Capolavori redenti

In occasione del quarantentennale, si terrà una mostra nellaBiblioteca Monumentale del Museo di San Marco che mostra lo stato diavanzamento dei lavori, di cui una prima trancia è già stata presentatanella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio dieci anni fa.

02/nov/2006 10.10.00 de luca carmelo Contatta l'autore

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In questi ultimi dieci anni l’ Ufficio e il Laboratorio Restauri della
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino ha condotto un
certosino lavoro di restauro del patrimonio artistico alluvionato nel
tragico 1966. In occasione del quarantentennale, si terrà una mostra nella
Biblioteca Monumentale del Museo di San Marco che mostra lo stato di
avanzamento dei lavori, di cui una prima trancia è già stata presentata
nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio dieci anni fa. Curato da Magnolia
Scudieri, Francesca Fiorelli e Maria Grazia Vaccari, l'evento vuole
evidenziare l'adesione di Firenze e di tutto il mondo a lavorare per il
recupero materiale ed economico di un patrimonio artistico che non ha eguali
in altre parti del mondo. Ma la visione degli oggetti in mostra darà al
pubblico la possibilità di ammirare oggetti spesso sconosciuti, riemersi dal
fango e restaurati, di notevole fattura artistica e spessore storico.
Questo patrimonio, considerato minore o di difficile recuperabilità, è
costituito da arredi provenienti da chiese colpite dall’alluvione (San
Firenze, San Remigio, SS. Apostoli, Sant’Ambrogio) che mostra la opulenza di
arredi sacri come torcere, candelabri, angeli, una scultura lignea
raffigurante Cristo portacroce di fine Trecento e uno Stipo incastonato di
pietre dure del Seicento. Tra i gioielli in mostra merita il seicentesco
modello ligneo della Chiesa di San Firenze, che era stato smenbrato dalla
furia dell’alluvione quando si trovava al Museo Bardini. La manifestazione
fiorentina funge , così, da elemento di sensibilizzazione che manifesta
quanto ancora si debba fare per arrivare ad estinguere le conseguenze di
quella catastrofe.
L’Ufficio Restauri della Soprintendenza ha anche fornito uno strumento di
lavoro per il futuro, pubblicando nel catalogo della mostra l’elenco dei
1500 “pezzi” alluvionati, aggiornato dei dati di provenienza, di restauro e
di riconsegna per ciascuna opera.

Carmelo
De Luca

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