Chavez: le sue origini

12/set/2006 09.20.00 gabriele taibi Contatta l'autore

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Chavez: le sue origini
 
Hugo è figlio dell’ignoranza, del bullismo e della sozzeria. Se riusciste a cogliere espressioni e sottigliezze della lingua castellana venezuelana, vi rendereste conto a quale livello scenda la maleducazione e la cafoneria del presidente Chavez.
Quando senti le sue parole, e sei costretto ad ascoltare perché parla anche dieci ore di seguito in Tv e alla radio, ti domandi da dove sia arrivato questo flagello di Dio. Informandoti un po’ scopri che arriva dal niente, nessuna cultura scolastica, nessuna appartenenza a qualsiasi partito o corrente che abbia potuto dargli un etica professionale o valori morali.
Durante una riunione ufficiale in presenza di un rappresentante del Vaticano, quest’ultimo, che ha espresso un suo personale parere circa l’andamento sociale in Venezuela, è stato apostrofato dal jefe con la parola ‘marico’ traducibile con ‘finocchio’, ma molto più volgare. Divertito dalla reazione derisoria dei suoi scagnozzi, el ‘campeador’ ha pensato bene di continuare a prendere in giro il prelato. Certamente un modo di fare non adatto a un presidente.
Torniamo alla struttura governativa venezuelana, scopriamo che i consiglieri del señor sono tutte fiere assetate di potere e di denaro. Capo consigliere il vecchio terrorista Fidel. La cosa peggiore è che un rozzo come lui non può fare a meno di questi consiglieri, da solo non saprebbe nemmeno da dove cominciare. Ama mettersi sul piedistallo nella convinzione di diventare la brutta copia di Castro per i prossimi trent’anni. Non è in grado d’ imbastire un discorso migliore di quello fatto da un ubriacone in osteria.
Anche Lula, che inizialmente sembrava pappa e ciccia con lui, ha cominciato a prenderne le distanze. Il Brasile dà piccoli segni vitali e certo Lula non vuole essere la causa della regressione del proprio paese e, conscio della necessità di una manovra fiscale, l’ha concretizzata senza aver messo mano alla proprietà privata di milioni di persone . Certo Lula si è fermato in tempo,  non disdegna l’Alca, il libero mercato dell’area geografica che va dal Canada, USA fino alla Patagonia. Al “loco”, però, non piace quest’idea, lui sogna un popolo sudamericano di disperati,  in contrasto con l’America e il mondo emancipato e per ottenere il suo scopo è disposto a tutto. Stesse distanze sono state prese  anche dal Messico, che proprio di suicidarsi non ha voluto saperne. La Colombia si allontana da lui e teme una sua reazione.  In compenso si affaccia all’orizzonte ‘el indio Morales’ neo eletto in Bolivia che pare sia un suo sostenitore. Come poteva essere diversamente? Uno che lucha per rendere libera la cocaina e odia l’America non poteva che essere suo amico. Ma che mondo vogliamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti? C’è un vero allarme rosso per la democrazia.
Non ne possiamo più di estremismo di ogni tipo, di demagogia, di povertà. Urge essere rappresentati da moderati, da gente aperta al lavoro e al libero scambio in modo da assicurare una buona qualità di vita. Non ero attratto dalla politica ma non ho dovuto prendere atto di quanto sta accadendo nel mondo, a cominciare dal Venezuela, dove sta crescendo la povertà e la delinquenza. A Caracas gli omicidi non si contano più. Bisogna estirpare questo male da subito, con la moderazione e la libertà. Urge un trattamento d’urto contro questo male che vuole espandersi in America latina, un male incurabile alimentato dall’ignoranza e dalla mancanza di libertà.
 
Cosmo de La Fuente

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