IL SENTIMENTO DELLA RAGIONE

08/mag/2007 10.00.00 de luca carmelo Contatta l'autore

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Nella Sala delle Reali Poste della Galleria degli Uffizi, un nuovo evento
per il pubblico, che ha la possibiltà di ammirare capolavori dela celebre
istituzione fiorentina. La mostra si inserisce nell’ambito delle
manifestazioni del “Genio Fiorentinno". La visione degli autoritratti
rappresentano l’occasione per presentare pittori dell’Ottocento che hanno
portato alla ribalta i protagonisti le vicende estetiche e critiche di quel
secolo, dibattuto fra ‘idea e realtà’, varietà di movimenti, conflitti e
orientamenti.
Un’occasione per apprezzare parte di quella preziosa collezione monografica
che viene conservata nel Corridoio Vasariano: quarantacinque opere che
individuano i movimenti significativi del XIX secolo.
All’eleganza neoclassica è dedicata la prima sezione, che si apre con Pietro
Benvenuti, mentre l’autoritratto di Giuseppe Collignon ricorda la presenza
dei toscani a Roma in un momento di fervore sperimentale. Chiude questa
sezione autoritratto di Antonio Fedi, in cui emerge lo sguardo indagatore e
penetrante dell’artista.
Nella seconda sezione il Purismo è rappresentato da Lorenzo Bartolini,
mentre il coinvolgimento romantico nella pittura di storia è testimoniato da
autori come Luigi e Giuseppe Sabatelli, Giuseppe Bezzuoli che si ritrae non
ancora trentenne in veste di pictor con tratti che ricordano un romanticismo
alla nordica, maturato a Roma nel circolo borghese germanico. L’interesse
per una rappresentazione più analitica e veritiera della natura è
rappresentato in particolare da Jean-Baptiste-Camille Corot, con il suo
autoritratto del 1835. Nello splendido ritratto di Giuseppe Canella colpisce
l’intenso temperamento dell’uomo romantico mentre nell’aria vagamente
malinconica di Giuseppe Moricci si avvertono tangenze con le contemporanee
ricerche di ‘macchia’. Alla schiera dei ‘puristi militanti’ e al culto dei
‘primitivi’ appartiene un artista come Carl Vogel von Vogelstein, che si
ritrae con un’aura idealizzante.
La successiva sezione è dedicata al Realismo, al dibattito sul vero, alle
libertà implicite nella sua rappresentazione ma anche alla pittura di
‘macchia’ che, grazie al colore, traduceva il paesaggio e altri generi
dell’arte ottocentesca in immagini del tutto nuove.
Ultima, la sezione sul Naturalismo e il Simbolismo. Qui troviamo
l’autoritratto del 1888 di Antonio Ciseri, di cui ricordiamo il capolavoro
del Martirio dei Maccabei nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze; quelli
di Stefano Ussi e Raffaello Sorbi la cui pittura di storia corrisponde alla
fortuna dei contemporanei revivals anglosassoni; l’autoritratto di Willem
Henri van Schaïk, dove si osserva l’immedesimazione estatica e sentimentale
dell’artista; e poi quello di William Blundell Spence, di Michele
Gordigiani, di Niccolò Cannicci. Ormai al volgere del secolo, intorno alla
fine degli anni settanta, l’arte si indirizza verso nuovi esperimenti di
stile, verso il Simbolismo, verso immagini fantastiche e inquiete come
quelle di Arnold Böcklin, che chiude la mostra con il suo autoritratto del
1896 - ‘97, una pittura rarefatta che raffigura il vecchio maestro, privo
del vigore di un tempo, seduto con lo sguardo rivolto oltre la finestra.

Carmelo De Luca

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