CHAVEZ: REALTÁ VERA E REALTÁ MEDIATICA

15/set/2006 15.00.00 Renzo Amenta Contatta l'autore

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CHAVEZ: REALTÁ VERA E REALTÁ MEDIATICA

Ho letto casualmente gli articoli che si riferiscono al Venezuela, a Chávez
ed alla situazione politica e sociale che vive attualmente questo paese,
scritti dal Sig. Gabriele Taibi e pubblicati in questo stesso sito.
Invio questo articolo da Ciudad Ojeda, Stato Zulia, Venezuela.
Non sono un giornalista né un analista politico e non pretendo dare giudizi
su nessuno, ma quando si esce allo scoperto, con articoli destinati a
internet, ci si dovrebbe informare meglio di quanto a mio avviso non abbia
fatto l’autore di detti articoli.
Sono un cittadino Italiano che si trova in Venezuela per motivi di lavoro e
non ho interessi di tipo politico né obblighi di sorta, tanto per prevenire
la più ovvia delle considerazioni.
Tutti abbiamo il diritto di dire quello che riteniamo giusto od opportuno,
di esprimere liberamente le nostre idee, ma …..
Il Sig. Taibi è chiaramente partitario di uno dei due contendenti (gli altri
sono solo comparse) delle presidenziali del prossimo 3 dicembre 2006, vale a
dire il Sig. Manuel Rosales, attuale governatore dello Stato Zulia, ed in
questo non c’è niente di male ovviamente, però una cosa è dare la propria
opinione su di un determinato argomento, altra cosa è invece dare supporto a
detta opinione con fatti parzializzati od addirittura non veri, creando nel
lettore un’immagine irreale (o mediatica) di un fatto, di un personaggio o
di un avvenimento.
Questo concetto, di rimanere ancorato solo ai fatti concreti, senza dare
giudizi generalizzati è quanto cercherò di applicare in questa nota,
lasciando al lettore piena libertà di trarre le su personali conclusioni e
per quanto possibile, formarsi un’idea della complessa realtà Venezuelana.

Articolo del 02/09/2006
“Manuel Rosales è il cuore democratico del Venezuela”
Il giorno 12 aprile 2002, quando Carmona Estanga si dichiara Presidente del
Venezuela in conseguenza di un colpo di stato, il Sig. Manuel Rosales era
uno dei firmatari di detto decreto in rappresentanza di tutti i Governatori.
Esistono filmati che lo provano, dove Rosales si abbraccia con Carmona.
E’ stato provato senza ombra di dubbio alcuno che durante il golpe del 2002
sono morti più di cento persone ammazzate da franchi tiratori dei golpisti,
da componenti della polizia Metropolitana (alcalde Alfredo Peña), della
polizia di Baruta (alcalde Leopoldo Lopez) e di Chacao (alcalde Enrique
Capriles Radonsky), con oltre 400 feriti da arma da fuoco, tra l’11 ed il 13
aprile.
Il golpe fu finanziato dagli USA che hanno pagato a politici, militari,
sindacalisti ed associazioni civili Venezuelane oltre ottanta milioni di
dollari, come sostegno alla democrazia, almeno fino al 2005.
Documenti ufficiali del Pentagono declassificati lo confermano in maniera
inequivocabile, vedi il libro di Eva Golinger “El Código Chávez” Descifrando
la intervención de los EE.UU. en Venezuela.
Ancora oggi stanno continuando questo tipo di investimento, cosa che è stata
scoperta e documentata dalla stessa autrice del suddetto libro.

Quando si contestò a Rosales la partecipazione al golpe e la firma del
decreto, rispose: “me engañaron”.
Se fu veramente ingannato, perché oggi, durante questa campagna elettorale,
fanno parte del suo staff molti dei partecipanti al golpe del 2002? Per
citarne qualcuno: Leopoldo Lopez, Julio Borges e tutti i componenti di
Primero Justizia, ecc..).
Per di più è appoggiato dalle stesse reti televisive e testate
giornalistiche che allora appoggiarono il golpe.
Fu veramente ingannato?
Ed inoltre:
Il governo Carmona fu l’espressione più alta e nobile della democrazia?

Il golpe del 2002 lasciò sul terreno 100 morti ed oltre quattrocento feriti,
tutta gente innocente, alcuni appartenenti alle fila dell’opposizione,
ammazzati da cecchini per creare le condizioni idonee per il golpe.
Invece, durante il golpe tentato da Chávez il 4 febbraio 1992 non ci furono
vittime civili.
Domanda: Quale fu il golpe “sanguinario”?

Il modo di votare.
Negli anni fino al 1998 non c’è mai stata una votazione “pulita”, non
c’erano osservatori internazionali all’altezza della situazione, i brogli
elettorali erano parte del panorama e l’attribuzione di vittorie e sconfitte
si trascinava per settimane tra diatribe e violenze.
Nelle elezioni attuali, totalmente automatizzate, la possibilità di falsare
le decisioni popolari sono praticamente inesistenti per la presenza di
centinaia di osservatori internazionali e per le auditorie applicate dal
CNE.
Per quanto l’opposizione si sia sforzata di denunciare brogli, non sono
state presentate prove di nessun tipo, ma solo ragionamenti di parte ed
illazioni.
Tutti gli osservatori internazionali, dico tutti, sono stati concordi nel
definire il sistema Venezuelano sicuro ed affidabile e non hanno mai
questionato i risultati scaturiti da questo sistema automatizzato.

Articolo del 05/09/2006
Herbollah in salsa latina

problema è dovuto allo scarso impegno finanziario profuso dal governo per
risolvere questo problema. Le motivazioni sarebbero che il governo spende i
suoi soldi per armarsi fino ai denti e per guadagnarsi l’amicizia degli
Stati dell’Asse del Male (secondo il vangelo di Gorge W.Bush, mia
considerazione personale).>

Quando venni per la prima volta in Venezuela, nel 1992, in questa autostrada
c’era già un viadotto che dava segni di collasso, ma pareva non interessare
a nessuno.
Molto prima che Chávez fosse eletto Presidente, questa autopista fu data in
gestione ad una compagnia Spagnola che avrebbe dovuto apportare le migliorie
necessarie, come risanare il viadotto e migliorare la ventilazione ed
illuminazione nei tunnels presenti.
Non fu effettuata nessuna di queste opere ed il viadotto incriminato
continuò lentamente la sua agonia, sotto gli occhi del governo dell’epoca,
la unica cosa che sortì effetto da questa concessione fu l’aumento del costo
del pedaggio.
Quando Chávez assunse l’incarico, il paese era sull’orlo del fallimento:
scuole fatiscenti, insufficienti e gestite molto male, ospedali pubblici
peggiori che nel più arretrato paese dell’Africa Equatoriale.
Però funzionavano abbastanza bene le scuole pubbliche, a pagamento
naturalmente, comprese quelle gestite da ordini religiosi Cattolici e le
cliniche private, strutture fuori dalle possibilità economiche dell’87%
della popolazione.
Inoltre non c’erano soldi in cassa neppure per pagare i miseri stipendi
degli impiegati pubblici ed il petrolio si vendeva a 9 dollari il barile con
l’aggravante che la riserva monetaria era di appena quattro miliardi di
dollari ed un debito estero di oltre trenta miliardi di dollari.
Quando il paese comincia a respirare, anche perchè il petrolio si vendeva
già a 25 dollari, arriva il golpe dell’11 aprile 2002 con il successivo
sciopero generale, dove furono sabotate raffinerie, oleodotti e soprattutto
il sistema informatico di PDVSA, azioni che avrebbero dovuto concludere
quello che il golpe aveva lasciato in sospeso, l’allontanamento di Chávez
dal potere.
Questo sciopero costò al paese una cifra enorme, oltre trenta miliardi di
dollari, importo pari al debito nazionale.
Il Venezuela impiegò oltre due anni per raggiungere una prima normalità, per
così dire.
Nel frattempo il viadotto collassò definitivamente ed il governo fu
obbligato a costruire un tracciato alternativo. Questa è la situazione
attuale.
Non fu quindi perché non c’erano soldi da destinare ai Venezuelani.
Per chi volesse avere l’elenco delle svariate decine di opere realizzate dal
governo in questi anni potrà trovare il lunghissimo elenco in uno dei siti
ufficiali dello Stato, dal momento che le TV private hanno fatto il voto del
silenzio.


Gli USA erano l’unico paese a fornire armi, aerei e munizioni al Venezuela.
L’arrivo del nazionalista Chávez fu un rospo che gli USA non hanno mai
digerito e cominciarono immediatamente i ricatti, uno dei quali fu bloccare
le forniture di ricambi e munizioni, sebbene ci fossero dei contratti ben
precisi.
Il Venezuela ha insistito per circa quattro anni affinché il governo USA
tenesse fede ai suoi impegni, ma non c’è stato niente da fare, anzi gli USA
hanno impedito ad altri paesi, come per esempio la Spagna, a rifornire il
Venezuela.
Per non rimanere completamente disarmato, senza munizioni, con gli aerei
obbligati a stare negli hangar, si è rivolto alla concorrenza come unica
possibilità. Va anche tenuto in conto che il Venezuela è costretto ad usare
elicotteri e truppe nelle zone di frontiera con la Colombia per impedire che
i narcotrafficanti e gruppi guerriglieri sconfinino in territorio
Venezuelano.
Risultato: gli USA non riforniscono di armi il Venezuela, la vigilanza sulla
frontiera diminuisce, gruppi armati passano in territorio Venezuelano e
quindi si può accusare Chávez di dare asilo a terroristi e
narcotrafficanti.
Tutto questo è puntualmente avvenuto.
Qualche mese fa è stato arrestato, giudicato e condannato, un gruppo di
oltre cento guerriglieri, penetrati in Venezuela dalla Colombia, con lo
scopo dichiarato di uccidere Chávez.
Il Venezuela non si sta armando per attaccare l’America, è ridicolo solo
pensarlo, ma si sta armando per difendersi, questo si, anche dall’America,
dato che gli USA hanno una lunga esperienza di intervenzioni in Centro e Sud
America, ben quindici dal 1962 ad oggi, trascurando quelle più vecchie.

Prima domanda: Può usarsi l’espressione se il
Venezuela compra 300.000 fucili e relative munizioni, quantità che è
insufficiente perfino ad armare lo stesso Esercito e la Guardia Nazionale,
visto che i fucili che usano tutt’ora hanno quasi mezzo secolo di vita e con
poche munizioni di scorta?
Seconda domanda: Cosa avrebbe potuto fare il governo per continuare a
mantenere in esercizio elicotteri ed aerei militari, da trasporto e da
combattimento, dato che gli USA si rifiutano di inviare ricambi e munizioni?

Articolo del 08/09/2006
I bambini venezuelani chiedono aiuto.
Situazione fino al 1998
In Venezuela esistevano quasi due milioni di analfabeti e stime ufficiali
parlavano di circa seicento mila bambini che non potevano accedere alla
scuola primaria sia per motivi economici che per assenza di strutte nei
luoghi di residenza. Senza parlare poi della situazione dei gruppi indigeni,
completamente ignorati ed abbandonati a se stessi.
Le università pubbliche erano poche e di scarsa qualità, a numero chiuso e
di fatto accessibili solo a quella fascia di Venezuelani della cosiddetta
classe media, un 20% della popolazione.
Nelle scuole pubbliche, gli alunni erano obbligati a pagare una tassa di
iscrizione.

Situazione oggi
Sono state ristrutturate le scuole esistenti, sono state costruite migliaia
di nuove scuole, la cifra in mio possesso si riferisce a tre anni fa ed è di
quasi quattro mila. La popolazione scolastica delle primarie e secondarie è
più che raddoppiata rispetto al 1998 e la scuola pubblica è totalmente
gratuita.
Sono state costruite una decina di università pubbliche gratuite e senza
numero chiuso.
La maggioranza delle scuole sono di tipo “Bolivariano” cioè a tempo pieno,
dove i ragazzi possono pranzare, fare merenda ed attività di vario genere,
anche sportive ed hanno assistenza medica e odontoiatrica gratuita.
Centri di computer connessi ad internet sono presenti in quasi tutte le
scuole.
Il Venezuela è stato di recente dichiarato dall’ONU territorio libero
dall’analfabetismo, dato che sono stati alfabetizzati oltre un milione e
settecento mila persone, molte delle quali adesso stanno proseguendo negli
studi secondari.

La corruzione esiste tutt’ora, ma non è certo ai livelli di quella presente
nel governo precedente, solo che oggi, quando scoprono un corrotto, questi è
immediatamente allontanato e denunziato, cosa mai avvenuta nel passato.
L’opposizione parla genericamente di elementi corrotti ma di prove neanche
l’ombra.

Articolo del 09/09/2006
Chávez: il capo della rivoluzione bolivariana

considerazioni su Bolivar e la rivoluzione Bolivariana ed infine della
conculcata libertà di stampa in Venezuela>

Approvata la nuova Costituzione mediante un referendum popolare, tra l’altro
osteggiata dall’opposizione e dalla Chiesa Cattolica che è stata sempre
attiva politicamente, il governo ha dovuto dar vita ad un gran numero di
leggi in conseguenza del nuovo assetto dello stato.
Molte di queste leggi sono andate a ledere privilegi ed interessi
consolidati da molto tempo.
Mi limiterò a citarne due, quelle che sono state tra le principali cause
scatenanti del golpe.

Sulla Pesca e l’assetto delle coste.
In Venezuela si praticava la pesca a strascico, incontrollata, anche sotto
costa. Quando in Europa questo tipo di pesca fu proibita, un gran numero di
pescherecci e relative attrezzature furono trasferite qui. La pesca
artigianale non esisteva perché questi facevano il vuoto distruggendo
l’habitat.
La nuova legge voluta da Chávez stabilisce due criteri fondamentali: la
pesca a strascico può effettuarsi oltre le sei miglia dalla costa; lo Stato
riassume la proprietà delle coste che diventano demanio.
Il risultato pratico è stato:
- L’habitat si sta ricostruendo e popolando di specie prima assenti.
- La pesca artigianale sta prendendo piede con la creazione di centinaia di
cooperative.
- Il lato negativo fu che le grosse società, proprietarie dei pescherecci,
si sono viste sottrarre i loro facili guadagni.

Latifondo.
In Venezuela esistono latifondi di tipo medioevale. Uno addirittura di
240.000 ettari molti tra 50.000 e 100.000 ettari e moltissimi tra i 10.00 ed
i 50.000 ettari.
La maggior parte di queste estensioni sono improduttive, ma la cosa curiosa
è che molti proprietari terrieri non possiedono nessun documento di
proprietà.
La legge di Chávez definisce latifondo una proprietà con più di 5.000
ettari.
I proprietari di estensioni superiori devono dimostrare che i loro terreni
sono produttivi ed in questo caso possono anche accedere a crediti e
finanziamenti dello stato.
Però le superfici “oziose” possono essere espropriate ed assegnate a piccoli
produttori o a cooperative.
I terreni non solo sono fertili ma celano nel sottosuolo il meglio; quelli
verso la zona Amazzonica sono auriferi, altri sono ricchi di rame, bauxite,
ferro, ecc.

Bolivar.
Bolivar fu la spina nel fianco dei colonizzatori Spagnoli e non solo. Fu in
sostanza l’uomo che distrusse il potere Spagnolo in Centro e Sud America.
Anche noi abbiamo il nostro eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi, ma noi
Italiano abbiamo una ben misera considerazione dell’uomo che unificò il
nostro paese. Lo abbiamo sepolto e dimenticato.
Da noi i villaggi nascevano attorno ad una chiesa, in Venezuela attorno ad
una Plaza Bolivar, con un’immancabile monumento al Libertador. Se volete
andare in centro, in una qualsiasi città o villaggio Venezuelano, è
sufficiente chiedere donde queda Plaza Bolivar.
Tutti gli uffici, pubblici e privati, hanno appeso ad una parete un quadro
di Simon Bolivar e spesso anche una sua statuetta. La moneta locale si
chiama Bolivar.
E tutto questo da tempo immemorabile e quindi non imputabile a Chávez.
Offendere Bolivar in luogo pubblico può essere molto pericoloso, tranne
nelle zone bene di Caracas o Maracaibo.
Simon Bolivar non è morto per questa gente e bisognerebbe avere più rispetto
per le culture altrui.



Articolo del 12/09/2006
Chávez: le sue origini.
Le prime righe di questo articolo sono quelle che mi hanno indignato di più.
Tutte le biografie di Chávez, e ne ho lette una decina, scritte da
Venezuelani e non, parlano di lui come una persona rispettosa, educata e
preparata anche culturalmente.
Era figlio di gente povera, con origini indios e questo basta per
qualificarlo come “figlio dell’ignoranza”. Gli altri epiteti sono
nell’articolo.
Studiò con enormi sacrifici, mentre viveva con la nonna paterna in una casa
di paglia e fango, col pavimento in terra battuta. Diplomatosi, entrò
nell’Esercito, frequentò l’Accademia Militare e conseguì il titolo di
Ingegneria Militare, specializzazione in Comunicazioni, nel 1975. Fu
l’ottavo del suo corso. I suoi superiori parlano di lui come: educato,
niente alcool, studioso ed un poco ribelle.

L’articolo prosegue citando un episodio in cui Chávez da del “finocchio” ad
un alto prelato della Chiesa Cattolica.
Disgraziatamente io ho seguito l’avvenimento in diretta TV e le cose non
stanno così come sono raccontate dal Sig. Taibi, che sicuramente ha
ascoltato il racconto da qualche caro amico di Chávez.
I fatti avvennero durante la presentazione del corpo diplomatico al nuovo
Presidente. Il decano degli Ambasciatori era il Nunzio Apostolico e quindi
toccò a lui prendere la parola in nome di tutti.
In quel periodo c’erano stati forti contrasti con la Conferenza Episcopale
Venezuelana, la quale tra l’altro aveva fatto apertamente campagna contro
Chávez. Uno dei motivi di questo contrasto fu l’assegnazione di fondi alla
Chiesa da parte dello stato (se ben ricordo si parlava di otto miliardo di
bolivar nel 1999, quando il dollaro valeva circa 90 bolivar)
Questa cifra parve poca cosa ai destinatari ed il Presidente, per amor di
pace, la aumentò.
Ma Chávez pretese che la Chiesa dimostrasse come sarebbero stati spesi i
soldi dello Stato, cosa che colmò di indignazione il Clero.
In questo clima dunque, il Nunzio Apostolico, nel suo discorso
sostanzialmente invitò Chávez a modificare il suo atteggiamento ed a
lasciarsi guidare in questo suo nuovo incarico, in quanto poco esperto degli
affari di stato.
Chávez rispose che egli era il Presidente del Venezuela, che il Nunzio
rappresentava la Santa Sede in un paese straniero, che le decisioni
politiche spettavano esclusivamente al governo Venezuelano e che egli
considerava le parole del Nunzio un’ingerenza negli affari interni del suo
paese. Poi, evidentemente molesto, replicò che anche la Chiesa aveva avuto i
suoi problemi e citò il caso, noto in Venezuela che però io sconosco, di un
vescovo di un passato non molto lontano che viveva tranquillamente con la
sua amante e rincarò la dose citando anche quanto era appena successo negli
USA, riferendosi ad un vescovo pedofilo.
Questi i fatti, da cui risulta che Chávez non si è rivolto nei termini
pretesi dall’autore al diplomatico, ma rispose all’ennesimo attacco,
sicuramente in maniera poco diplomatica, ma certo il Presidente non poteva
permettere di essere redarguito come fosse uno scolaro maldestro, davanti
agli Ambasciatori di tutto il mondo.

In Venezuela continua imperterrita la campagna contro Chávez da parte dei
media, TV e carta stampata, senza nessun problema. Non esiste nel mondo, in
nessun paese, la libertà di stampa ed espressione come in Venezuela, tanto,
dico io, da sfiorare il libertinaggio.
Nessuna delle reti private parla in nessun momento di Chávez in senso
positivo, ma sempre usando toni beffardi, canzonatori o dispregiativi. Del
resto, per chi vive in Venezuela è sufficiente sintonizzarsi su una delle
reti come Globovision, Venevision, Radio Caracas TV, Televen per verificare
questa situazione.
Se l’ufficio imposte pretende che queste reti paghino le tasse si grida allo
scandalo, si attenta alla libertà di stampa.
Tanto per dare un’idea del clima aggrovigliato, qualche giorno fa Chávez, in
una trasmissione TV, legge una delle inchieste pubblicate dall’opposizione
che davano a lui il 56% e a Rosales il 27%, quindi, dirigendosi ai suoi
sostenitori, li invitava a non abbassare la guardia e a battagliare, nella
campagna elettorale con la stessa efficacia ed intensità che avrebbero
impiegato se egli e Manuel Rosales avessero uguali consensi. Due giorni dopo
un giornale dell’opposizione esce in prima pagina, con un titolo su quattro
colonne: “Chávez e Rosales sono pari!”

Che io sappia, fino ad oggi non ci sono giornalisti incarcerati o
prigionieri politici o carceri segrete.
Saluti dal Venezuela.

Ciudad Ojeda, venerdì 15 settembre 2006, ore 8,40

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