Sacrilegio e redenzione nella Firenze del '500

Sacrilegio e redenzione nella Firenze del '500La Firenze del Machiavelli, di Leonardo, di Michelangelo, la città cinquecentesca l'indomani della morte di Savonarola è egregiamente descritta nel volume di William J.Connell e Giles Constable, due tra i massimi storici americani, dal titolo "Sacrilegio e Redenzione nella Firenze rinascimentale" (Edizioni Polistampa) ed illustrata nella tavola "Storia di Antonio Rinaldeschi" (1502), da poco restaurata.

02/nov/2006 11.20.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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La Firenze del Machiavelli, di Leonardo, di Michelangelo, la città cinquecentesca l’indomani della morte di Savonarola è egregiamente descritta nel volume di William J.Connell e Giles Constable, due tra i massimi storici americani, dal titolo “Sacrilegio e Redenzione nella Firenze rinascimentale” (Edizioni Polistampa) ed illustrata nella tavola “Storia di Antonio Rinaldeschi” (1502), da poco restaurata. Entrambe le opere sono state presentate il 31 ottobre nella suggestiva cornice del Salone delle Feste del Museo Stibbert a Firenze: tra i relatori il Prof. Anotnio Paolucci e Andrea Zorzi. Il dipinto è la minuziosa ricostruzione,quasi un’indagine giudiziaria, di una singolare vicenda di blasfemia avvenuta a Firenze nel 1501, la storia di nobile fiorentino, Antonio Rinaldeschi, di ricca famiglia pratese, ma diseredato dal padre a causa dei suoi misfatti. La storia è stata ritrovata in un manoscritto della Bancroft Library di Berkeley (Stati Uniti). Rinaldeschi, giocatore d’azzardo, fu arrestato ed impiccato per aver lanciato sterco di cavallo sull’immagine della Madonna di un tabernacolo. La vicenda del reo ed il contesto cittadino in cui si sviluppò sono pienamente descritte nel libro, come pure il clima religioso che determinò la nascita di un culto miracolistico per l’immagine profanata. La pena fu severa, anche per quei tempi, dato che i crimini dei quali Rinaldeschi fu accusato, bestemmia, blasfemia e tentato suicidio, non venivano normalmente puniti con la pena capitale. Invece egli fu impiccato alle finestre del Bargello. Nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 1501. Il dipinto, conservato allo Stibbert, è stato restaurato da Lucia Biondi e Roberto Buda: l’opera di Filippo Dolciati, definito “ritardatario” da Paolucci (il suo stile è quello di 50 anni prima), consta di una tela di lino incollata su tavola nella parte alta, mentre la parte sottostante è dipinta direttamente su legno e sono state eseguite delle “aggiunte” successive, forse per completare la rappresentazione. Il quadro era esposto il 2 luglio di ogni anno, festa di Maria Maddalena, fino al 1883, poi entrò nella collezione Stibbert, dove fu notato proprio da Constable, autore del volume. Rinaldeschi pagò caro il suo gesto, che si trasformò tuttavia in un miracolo edificante: lo sterco divenne una rosa della corona della Vergine ed il nobile scapestrato poté redimere la sua vita di bagordi, morendo come un santo, grazie all’infinita misericordia di Dio.

Nicole
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