Chavez: aspettando il tramonto

14/set/2006 22.10.00 gabriele taibi Contatta l'autore

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Chavez :aspettando il tramonto
Cosmo de La Fuente
Che la situazione economica venezuelana abbia raggiunto il record negativo degli ultimi cento anni non è una novità, ma non ci si rende conto dello squallore sociale finchè non si monta su  un aereo. Sono nato e cresciuto a Caracas, da genitori italiani emigrati, a San Martin una zona popolare della città, a contatto con la gente dei barrios. In tutte le città del sud America vi sono le cosiddette “bidon ville”, da noi si chiamano ‘ranchitos’, sono quelle abitazioni in lamiera dove vive la gente più povera, colorate e folkloristiche per certi versi ma ricettacolo di povertà e omicidi.
Rispetto a quando io ero bambino, parlo di circa trent’anni fa, queste zone disastrate si sono ingrandite a macchia d’olio, sono arrivate a costeggiare i grattacieli, questi ultimi resistono nonostante la situazione stia precipitando., ma la realtà mi si presenta davanti come un pugno in faccia. ‘El silencio’ è al centro di Caracas, una zona commerciale popolare, pullula di negozietti dove i poveri possono acquistare abbigliamento a prezzi convenientissimi. Ritorno regolarmente in questa zona per me ricca di ri
Ero convinto che Chavez stesse facendo chissà quali cose per i poveri venezuelani cordi, rivivo momenti della mia infanzia quando mio padre mi portava con sé a visitare tutte le “tiendas” nella speranza di vendere le giacche da lui confezionate.
Quando nel dicembre 2005 sono tornato in questa zona ho constatato una forte regressione sociale. Troppi poveri, troppi bambini per la strada, troppe donne intente ad alimentarsi dai cesti della spazzatura costellati di insetti , troppa delinquenza causata dalla povertà onnipresente. “Ce l’ha fatta!”mi sono detto riferendomi a Hugo Chavez, ha fatto di tutto per trasformare il Venezuela in una specie di Cuba. Nei quaranta giorni della mia permanenza in Venezuela non ho fatto altro che parlare con la gente, non mi sono accontentato dei discorsi degli italiani ridotti sul lastrico dopo una vita di sacrifici in un paese straniero;ho voluto domandare ai venezuelani veri e propri, ai miei paesani, ai paesani del ‘jefe de la revolución’. Ho scoperto che la maggioranza detesta el presidente, invece di dire il suo nome usano le parole ‘el loco’ (il pazzo). Non pretendo che un paese come il Venezuela, uno dei maggiori produttori di petrolio, debba essere un paradiso economico, ma nemmeno posso accettare che sia ridotto in questa maniera. Non entriamo per questa volta nell’ambito politico del dispotismo chavista, soffermiamoci alla società che in realtà, contrariamente a quanto si pubblicizza in Italia, ha veramente toccato il fondo. Come si spiega l’esistenza e la continua costruzione di grossi centri commerciali in Porlamar e nelle più grandi città del Venezuela? Mistero! Nessuno fa acquisti nelle tiendas di lusso che espongono in vetrina articoli griffati. I negozi falliscono e chiudono a Porlamar ma i palazzi continuano a spuntare come funghi, non sono case popolari per i meno abbienti ma edifici costosi che si vocifera siano frutto degli investimenti di certi narcotrafficanti appoggiati da chi? Dio solo lo sa.
Qualcosa mi puzza. L’opera del presidente doveva essere rivolta ai poveri. Parole signori miei, solo parole. Qualcuno che non conosce la realtà venezuelana mi ha parlato dell’opera di scolarizzazione che sta facendo Chavez. A scuola non ci vanno volentieri, come possono studiare se non si reggono in piedi dalla fame? I più piccoli girano in cerca di cibo e i più grandicelli tentano qualche colpo magari a danno di turisti ignari. Non definiamo poi scolarizzazione quella sorta di lavaggio del cervello che si pretende infliggere ai bambini. Se, come dice la sinistra italiana, tutto procede bene e bisogna prendere esempio da questo señor, come mai la situazione venezuelana versa in tali disastrate condizioni? Perchè il 90% dei medici operanti in Venezuela ora è cubano? Cosa significa che Chavez e Castro siano diventati un corpo e un’anima? Secondo voi i cubani stanno bene? Per quale motivo rischiano gli squali pur di scappare a nuoto dal loro paese per raggiungere le coste americane? Non parliamo soltanto di povertà, quello che sta accadendo in Venezuela è anche oscuramento totale della libertà individuale. Non si può dissentire dal ‘jefe’. Chi  osa bisbigliare qualcosa sarà duramente perseguito a norma di legge dispotica. Non mi occupavo di politica, ma se questo presidente si dichiara comunista del popolo per farlo vivere così, allontanarsi da questo tipo di ideologia diventa necessità primaria. Per istinto di sopravvivenza non per altro. I complimenti che Chavez ha fatto all’Iran la dicono lunga, non credete? Quale popolo, quale lotta popolare, quale revoluciòn. Non mi fido dei politici in genere, figuriamoci se posso fidarmi di quelli che ti riducono a vivere nella miseria. Qualcuno a cui sto antipatico mi ha  detto di tornarmene al mio paese, ma non ha tenuto conto di due punti per me fondamentali.  Primo sono “anche” italiano e per fortuna qui non c’è Chavez tanto propagandato dalla sinistra ; secondo e ancora più importante, ho una figlia che non porterei mai in un paese dove si respira miseria e dove la libertà di pensiero e di opinione è stata annullata completamente. La vera rivoluzione popolare comincerà dopo il tramonto del poder actual.   Abbiamo il dovere di non regredire, ai nostri figli vogliamo consegnare un paese libero, privo di estremismi di qualunque sorta, di politiche pericolose e devianti. Non allearsi ai terroristi è importante!
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