Fw: Rapporto quotidiano per sarchiapone

29/lug/2003 20.29.14 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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From: MSN Gruppi
Sent: Tuesday, July 29, 2003 12:59 PM
Subject: Rapporto quotidiano per sarchiapone

Rapporto quotidiano dei messaggi in sarchiapone

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Home > Arte > Musica > Lirica Stampa comunicato


25/07/03 21:26 - inviato da zecchillo
Fontana ha dato una mano a Muti. di Giuseppe Zecchillo

Fontana ha dato una mano a Muti, Muti si è preso il braccio. (per dirla come
Flaiano: restituisca almeno l'orologio.) Se Muti gode di popolarità e
ricchezza lo deve in gran parte a Fontana. Se avete voglia di leggerci,
questa è la nostra opinione.

Quando Riccardo Muti giunse alla Scala di Milano (successore di Claudio
Abbado) era un apprezzati dorettore d'orchestra, ma non certo la grande
celebrità che oggi è richiesta da tutto il mondo. Sicuramente egli si è
mpegnato a raffinare il proprio talento, ma le opportunità che gli ha dato
Carlo Fontana sono innegabili. Anzitutto un contratto molto favorevole, che
gli dà diritto fra l'altro, di inaugurare la stagione: cosa che il maestro
fa ininterrottamente da 10 anni. E, poichè l'inaugurazione della Scala è un
avvenimento mondiale. Muti ne esce protagonista assoluto. Gli si riconosce
anche la facoltà di scegliere, e inserire nella programmazione scaligera, le
opere che gli sono congeniali e che ambisce dirigere.. Muti si è preso la
libertà di scegliere anche gli interpreti, dai più famosi ai meno noti, per
le opere da lui dirette. Queste scelte si sono rivelate in gran parte
deludenti, con cantanti inadatti e talvolta stonati criticati dalla stampa.
Fontana ha concesso a Muti un ufficio con segretario personale, pagato tutto
l'anno dalla Scala, per occuparsi degli impegli del maestro durante le sue
numerose e talvolta lunghe assenze: impegni non solo scaligeri, ma (corre
voce) anche della sua carriera al di fuori della Scala. Fontana ha permesso
e permette a Muti di portarsi via l'Orchestra scaligera per esibirsi
privatamenta come Filarmonica condizionando i programmi della Scala.
L'attività concertistica privata consente, non solo ai professori
d'orchestra, ma anche e sopratutto a Muti di conseguire popolarità
ericchezza, mentre la stagione sinfonica della Scala è stata azzerata.
Conferenze stampa e incontri con personaggi di fama mondiale, che dovrebbero
essere trattate dal sovrintendente, sono stati ceduti da fontana a Muti come
palcoscenico per mettersi in bella mostra. Tanto è vero che un giorno sì e
l'altro anche appaiono ulla stampa nazionale dichiarazioni del maestro e sue
fotografie. Tutti sanno, specialmente gli impiegati della iglietteria, che
Muti, sia che diriga un'opera o meno, pretende decine di biglietti omaggio
da distribuire (a spese della Scala) per le sue pubbliche relazioni. Da
tenere conto che quei biglietti (tutti per posti di prim'ordine) sono
costosissimi: quindi notevoli incassi a cui la Scala deve rinunciare.
Sarebbe interessante che la Magistratura, o la stessa Corte dei Conti,
facessero chiarezza su questi episodi, che durano da 10 anni. Se si
riscontrasse il danno di parecchie migliaia di euro, bisognerebbe farli
rimborsare a Fontana, sempre così generoso verso Muti. Guarda caso, quando
Muti dirige la filarmonica ( che si riserva l'incasso) non chiede biglietti
omaggio.Per non danneggiare la filarmonica, Muti si astiene. Fontana non hai
mai saputo dir di "no" aRiccardo Muti, non osando contrariarlo per paura del

 
 
Son Zecchillo..quando non canto...strillo!!!

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Da: Quetzal

Zecchillo: "A volte sono meglio i falsi"


Giuseppe Zecchillo, baritono ed ex titolare di una galleria d'arte, lancia una provocazione: "A volte i falsi sono dipinti con più cuore delle vere opere dell'autore".
di Claudio Bernieri


MILANO - “I falsi li fanno fare proprio coloro che dovrebbero vigilare sull’autenticità dei quadri.Cioè i parenti dei pittori. Il marcio parte dall’alto” Non ha mezze parole il baritono Giuseppe Zecchillo, nemico giurato dei Sovrintendenti della Scala, leader dei cantanti lirici più arrabbiati. A Brera fino a poco tempo fa teneva aperta una galleria d’arte. Che poi ha chiuso: “non me la sentivo più di avallare tutto questo marcio nel mercato dell’arte” dice. E racconta i retroscena del business del falso. “Se in alto ci fosse pulizia e moralità, il marcio non esisterebbe.


Oggi si vende e si compra l’autentica del quadro, non il quadro in sè.
"E chi autentica i falsi è proprio l’erede. Per legge infatti sono proprio gli eredi che possono autenticare le opere dei defunti illustri maestri: e spesso questi si mettono d’accordo con un pittore, e sfornano falsi uno dietro l’altro".

Che però poi diventano autentici. Quello che conta è il foglio di carta.
"E’ un bel paradosso: qui siamo nel mercato dell’autenticamente falso. E così succede per i Sironi , i Carrà, i De Chirico. Nessuno rischia. E’ un giochetto".

L’erede convoca il critico e gli dice: io nomino te, tu autentichi tutte le cose che vuoi, e mi dai un tot.
"Facile: e col denaro si corrompe ogni critico. Una volta che il quadro falso ha l’autentica, incomincia a girare per le gallerie. Ci sono dei pittori che in vita loro hanno fatto 500 opere, e ce ne sono 10 mila in giro. Chi le ha fatte? E’ il mercato del falso-autentico".

Però, ora diciamolo: i falsi talvolta sono più belli degli autentici.
"Quando un pittore dipinge un falso, lo fa bello, accattivante, ci mette passione, invece talvolta il pittore con i suoi quadri originali ha dei cali di produzione, deve farli per forza, deve produrre per il mercante. Cade nella routine, non è mica ispirato 24 ore al giorno. Lavora su ordinazione. Mi ricordo invece il clima del Biffi Scala, negli anni 50 e 60. Entrando in quel bar in Galleria, in un tavolino a destra, trovavi sempre al pomeriggio Achille Funi, Carrà, Guttuso, De Chirico e Buzzati. Io ero l’unico cantante ammesso a quel ristretto circolo di amici. Stavamo lì tutto io pomeriggio a chiaccherare, e quei pittori erano già celebrità.. Mentre oggi un pittore appena ha un minimo di notorietà, si chiude in studio a produrre a cottimo. Ci sono pittori avidi,oggi, non si permettono più il lusso d’un pomeriggio al caffè”.
Giuseppe Zecchillo ex consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala Segretario Nazionale SNAAL Sindacato Autonomo Nazionale Artisti Lirici. Via Fiori Chiari 16 Milano www.snaal.nelweb.it email snaal@supereva.it iltrovatore@aliceposta.it




 
 
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Da: Quetzal

Zecchillo: "A volte sono meglio i falsi"


Giuseppe Zecchillo, baritono ed ex titolare di una galleria d'arte, lancia una provocazione: "A volte i falsi sono dipinti con più cuore delle vere opere dell'autore".
di Claudio Bernieri


MILANO - “I falsi li fanno fare proprio coloro che dovrebbero vigilare sull’autenticità dei quadri.Cioè i parenti dei pittori. Il marcio parte dall’alto” Non ha mezze parole il baritono Giuseppe Zecchillo, nemico giurato dei Sovrintendenti della Scala, leader dei cantanti lirici più arrabbiati. A Brera fino a poco tempo fa teneva aperta una galleria d’arte. Che poi ha chiuso: “non me la sentivo più di avallare tutto questo marcio nel mercato dell’arte” dice. E racconta i retroscena del business del falso. “Se in alto ci fosse pulizia e moralità, il marcio non esisterebbe.


Oggi si vende e si compra l’autentica del quadro, non il quadro in sè.
"E chi autentica i falsi è proprio l’erede. Per legge infatti sono proprio gli eredi che possono autenticare le opere dei defunti illustri maestri: e spesso questi si mettono d’accordo con un pittore, e sfornano falsi uno dietro l’altro".

Che però poi diventano autentici. Quello che conta è il foglio di carta.
"E’ un bel paradosso: qui siamo nel mercato dell’autenticamente falso. E così succede per i Sironi , i Carrà, i De Chirico. Nessuno rischia. E’ un giochetto".

L’erede convoca il critico e gli dice: io nomino te, tu autentichi tutte le cose che vuoi, e mi dai un tot.
"Facile: e col denaro si corrompe ogni critico. Una volta che il quadro falso ha l’autentica, incomincia a girare per le gallerie. Ci sono dei pittori che in vita loro hanno fatto 500 opere, e ce ne sono 10 mila in giro. Chi le ha fatte? E’ il mercato del falso-autentico".

Però, ora diciamolo: i falsi talvolta sono più belli degli autentici.
"Quando un pittore dipinge un falso, lo fa bello, accattivante, ci mette passione, invece talvolta il pittore con i suoi quadri originali ha dei cali di produzione, deve farli per forza, deve produrre per il mercante. Cade nella routine, non è mica ispirato 24 ore al giorno. Lavora su ordinazione. Mi ricordo invece il clima del Biffi Scala, negli anni 50 e 60. Entrando in quel bar in Galleria, in un tavolino a destra, trovavi sempre al pomeriggio Achille Funi, Carrà, Guttuso, De Chirico e Buzzati. Io ero l’unico cantante ammesso a quel ristretto circolo di amici. Stavamo lì tutto io pomeriggio a chiaccherare, e quei pittori erano già celebrità.. Mentre oggi un pittore appena ha un minimo di notorietà, si chiude in studio a produrre a cottimo. Ci sono pittori avidi,oggi, non si permettono più il lusso d’un pomeriggio al caffè”.
Giuseppe Zecchillo ex consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala Segretario Nazionale SNAAL Sindacato Autonomo Nazionale Artisti Lirici. Via Fiori Chiari 16 Milano www.snaal.nelweb.it email snaal@supereva.it iltrovatore@aliceposta.it




 

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