Gli Stati generali delle Pari Opportunità

Gli Stati generali delle Pari OpportunitàSono più istruite degli uomini, ma vanno meno al cinema e leggono meno i giornali; però vanno più spesso a teatro e leggono più libri.

29/nov/2006 08.10.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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Sono più istruite degli uomini, ma vanno meno al cinema e leggono meno i giornali; però vanno più spesso a teatro e leggono più libri. La loro presenza sul mercato del lavoro è molto più dinamica, e sono sempre più presenti nelle posizioni dirigenziali. Anche la politica è sempre più `rosa´. E´ la fotografia delle donne toscane così come emerge dalla ricerca di Alessandra Pescarolo, dell´Irpet, dal titolo `Il gender gap e i traguardi raggiunti. Una sintesi dei principali cambiamenti´. I risultati della ricerca sono stati presentati dall´autrice il 28 novembre, in apertura degli Stati generali delle pari opportunità.
Istruzione. L´accesso delle donne all´istruzione negli ultimi decenni si è molto ampliato. In particolare, le donne che hanno meno di 45 anni, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto livelli di istruzione più elevati. Nell´ultimo decennio si è registrata una diminuzione dei maschi laureati e invece un significativo aumento delle donne laureate. Nell´intervallo fra i censimenti 1991 e 2001, la crescita percentuale delle laureate in età 30-34 anni è circa il doppio (77%) di quella degli uomini (38%). E se dal 1995 al 2005 la percentuale di maschi con un titolo di studio alto è scesa dal 13,1% all´11%, nello stesso periodo quella delle donne con un titolo di studio alto è salita dall´11,6% al 14,6%. A parità di livello di istruzione e di età, però, le donne continuano ad accedere meno degli uomini all´uso di Internet.
Consumi culturali. In tutte le età e per tutti i titoli di studio, le donne vanno al cinema meno degli uomini e leggono meno i giornali. Solo il 29% delle donne, contro il 45% degli uomini, dichiara di leggere il giornale tutti i giorni. In compenso, le donne leggono più libri e vanno più spesso a teatro.
Servizi all´infanzia. Dal 2000 al 2003, nei nidi toscani la possibilità di accogliere bambini di 0-2 anni è aumentata dall´11,3% al 14,9%. Sotto questo profilo, oggi la Toscana è seconda solo all´Emilia-Romagna. Nella mappa regionale delle liste di attesa, forti comunque le differenze territoriali: le liste di attesa sono molto più lunghe nelle aree urbane.
Lavoro. Negli ultimi anni il mercato del lavoro femminile è stato caratterizzato da un dinamismo molto più marcato rispetto a quello maschile. Dal 1993 al 2005, il tasso di occupazione femminile è salito dal 42% al 54,1%. E soprattutto è aumentata la capacità di restare nel mercato del lavoro fra i 45 e i 55 anni: le occupate erano il 38% nel ´93, sono il 59% nel 2005. Però il tasso di occupazione femminile ha una fortissima caduta dopo i 55 anni: nella classe di età 55-59, il tasso di occupazione delle toscane scende dal 59 al 41%.
Il tasso di occupazione delle toscane resta comunque molto distante sia da quello degli uomini della regione (76,4%) che dal traguardo del 60% indicato per il 2001 dal Patto di Lisbona. E anche dalla media europea del 56%, per non parlare dei livelli altissimi di Svezia (70%) e Regno Unito (66%).
E´ molto aumentata la presenza delle donne nelle posizioni alte, soprattutto nel lavoro dipendente e nelle libere professioni. Tra il 1993 e il 2003, la percentuale di donne dirigenti è aumentata dal 12 al 28%, quella di direttivi quadri dal 29 al 37%, quella delle libere professioniste dal 23,5 al 28,5%. In ogni caso, le dirigenti donne restano meno di un quarto del totale dei dirigenti.
Politica. Dal punto di vista quantitativo, la Toscana, con le altre regioni `rosse´, rappresenta, se non un´isola felice, certamente un´esperienza meno infelice di altre, con un assetto istituzionale meno squilibrato. Nell´arco di vent´anni si è passati da 14 a 44 donne sindaco (dal 3,8% al 15,3). Come in passato, le donne sindaco restano concentrate in maggioranza alla guida di comuni di dimensione demografica contenuta, sotto i 5.000 abitanti; ma con le ultime elezioni cresce da 5 a 10 il numero delle amministratrici di comuni che superano i 10.000 abitanti. Cresce anche il numero delle consigliere (20,7%). Ma il tasso di `femminilizzazione´ più elevato è quello delle cariche di assessore (22,8%).
Nicoletta Curradi


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