Per fortuna c'è Jole: come resistere alla brava presentatrice e passare direttamente alle televendite.

26/feb/2007 17.20.00 http://digilander.libero.it/kunt_a_kinte/ Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Tratto da http://digilander.libero.it/kunt_a_kinte/ , settimanale satirico di comunicazione di massa.
 
 
 
Un’aula di tribunale allestita in uno studio televisivo, con tanto di giudici e della “splendida giuria popolare” munita di sassolini e cioccolatini da elargire generosamente al cast: bellissimo, splendido, adorabile tutto… quanti buoni sentimenti, quanti saggi consigli e che sentenze colme si saggezza e intermezzi latineggianti. Troppo bello per essere vero. Effettivamente, la celeberrima trasmissione in onda su Rete 4 (che ricordiamo essere losangata per volere dello sponsor principale), dal lunedi al sabato alle 11.40 (a volte in diretta, a volte registrata, a seconda delle esigenze vacanzistiche della Dalla Chiesa) desta diverse perplessità.
Innanzitutto, la signora Dalla Chiesa sottolinea spesso che le sentenze di Forum, elaborate dai giudici (veri) Licheri e Imposimato e dall’avvocato Lagostena Bassi sono assolutamente vere e valide a tutti gli effetti, dunque, ciò che accade durante il dibattito dovrebbe simulare esattamente la realtà. Purtroppo però, possono succedere delle cose che hanno dell’incredibile, persino per un tribunale italiano: alcuni mesi fa, una coppia di zingari portarono in causa una signora italiana perché questa strappava i loro bimbi, in tenera età, alla strada (lasciati incustoditi e costretti dai figuri stessi a mendicare sotto le intemperie ed esposti a qualunque pericolo).La signora si limitava a ospitare i bimbi a casa sua per poche ore e a offrire loro un pasto caldo quando li vedeva, malati e provati, fermi all’incrocio difronte a casa sua. Gli zingari pretendevano che il giudice impedisse alla donna di accudire i piccoli perché (non è una mia interpretazione, bensì ciò che è stato dichiarato) questo limitava i bimbi nella loro missione di accattonaggio: insomma, portavano meno soldi ai loro aguzzini. Immagino che sappiate tutti che lo sfruttamento del lavoro minorile e l’accattonaggio dei medesimi è un reato in Italia, dunque, mi aspetto che in un tribunale vero, una tale, spudorata e orribile ammissione non debba restare senza conseguenze. In un vero tribunale, se mi presentassi davanti al giudice ammettendo candidamente di aver rubato una macchina “perché mi serviva proprio”, immagino che verrei quantomeno fermata. Ovviamente la causa in questione andò avanti come se niente fosse e l’allegra famigliola di brave persone ha potuto continuare a sfruttare le povere creature che nessuno ha alzato un dito per difendere: è dunque questo un tribunale serio? Per non parlare dei “contendenti” che dichiarano spesso, candidamente, di arrangiarsi con lavoretti in nero: scherziamo? Se lo faceste voi in una vera aula di tribunale, vi ritrovereste subito la Guardia di Finanza in negozio per una bella ortopanoramica accurata. E’ dunque questo un tribunale serio? Poi ovviamente c’è il problema degli attori che interpretano le cause. In alcuni casi, quando i protagonisti veri delle presunte cause provano imbarazzo di fronte alla telecamera e preferiscono non mostrarsi, vengono sostituiti da interpreti e questo è anche comprensibile ma solleva un problema evidente: ammettendo che le sentenze siano davvero valide, hanno valore se lette al cospetto di due attori che interpretano una parte? Ovvero: se Annamaria Franzoni dichiarasse di non volersi più presentare in tribunale a causa del capannello di curiosi e giornalisti che la accoglie ogni volta ma chiedesse di essere sostituita da una controfigura con la quale potrebbe concordare le eventuali risposte, si potrebbe arrivare in tal modo a una sentenza valida? E’ dunque questo un tribunale serio?
E ancora. La signora Dalla Chiesa afferma spesso di essere in diretta e di aspettare calorosamente le mail del pubblico con i vari commenti sulle cause, ma quando la trasmissione è palesemente una replica, questo non viene segnalato MAI come invece accade o dovrebbe accadere per le altre trasmissioni televisive durante le quali si dichiara di essere in diretta e si invita il pubblico a interagire. Non parliamo solo del sabato, giorno in cui le repliche sono fisse sebbene questo non sia mai indicato. Il periodo delle feste natalizie appena passate è stato preceduto da più di un mese di puntate già andate in onda e assolutamente non segnalate, tanto che, al ritorno dalle lunghissime ferie, la brava presentatrice si è sentita in diritto di bacchettare con tono stizzito gli spettatori che continuavano a scrivere via mail, chiedendo spiegazioni: “smettela di inondarci di mail”.
Chiaramente la causa di tutto era da attribuirsi a generiche “esigenze dell’azienda”, secondo una nebulosa e inconsistente spiegazione che la signora Dalla Chiesa si è degnata di dare all’adorato pubblico.
Ovviamente questo deve farci riflettere su una questione di non poco conto: se tanta spudoratezza è stata portata avanti per due mesi, senza alcuna segnalazione, senza rispetto per il telespettatore che magari non si è accorto di assistere a una registrazione (magari era a casa dal lavoro o non aveva assistito alle precedenti cause) e si è illuso di scrivere delle mail interagendo così con una falsa diretta, questo può succedere in qualunque altro momento. Ne consegue che, potenzialmente, tutte le puntate sono registrate o anche solo metà o un terzo di esse, quindi mi chiedo: chi scrive le mail che eventualmente vengono lette durante le puntate registrate ma che spacciano per vostre?
Tutto questo ci insegna due cose: primo, non rompete gli zebedei alla Dalla Chiesa con le vostre pallosissime mail e secondo, possiamo fidarci solo di una cosa… la televendita. Pensateci: è l’unica cosa davvero cristallina e innocua. C’è scritto televendita, c’è una rete di mastrotiana memoria con due bambocce che accarezzano voluttuosamente un materasso, c’è la signora Dalla Chiesa che si dichiara entusiasta del fatto che tutti voi chiamiate il signor Eminflex perché questo la rende davvero felice (per così poco!). A volte ci sono delle fantastiche poltrone che si alzano e camminano da sole, se vuoi ti fanno un grattino sotto i piedi. Ci sono solo due inconvenienti: per prima cosa, per mandarle a cuccia le devi chiamare con nomi improponibili che si rifanno alle soap di Canale 5, ma soprattutto, se le vuoi ti appioppano insieme il divanetto dei sette nani e devi pagare poi una ditta che venga a caricarselo e te lo sbatta fuori dalle balle. Insomma, dovete sorbirvi due ore di presunta diretta per poter godere della pubblicità e rilassarvi: lì state tranquilli, il sintetico è ben riconoscibile.
Io personalmente salvo anche una piacevole istituzione del programma: la signora Jole, ottuagenaria signora del pubblico che potrete riconoscere dalla sobrietà dei paramenti indossati e dall’eleganza dell’eloquio. A parte lei, non mi fido di nessuno.

Fumetta

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl