LA RAGIONE DELL'AUTORITRATTO

Il clima culturale mitteleuropeo si respira nei dipinti dei francesi come: François-Xavier Fabre, che contribuì a diffondere a Firenze il gusto internazionale del Grand Tour; di Bénigne Gagneraux e Louis Gauffier che trovarono ospitalità a Firenze a seguito delle persecuzioni antifrancesi che imperversavano a Roma; mentre l'autoritratto di Giuseppe Collignon ricorda proprio la presenza dei toscani a Roma in un momento di grande fervore sperimentale.

14/mag/2007 12.20.00 de luca carmelo Contatta l'autore

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Ragione e Sentimento inaugura lunedì 14 maggio presso la Sala delle Reali
Poste della Galleria degli Uffizi. Iniziativa congiunta degli Amici degli
Uffizi, della Galleria degli Uffizi e della Provincia di Firenze, l'evento
inizia la presentazioni per nuclei omogenei della raccolta di autoritratti
degli Uffizi. Una mostra speciale, come sottolineano nell’introduzione
Cristina Acidini, Soprintendente del Polo Museale Fiorentino, e Maria
Vittoria Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffizi. E’ l’occasione per
presentare un’antologia di autoritratti di pittori che hanno determinato
nell’Ottocento lo svolgimento delle arti in Toscana, per portare alla
ribalta i protagonisti di fatti salienti delle vicende estetiche e critiche
di quel secolo, che apre nel segno dell’eleganza neoclassica ispirata dal
razionalismo per chiudere con le atmosfere suggestive e inquiete del
Simbolismo. La mostra consente quindi di ripercorrere le vicende di un
secolo, costantemente dibattuto fra ‘idea e realtà’, un secolo che è stato
attraversato da una varietà di movimenti, conflitti e orientamenti, dove gli
artisti consegnarono “spesso alla propria immagine ‘riflessa’ - come scrive
Carlo Sisi in catalogo - le personali inclinazioni di gusto e le peculiarità
del carattere”.
All’eleganza neoclassica è dedicata la prima sezione, che si apre con Pietro
Benvenuti, convinto assertore del primato del disegno, cui segue un raro
autoritratto di Antonio Canova, in linea con la ritrattistica inglese e
francese, sull’esempio di David. Il clima culturale mitteleuropeo si respira
nei dipinti dei francesi come: François-Xavier Fabre, che contribuì a
diffondere a Firenze il gusto internazionale del Grand Tour; di Bénigne
Gagneraux e Louis Gauffier che trovarono ospitalità a Firenze a seguito
delle persecuzioni antifrancesi che imperversavano a Roma; mentre
l’autoritratto di Giuseppe Collignon ricorda proprio la presenza dei toscani
a Roma in un momento di grande fervore sperimentale. Chiude questa prima
tappa l’intenso autoritratto di Antonio Fedi in posa ‘filosofica’, in cui
emerge lo sguardo indagatore e penetrante dell’artista.
Nella seconda sezione il Purismo è rappresentato da Lorenzo Bartolini,
mentre il coinvolgimento romantico nella pittura di storia è testimoniato da
autori come Luigi e Giuseppe Sabatelli, Giuseppe Bezzuoli che si ritrae non
ancora trentenne in veste di pictor con tratti che ricordano un romanticismo
alla nordica, maturato a Roma nel circolo borghese germanico. L’interesse
per una rappresentazione più analitica e veritiera della natura è
rappresentato in particolare da Jean-Baptiste-Camille Corot, con il suo
autoritratto del 1835. Nello splendido ritratto di Giuseppe Canella colpisce
l’intenso temperamento dell’uomo romantico mentre nell’aria vagamente
malinconica di Giuseppe Moricci si avvertono tangenze con le contemporanee
ricerche di ‘macchia’. Alla schiera dei ‘puristi militanti’ e al culto dei
‘primitivi’ appartiene un artista come Carl Vogel von Vogelstein, che si
ritrae con un’aura idealizzante.
La successiva sezione è dedicata al Realismo, al dibattito sul vero, alle
libertà implicite nella sua rappresentazione ma anche alla pittura di
‘macchia’ che, grazie al colore, traduceva il paesaggio e altri generi
dell’arte ottocentesca in immagini del tutto nuove.
Ecco gli autoritratti, tra gli altri, del napoletano Domenico Morelli, di
Raffaello Sarnesi o di Alessandro Lanfredini. Giovanni Fattori, con
Autoritratto (a cinquantanove anni), testimonia l’interesse per i temi della
storia moderna, anticipando l’analisi introspettiva dei primi del Novecento.
Amos Cassioli e Giovanni Boldini sono artisti che hanno contribuito a
riformare proprio il genere del ritratto inteso come folgorante istantanea
delle peculiarità dei caratteri.
Ultima, la sezione sul Naturalismo e il Simbolismo. Qui troviamo
l’autoritratto del 1888 di Antonio Ciseri, di cui ricordiamo il capolavoro
del Martirio dei Maccabei nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze; quelli
di Stefano Ussi e Raffaello Sorbi la cui pittura di storia corrisponde alla
fortuna dei contemporanei revivals anglosassoni; l’autoritratto di Willem
Henri van Schaïk, dove si osserva l’immedesimazione estatica e sentimentale
dell’artista; e poi quello di William Blundell Spence, di Michele
Gordigiani, di Niccolò Cannicci. Ormai al volgere del secolo, intorno alla
fine degli anni settanta, l’arte si indirizza verso nuovi esperimenti di
stile, verso il Simbolismo, verso immagini fantastiche e inquiete come
quelle di Arnold Böcklin, che chiude la mostra con il suo autoritratto del
1896 - ‘97, una pittura rarefatta che raffigura il vecchio maestro, privo
del vigore di un tempo, seduto con lo sguardo rivolto oltre la finestra.

Carmelo De Luca

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