I MERCATI USA - analisi di Union Investment

Il Dow Jones ha guadagnato 1,3 per cento raggiungendo quota 12.621, mentre il NASDAQ Composite è cresciuto del 2,0 per cento posizionandosi a quota 2.464.

27/feb/2007 17.49.00 Ogami Contatta l'autore

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I MERCATI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI AMERICANI

analisi dell’Ufficio Studi di Union Investment

 

Negli USA un inizio d’anno positivo

I titoli azionari di Wall Street nel mese di gennaio hanno mantenuto la tendenza di crescita. Il Dow Jones ha guadagnato 1,3 per cento raggiungendo quota 12.621, mentre il NASDAQ Composite è cresciuto del 2,0 per cento posizionandosi a quota 2.464. Il principale motore di questa tendenza positiva è stato rappresentato dagli stabili dati economici. Dopo buoni rapporti sul mercato del lavoro e fattori incoraggianti, la crescita del prodotto interno lordo (PIL) nel quarto trimestre del 2006 - cresciuto del 3,5 per cento rispetto al trimestre precedente - ha superato anche le più rosee aspettative e l’economia americana ha ripreso la corsa. Anche i rassicuranti dati aziendali hanno sostenuto il positivo cammino dei mercati azionari. Il temporaneo periodo di debolezza dovuto ai deboli risultati del segmento tecnologico (tra cui Intel, AMD e Motorola) è stato rapidamente superato. Alla fine del mese, i risultati aggregati dell’attuale stagione reportistica si sono posizionati sostanzialmente sugli stessi valori dell’equivalente periodo dell’anno precedente.

 

I mercati azionari presentano una costante tendenza di crescita

Siamo fiduciosi sugli sviluppi futuri di Wall Street. I tassi di crescita possono anche essere in diminuzione, ma l’economia americana è in buona forma. I risultati societari continueranno a crescere, anche se hanno perso un po’ del loro impeto positivo. A parte questo, i costanti progetti di fusioni molto facilmente sosterranno il mercato, aprendo la prospettiva a ulteriori aumenti delle quotazioni nei prossimi mesi. Dopo i decisi aumenti dei prezzi che si sono verificati nei mesi scorsi, non si possono però escludere del tutto eventuali prese di profitto. Né si può ignorare la preoccupazione per la reale portata del rallentamento economico, con il conseguente riscontro sui futuri profitti societari. Vi sono anche delle speculazioni in relazione alla futura politica monetaria della FED e il costo del petrolio resta un fattore di rischio, anche se al momento si è stabilizzato a un livello lievemente inferiore a quello record. Tutto considerato, il sentiment dei mercati americani è sostanzialmente positivo e quindi permangono buone potenzialità al rialzo, malgrado alcune incertezze.

 

L’andamento del mercato obbligazionario

Il mercato obbligazionario statunitense ha avuto un inizio 2007 debole. A fine gennaio le emissioni decennali offrivano un rendimento di ben il 4,8%, il livello più alto degli ultimi sei mesi. A inizio dicembre i rendimenti decennali si attestavano al 4,4% (livello più basso rispetto a quello attuale di quasi mezzo punto percentuale). La conseguenza della crescita dei rendimenti é stata la perdita, in termini di quotazioni, delle obbligazioni, perdita che per gli investitori europei é stata controbilanciata dalla stabilità del dollaro. Anche per i titoli a breve scadenza si è registrato un rialzo dei rendimenti. La curva dei rendimenti è divenuta più netta pur senza dar luogo a una maggior attività di investimento.

In relazione a una serie di dati macroeconomici, che si sono rivelati migliori rispetto alle attese, la maggior parte degli operatori non prevede un imminente ribasso dei tassi da parte della FED. Attualmente, dopo la pubblicazione dei dati relativi alla crescita del PIL Usa si esclude un “hard landing“ o una recessione dell’economia americana. Sino a non molto tempo fa vi erano forti speculazioni sul fatto che la FED potesse adottare una politica monetaria più espansiva per ridare maggior vigore alla crescita economica in rallentamento. Attualmente il “Fed Funds Target Rate“ é attestato sul 5,25% e nei mercati predomina l’opinione che tale livello si manterrà ancora per molto tempo. La congiuntura forte e il tasso di inflazione relativamente alto fanno escludere un’improvvisa inversione di tendenza,intesa come drastico taglio dei tassi, mentre il tasso base di inflazione (detratte cioè le componenti volatili, quali i prezzi dell’energia e dell’alimentare), al 2,6% si colloca ancora a un livello superiore rispetto al “target” della FED. Prevediamo perciò una fase di attesa (cosiddetta “wait & see”) da parte della FED stessa.

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