Evento eccezionale: festival dei brutti e delle racchie

Qualche giorno fa, dopo aver visitato la tomba di un piccolo di 6 anni, deceduto pochi mesi fa per via di una malattia incurabile, anch'egli dimenticato e sconosciuto agli occhi della Madonna di Fatima nonostante il pellegrinare dei suoi genitori verso Lourdes, ero intento a riflettere in silenzio, al caldo del sole pomeridiano, solitario e seduto sulla panchina della piazzetta del paesino nel cui cimitero riposa il corpo del bambino quando mi squilla il cellulare e, mannaggia a me, la nuova suoneria che ho messo, la musica di terrore del film "Psyco" della scena del maniaco che accoltella la ragazza sotto la doccia, mi fa sussultare e mi riporta, violentemente, alle cose di tutti i giorni.

09/mag/2007 11.41.00 paolo caruso Contatta l'autore

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Festival dei cessi. Brutti, racchie, mostri e orrori d’Italia chiamati al casting in provincia di Torino. COSMO DE LA FUENTE
 
Mi capita spesso che, stanco di sentire notizie allucinanti di tipo politico e sociale, disgustato di fronte a fatti di pedofilia e di maltrattamento di bambini, dallo sfruttamento professionale a quello sessuale, senta l’irrefrenabile desiderio di fare qualcosa di semplice e di soffermarmi, magari seduto su una vecchia panchina di un qualsiasi paesino, ad osservare ciò che mi circonda: dalla gente di passaggio alla pianticella selvaggia che cresce da una crepa del marciapiede, dal cartellone pubblicitario vecchio e sbiadito al cagnolino pulcioso che mi passa vicino, dall’anziana signora zoppicante al movimento leggero delle foglie di un albero accarezzato dal vento.
Qualche giorno fa, dopo aver visitato la tomba di un piccolo di 6 anni, deceduto pochi mesi fa per via di una malattia incurabile, anch’egli dimenticato e sconosciuto agli occhi della Madonna di Fatima nonostante il pellegrinare dei suoi genitori verso Lourdes, ero intento a riflettere in silenzio, al caldo del sole pomeridiano, solitario e seduto sulla panchina della piazzetta del paesino nel cui cimitero riposa il corpo del bambino quando mi squilla il cellulare e, mannaggia a me, la nuova suoneria che ho messo, la musica di terrore del film ‘Psyco’ della scena del maniaco che accoltella la ragazza sotto la doccia, mi fa sussultare e mi riporta, violentemente, alle cose di tutti i giorni.  Dopo aver visto sul display un numero sconosciuto, mi riprometto di non accettare lavoretti di doppiaggio a tanto meno di jingles pubblicitari perché non mi sento in vena, ma la sconosciuta voce che mi dice: “ciao Cosmo mi chiamo Gelsomino Ferraud … scusa se ti disturbo…mi ha dato il tuo numero il Sindaco di…….” mi smonta. Già uno che si chiama Gelsomino secondo me nasce sfigato, non potendo combattere il mio istinto che mi porta ad ascoltare chi è sfortunato, lo saluto cordialmente e accetto di vederlo perché, mi dice, ha un progetto molto importante al quale devo assolutamente partecipare anch’io. Quando all’indomani vedo Gelsomino devo contenermi per non sorridere, il suo aspetto è ben abbinato al nome, un personaggio che, sono sicuro, se fosse anche un po’ ‘checca’ Costanzo porterebbe al successo nel suo Show: alto si e no 150cm, basette alla Little Tony degli anni 60, occhi piccolissimi, nasone e orecchie a sventola quasi come le mie, capelli sparati e nerissimi come la pece su una testa a forma di pera piantata sul magrissimo corpo, tanto che, da dietro, dimostra 12 anni anche se ne ha 35. I pochi anni di studi ‘drammatici’ mi permettono di nascondere lo stupore e di rivolgermi a Gelsomino in maniera del tutto naturale, assicuratomi, prima di scrivere questo pezzo, che non sa assolutamente nemmeno cosa sia un computer, cominciamo a parlare e mi dice:
“ quello che sto per chiederti l’ho chiesto anche ad altri, artisti come la Mazzamauro e i ‘Fichi d’India’ non mi hanno nemmeno risposto così ho pensato a te e non perché tu sia meno valido di loro ma, sai com’è, loro sono molto importanti” poi, con uno sguardo di chi si accontenta dell’ultima spiaggia continua:
“ mi hanno incaricato di organizzare in Piemonte un festival nazionale delle persone racchie, uomini e donne che non corrispondono al canone della bellezza, i diversamente belli insomma. Abbiamo bisogno di artisti che siano testimonial della manifestazione ma anche promulgatori di essa. Potrebbe interessarti?”
Dopo il primo momento di meraviglia e rendendomi conto che questo signore mi stava dando anche del ‘cesso’ e ‘racchio’, rifletto un attimo e la cosa, per sciocca che possa sembrare, mi servirebbe a riportarmi alle cose più semplici di cui ho parlato all’inizio di questo pezzo. Non solo politica, sesso e corruzione. Accetto volentieri e restiamo d’accordo d’incontrarci nuovamente insieme al responsabile della giunta di un Comune in provincia di Torino. Io avrò il compito di parlare della manifestazione, di coinvolgere tre o quattro artisti nazionali, possibilmente non bellissimi, di collaborare con la gara dei brutti e presiedere la giuria. Una competizione a tutti gli effetti dove deve regnare alta l’auto ironia perché le iscrizioni, gratuite, saranno libere da parte della gente. Non tutti saranno accettati perché esistono delle regole e delle selezioni che prevedono partecipanti veramente cessi e non uso a caso questo termine dal momento che Gelsomino mi ha comunicato che il premio finale, oltre in denaro, avrà come trofeo simbolo proprio un water in miniatura, sul quale sarà incisa la data e il nome dell’evento. Dopo essermi detto che l’aspetto poco credibile di Gelsomino non doveva condizionarmi, ho chiesto il contatto con il resto della bislacca organizzazione, contatto che mi è arrivato dopo un paio di ore. La cosa sembra seria ragazzi e allora ci darò ‘sotto’ e vedrò di organizzare al meglio questo festival dove, al contrario di quello di San Remo e dei vari eventi televisivi italiani, non si accede per raccomandazioni o per prestazioni sessuali ma esclusivamente mostrando la propria bruttissima immagine e un  piglio sciolto e ironico. Che ve ne pare? Le iscrizioni sono aperte e ricordate che, se non fosse per noi brutti, nessuno si accorgerebbe dei belli perché anche loro diventerebbero volti normali e privi d’interesse.
Cosmo de La Fuente

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