede convoca il critico e gli dice: io nomino te, tu autentichi tutte
le cose che vuoi, e mi dai un tot.
"Facile: e col denaro si corrompe ogni critico. Una volta che il quadro
falso ha l’autentica, incomincia a girare per le gallerie. Ci sono dei
pittori che in vita loro hanno fatto 500 opere, e ce ne sono 10 mila in
giro. Chi le ha fatte? E’ il mercato del falso-autentico".

Però, ora diciamolo: i falsi talvolta sono più belli degli autentici.
"Quando un pittore dipinge un falso, lo fa bello, accattivante, ci mette
passione, invece talvolta il pittore con i suoi quadri originali ha dei
cali di produzione, deve farli per forza, deve produrre per il mercante.
Cade nella routine, non è mica ispirato 24 ore al giorno. Lavora su
ordinazione. Mi ricordo invece il clima del Biffi Scala, negli anni 50 e
60. Entrando in quel bar in Galleria, in un tavolino a destra, trovavi
sempre al pomeriggio Achille Funi, Carrà, Guttuso, De Chirico e Buzzati.
Io ero l’unico cantante ammesso a quel ristretto circolo di amici. Stavamo
lì tutto io pomeriggio a chiaccherare, e quei pittori erano già
celebrità.. Mentre oggi un pittore appena ha un minimo di notorietà, si
chiude in studio a produrre a cottimo. Ci sono pittori avidi,oggi, non
si permettono più il lusso d’un pomeriggio al caffè”.
Giuseppe Zecchillo Segretario Nazinale Snaal Sindacato Nazionale Autonomo
Artisti Lirici ex Consigliere di Amministrazione del Teatro alla Scala

Via Fiori Chiari 16 www.snaal.nelweb.it email snaal@supereva.it
iltrovatore@aliceposta.it





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