Tessera elettronica SSN e privacy - Distretti Sanitari: autonomia e budget

22/ott/2003 02.52.30 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Card elettronica: riservatezza dei dati sanitari in fumo
Due giorni fa  avevo comunicato le mie perplessità sul generico annuncio del governo circa l'istituzione di una tessera elettronica  per il controllo delle prescrizioni farmaceutiche e in generale della spesa sanitaria.
Le perplessita' erano, infatti, dovute al fatto che non erano indicate sufficienti garanzie per la tutela della privacy dei cittadini, trattandosi di dati riguardanti la salute e quindi dati cosiddetti sensibili da tutelare per legge ( Decreto Legge 269 art. 50) (vedi in fondo alla e-mail).
Se quindi  l'obbiettivo e' leggittimo, le modalita' presentano non pochi aspetti oscuri, perche' per esempio, senza creare una nuova banca dati, l'accertamento potrebbe essere fatto incrociando i dati della persona con quella dell'anagrafe tributaria oppure tenendo presente che gia' le regioni controllano la spesa sanitaria regionale con dati anonimi.
Dato che con il sistema sinora proposto genericamente dal governo diventerebbe possibile conoscere la storia sanitaria di un soggetto, mi fa piacere aver letto che i Verdi e il garante della privacy, Rodota', avanzano le stesse perplessita' arrivando ad affermare che "c'e' il pericolo che la privacy rischia di diventare un privilegio di chi ha piu' soldi",  infatti, solo l'acquisto dei farmaci in privato (al di fuori del SSN) eviterebbe la schedatura !
Considerando poi che la nuova tessera sarebbe la terza o quarta con ulteriore aumento di confusione, credo che l'utilizzo di una sola tessera sia un obiettivo da perseguire, ma con tutte le garanzie possibili e immaginabili per la tutela dei dati sensibili di tutti i cittadini, evitando la creazione di Grandi Fratelli che possano sovrintendere la nostra vita.
 
Autonomia e budget ai Distretti Sanitari

Potenziare i distretti e istituire un Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei servizi distrettuali, in particolare le cure intermedie. Sono le richieste rivolte alle istituzioni dai direttori di distretto in un documento unito approvato venerdì durante il II Congresso nazionale della Card (Confederazione delle Associazioni regionali dei distretti - presidente dott. Rosario Mete) a Riccione.  Gli 800 operatori riuniti a congresso sottolineano la ''necessita' che si sviluppi il ruolo previsto per i distretti dalla normativa vigente, anche attraverso l'assegnazione di budget, per poter assicurare un'adeguata offerta di servizi sanitari territoriali, un'integrazione con il sociale, il governo della domanda e la continuita' assistenziale''. Chiedono percio' a ministero della Salute e Regioni di ''istituire un Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei servizi distrettuali con particolare riguardo alle cure intermedie''.

Cassazione, i medici diano priorità alla struttura pubblica
''L'attivita' prestata nel presidio ospedaliero costituisce espressione di un compito sociale"
La Cassazione ammonisce i medici ospedalieri affermando che la struttura pubblica viene sempre prima di quella privata. Non importa se il contratto prevede la privatizzazione: ''Il contratto della sanita' pubblica - dice infatti la Quinta sezione penale - da' la possibilita' di regolare il rapporto di lavoro con regime privatistico, ivi compreso l'obbligo di risultato, che non puo' essere confuso con la libera organizzazione dell'orario ma riguarda l'obbligo al pieno impegno durante le ore lavorative''.

Questo perche',  si legge nella sentenza 39065, ''l'attivita' prestata nel presidio ospedaliero costituisce espressione di un compito sociale attribuito dalla pubblica amministrazione a ciascun sanitario e all'intera struttura al fine di adempiere alla funzione di assistenza sanitaria realizzata dall'ente pubblico nell'interesse dei cittadini''.

Anzi, ha spiegato ancora la Suprema Corte, ''il d.lgs. del '93 non ha inteso modificare la natura giuridica dell'attivita' ospedaliera di pubblico servizio reso alla collettivita' per obbligo di legge, ma soltanto regolare i rapporti interni con modalita' e criteri di efficienza simili a quelli propri del rapporto fra medici e strutture private''. Ricordando dunque ai medici che la struttura pubblica gode sempre della priorita' rispetto a quella privata.

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Ricordo ancora che se qualcuno non vuole piu' ricevere le mie news non deve fare altro che rispondere scrivendo nell'oggetto "prego sospendere invio e-mail" o qualcosa del genere. Grazie
 
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Inoltro due articoli che affrontano in maniera estremamente critica l'adozione della tessera sanitaria elettronica, finalizzata al monitoraggio e controllo della spesa sanitaria, a causa degli impliciti e potenziali gravi pericoli che, senza precise garanzie di tutela della privacy, sono in agguato nella conseguente nascita della piu' grande banca dati di tutta la vita sanitaria dei cittadini che utilizzano i farmaci tramite prescrizioni del Servizio Sanitario Nazionale (naturalmente sfuggirebbero all'inserimento i fruitori di farmaci a pagamento personale e privato)
Non c'e' dubbio che bisogna cominciare a riflettere su una questione che volenti o nolenti in un futuro prossimo ci coinvolgera'.
 
Cordiali saluti
Luigi Sedita
 
 
 
La Sanità che ci spia ?

In discussione al Parlamento la creazione di un'unica banca dati su tutta la vita sanitaria dei cittadini.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 17-10-2003]

Tra qualche giorno al Senato inizierà la discussione sul Decreto Legge 269, che prevede all'art.50 la creazione di una "apposita tessera" per tutti i cittadini, che verranno inseriti in una banca dati centralizzata.

In questa banca dati verrano conservati tutti i dati relativi ai farmaci prescritti e alle prestazioni specialistiche ottenuta: sarebbe una banca dati unica al mondo da cui si potrebbe ricostruire la storia sanitaria di ognuno di noi, con gravi rischi per la privacy. Una banca dati contenente tutte le prescrizioni di medicinali con indicazione del nome delle persone può creare un sistema sociale di controllo, al quale ci si potrebbe sotrarre solo comprando con i propri soldi le medicine, senza ricorrere al Servizio Sanitario Nazionale.

E' una discussione ancora tutta aperta, sulla quale le forze politiche, i singoli parlamentari, la società civile con le sue associazioni sindacali e dei consumatori deve esprimersi, sapendo che gli interessi in gioco sono enormi: chi fabbricherà i milioni di "tessere elettroniche", chi appronterà e gestirà i collegamenti in rete tra farmacie, presidi sanitari e banca dati, gestirà un business miliardario.

Il rischio di un Sirchia, l'attuale Ministro della Salute, che diventa un Grande Fratello, e di promuovere discriminazioni sul piano del lavoro, delle assicurazioni, della vita sociale è molto forte. La creazione di una "cartella sanitaria" personale per ognuno di noi, con la nostra "anamnesi" personale (la storia delle nostre malattie) non può e non deve comportare, obbligatoriamente, l'istituzione di una mostruosa banca dati sanitaria.

Pier Luigi Tolardo

 

 

La banca dati della Sanità

Le conseguenze dell'approvazione del Decreto Legge 269 sarebbero gravissime: si creerebbe una banca dati centralizzata contenente dati analitici sulla salute dei cittadini. Attraverso i farmaci prescritti e le prestazioni specialistiche ottenute potrebbe essere sempre possibile ricostruire la storia sanitaria di ciascun soggetto.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 17-10-2003]

Ci scrive il senatore Fiorello Cortiana. Pubblichiamo integralmente la sua lettera.

Entro pochi giorni noi senatori saremo chiamati a discutere del Decreto Legge 269. Oggi ho inviato ai colleghi senatori una lettera perché pongano attenzione sull'articolo 50, che rischia di aprire la strada ad una vera e propria catalogazione di massa della condizione sanitaria di tutti i cittadini italiani, con tutti i rischi connessi per il mantenimento del diritto di privacy per un aspetto così delicato come la salute.

Si tratta di una norma assai pericolosa per molti motivi. Dal punto di vista politico e istituzionale si realizza un'ulteriore concentrazione di potere nel Ministero dell'economia e delle finanze, peraltro con modalità che configurano un'invasione di competenze delle regioni.

Si prevede, inoltre, una nuova carta elettronica, indicata come "apposita tessera" alla fine del comma 1. Sarebbe così accresciuta la confusione già determinata dagli annunci e dalle sperimentazioni della carta d'identità elettronica (Ministero dell'Interno), della carta dei servizi (Presidenza del Consiglio - Ministero dell'Innovazione Tecnologica), della carta sanitaria (Ministero della Salute e alcune Regioni). Per quanto riguarda la concreta fattibilità di questi vari progetti, a parte i conflitti tra le amministrazioni, è il caso di ricordare che proprio in questi giorni il Ministero dell'Interno ha comunicato che la consegna di un milione e mezzo di carte di identità elettroniche, previsto per la fine di questo anno, è slittato al 2004, sì che bisognerà attendere quattro o cinque anni prima che il nuovo documento sia davvero disponibile per quaranta milioni di cittadini.

Dal punto di vista della tutela dei diritti fondamentali le conseguenze dell'approvazione della norma sarebbero gravissime. Si creerebbe una banca dati centralizzata contenente dati analitici sulla salute senza paragone alcuno al mondo.

La prevista conservazione separata dei dati ricavabili dalle ricette e dei dati identificativi dei pazienti attraverso il codice fiscale solo nelle apparenze offre garanzia. Infatti, se le finalità della norma sono quelle indicate nella relazione che accompagna il decreto - "accelerazione della liquidazione dei rimborsi ai soggetti erogatori di servizi sanitari nonché monitoraggio e controllo della spesa sanitaria" -, il codice fiscale dovrebbe essere immediatamente cancellato subito dopo aver accertato se l'interessato ha i requisiti necessari per il diritto all'esenzione. Altrimenti la conservazione di dati, che comunque consentirebbe di risalire agli interessati, dà vita ad un sistema ad alto rischio: attraverso i farmaci prescritti e le prestazioni specialistiche ottenute potrebbe essere sempre possibile ricostruire la storia sanitaria di ciascun soggetto, con violazione non solo del diritto alla riservatezza e alla privacy, soprattutto del fondamentale diritto alla salute.

Quale che possa essere l'esito della discussione in corso, è indispensabile eliminare ogni forma di conservazione dei dati personali ricavati dal codice fiscale o da altri indicatori. Altrimenti ai rischi già indicati, se ne aggiungerebbe un altro, gravissimo, già denunciato quest'anno nella relazione del Garante per la protezione dei dati personali: "E' opportuno ricordare che più volte il Garante ha dato un'interpretazione rigorosa delle norme in materia, quando si intendeva ricorrere a dati sulla salute per realizzare, ad esempio, finalità di lotta all'evasione fiscale. Intendiamo tenere fermo questo orientamento, anche per evitare violazioni del fondamentale principio di eguaglianza tra i cittadini. Se, ad esempio, si costituissero banche dati contenenti tutte le prescrizioni di medicinali con indicazione nominativa delle persone alle quali si riferiscono, si creerebbe un sistema ad alto rischio sociale, al quale potrebbero sottrarsi soltanto coloro i quali decidessero di non utilizzare il Sistema Sanitario Nazionale e di pagare direttamente i farmaci."

Infine, dal punto di vista economico molti sono gli aspetti inquietanti. Un primo grande affare è legato proprio alla nuova tessera, di cui dovrebbero essere predisposti e distribuiti non meno di cinquanta milioni di esemplari. Quali i costi? Quali i tempi? Chi avrebbe l'incarico di produrre le tessere, e con quali procedure?

Vi è poi l'installazione, a cura e spese del Ministero dell'Economia, di apparecchiature e collegamenti telematici "presso le farmacie, i dispensari, i laboratori e gli altri enti di cui al comma 1". Anche qui un altro grosso affare: quali i costi? Quali i tempi? Quali le procedure e le garanzie nelle forniture?

Le apparecchiature e i collegamenti telematici servirebbero a trasmettere al Ministero tutti i dati riguardanti le ricette e le prescrizioni specialistiche. Si tratta di milioni di transazioni al giorni. Altri Affari. Quali vantaggi ne ricaverebbe il gestore della rete telefonica?

Per tutti questi motivi ritengo che l'articolo 50 debba venire soppresso dal Decreto legge 269.

Fiorello Cortiana
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