Medicina Alternativa: senza prove no ad ingresso nel SSN

30/ott/2003 04.10.10 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Medicina Alternativa: senza prove no ad ingresso nel SSN
''... una serie di pratiche mediche non sono scientificamente provate e
convalidate, ne' con evidenze di efficacia ne' con prove di innocuita'.
Tanto meno se rapportate alla medicina ufficiale''. Lo ha detto il ministro
della Salute Sirchia a Roma. "Tutto questo non puo' non preoccupare, anche
perche' il loro obiettivo e' il riconoscimento della gratuita' con
l'inserimento di queste cure nell'Ssn''. Il Ministro fa riferimento ''a
qualsiasi medicina non convenzionale, che non sia fondata sulla evidence
based medicine, quindi sulle prove''.
Rispondendo alla domande se le sue critiche si riferissero anche
all'omeopatia, il Ministro spiega che questa pratica ''potrebbe essere anche
efficace, ma le prove non sono fino ad oggi ritenute valide''.  Per Sirchia
si tratta di presupposti che non sono ''confrontabili con le prove di
efficacia rigorosamente e spietatamente richieste per le altre terapie''.


Carta Ue a luglio 2004
Ora è praticamente ufficiale:
la carta sanitaria  europea sarà nelle tasche dei cittadini europei da luglio del 2004.
A partire dalla prossima estate i cittadini europei che si spostano temporaneamente all’interno della Ue potranno sostituire tutti i vari moduli esistenti che autorizzano ad accedere alle cure con un’unica carta sanitaria europea che darà accesso immediato all’assistenza medica in tutti i Paesi membri.
Il Consiglio dei ministri dell’Unione europea ha raggiunto, la scorsa settimana,
un accordo sostanziale, destinato a trasformarsi rapidamente in un accordo politico.
Il primo documento ad andare in pensione sarà l’«E 111», necessario per
ottenere cure mediche chi viaggia come turista nella Ue, e successivamente
scompariranno anche l’«E 128» (studenti e lavoratori distaccati all’estero),
l’«E 119» (persone alla ricerca di lavoro) e l’«E 110» (autotrasportatori internazionali).
I moduli cartacei saranno sostituiti da una tessera sanitaria europea da richiedere alla propria azienda sanitaria locale, valida per tutta l’Unione.
Oltre a ridurre il numero di documenti necessari, l’accordo di massima raggiunto la settimana scorsa permetterà di avere accesso diretto alle cure
nelle strutture sanitarie estere prescelte, senza dover prima presentare i vari moduli alle autorità sanitarie del Paese estero e ottenerne il permesso di
accesso agli interventi sanitari.
 Attualmente il regolamento 1408/71 prevede diritti diversi per l'accesso alle prestazioni in natura in caso di soggiorno temporaneo in uno Stato
membro diverso da quello competente o di residenza secondo la categoria a cui appartengono le persone assicurate, distinguendo tra "cure
immediatamente necessarie" e "cure necessarie".
Troppo federalismo, la Svizzera cambia strada: una legge per uniformare le regole
Aumento dei costi, diversità di comportamenti tra i Cantoni, modalità di finanziamento non omogenee e problemi di governance politica (quale
ruolo spetta allo Stato centrale e quale ai Cantoni) si stanno rivelando dei seri ostacoli per il Sistema sanitario della Svizzera.
Incidono sulla spesa, che varia da Cantone a Cantone, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento del tasso di disoccupazione e le modalità dell’offerta sanitaria.
Per cercare di contenere la spesa e modificare le attuali modalità di finanziamento, il Governo federale e i Cantoni si stanno impegnando
a varare nuove riforme.
Il sistema sanitario svizzero, regolato da una legge federale sull’assicurazione malattia (Lamal), è basato su un modello assicurativo misto. La Svizzera, a differenza dell’Italia e della Gran Bretagna, non ha optato per un Sistema sanitario nazionale, né per uno di assicurazione sociale, come in Francia
o in Germania. Un’assicurazione di base obbligatoria garantisce l’equità di accesso alle prestazioni. La gestione della copertura assicurativa è tuttavia
affidata a società private, in origine senza scopo di lucro ma oggi abilitate a distribuire profitti nel settore delle coperture integrative, che operano in un regime di concorrenza.
Il caso della Sanità pubblica svizzera è stato al centro del dibattito svoltosi nel corso della Conferenza internazionale sui sistemi sanitari promossa dall’Alass (Associazione latina per l’analisi dei sistemi sanitari), svoltasi a Lugano. «Anziché un unico sistema sanitario - sostiene Luca Crivelli dell’istituto di Microeconomia ed economia pubblica dell’università della Svizzera italiana - la
Svizzera si mostra come un insieme di 26 subsistemi cantonali, legati tra loro dalla Lamal.  La concorrenza fra assicuratori malattia non ha ottenuto gli effetti desiderati, considerato il processo di concentrazione delle casse malati (178 nel 1994 e 101 nel 2000) e le disparità di premio all’interno dei Cantoni».
Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica, il sistema svizzero solo per un quarto della spesa sanitaria totale è coperto dalla fiscalità generale;
un altro quarto dall’assicurazione malattia obbligatoria che, pur rientrando tra le assicurazioni sociali, si regge su premi individuali indipendenti dal reddito. Il 6,5% è coperto da tradizionali contributi sociali, dipendenti dal reddito (assicurazioni infortuni e assicurazione invalidità). Il restante 42% della spesa è finanziato privatamente dai cittadini con partecipazione ai costi, franchigia,
assicurazioni complementari private: prestazioni non coperte da alcuna assicurazione.
«La revisione della Lamal - afferma Gianfranco Domenighetti, docente e direttore del Servizio sanitario del Canton Ticino - dovrà considerare i punti critici, in particolare gli aspetti legati al federalismo con diversità sul piano dell’equità e del finanziamento, dei livelli di spesa e di una regolamentazione dell’offerta diretta a una maggiore efficienza del sistema». Il Consiglio federale (ossia il Governo centrale della Confederazione, con sede a Berna), ha deciso di trasferire il settore Assicurazione malattie e infortuni dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), che si occupa di finanziamento e accessibilità delle cure, all’Ufficio federale della Sanità pubblica (Ufsp), che ha compiti di definizione di politica sanitaria e tutela della salute. «Non si può dissociare
- afferma Pascal Couchepin, consigliere federale e ministro della Sanità - la politica sanitaria dai costi che essa provoca ».
Antonio Alfano

Garante Privacy:Le banche dati devono restare anonime bocciate le proposte
in finanziaria
''Le banche dati sulla salute dei cittadini devono contenere solo dati
anonimi''. L'Autorita' Garante della Privacy richiama l'attenzione sui
problemi sollevati dall'articolo 50 del 'decretone' che contiene gran parte
della manovra finanziaria per il 2004, da ieri al voto del Senato. Tra le
norme del provvedimento anche quella che prevede la realizzazione di un
modello di ricetta medica a lettura ottica, e la costituzione di una banca
dati con il codice fiscale di tutti gli assistiti, con l'obiettivo di tenere
sotto controllo la spesa sanitaria.
''Tali finalita', sicuramente apprezzabili per l'obiettivo di un piu'
razionale monitoraggio della spesa pubblica - si legge in una nota del
Garante - sono tuttavia perseguite attraverso una strumentazione che
violerebbe il diritto dei cittadini alla protezione dei dati personali, per
quanto riguarda le informazioni riguardanti la salute e quindi protette da
particolari garanzie''. L'autorita' ricorda che la legislazione vigente gia'
prevede procedure per il monitoraggio della spesa sanitaria che non
richiedono banche dati centralizzate.

A TURBARE I SONNI DEI MEDICI DI FAMIGLIA ARRIVANO LE UTAP.
L'acronimo sta per Unità territoriali di assistenza primaria: grandi centri
polifunzionali (che sostituiranno gli studi dei generalisti) in cui si
concentreranno da sei a otto medici, da uno a due pediatri, da uno a due
specialisti, da due a quattro infermieri, due medici di guardia e un pugno
di collaboratori, per offrire cure a tappeto 24 ore su 24 per sette giorni
su sette.Dalle ultime parole si può risalire a una parte della paternità del
progetto: si trova in un documento del ministro della Salute Girolamo
Sirchia, da tempo sponsor degli ambulatori aperti non stop. La carta, però,
ha altri due padri. Intanto, il predecessore di Sirchia, Umberto Veronesi,
quando afferma che l'ambulatorio  non più lo studio  del generalista dovrà
dotarsi di analiser per gli esami laboratoristici, ecografo ed
elettrocardiografo per la diagnostica di primo livello. Gli altri padri si
intravedono qua e là: affiorano i gruppi di cure primari medici-infermieri
cari alla regione Lombardia, le équipes generalisti-guardisti del Piemonte,
i nuclei di assistenza domiciliare emiliani, gli studi attrezzati del
Veneto. Insomma, c'è dietro mezza Italia federale, almeno fino alle rive
dell'Arno e del Tronto ma anche più giù (centri polifunzionali esistono in
Abruzzo e in Basilicata). C'è anche un pizzico di bozza di convenzione: la
parte dell'atto d'indirizzo e coordinamento dov'è scritto che è compito
delle regioni, depositarie del 30 per cento dell'onorario, disciplinare le
forme di integrazione professionale ivi comprese le équipe territoriali e le
forme associative. Infine, i media insinuano che questo modello associativo
sarebbe un pallino del responsabile dell'agenzia della contrattazione per il
nuovo accordo convenzionale (Sisac), il veneto Luigi Covolo. In altre
parole, è nato un "format" dello studio futuro, buono per tutto il paese (in
apparenza). Il ministro Sirchia ne auspicherebbe la diffusione entro 3-5
anni. Per ristrutturare poliambulatori Asl abbandonati e finanziare
cooperative desiderose di acquistare o affittare stabili, ci sarebbe pure un
finanziamento: oltre un miliardo di euro previsti dal Piano sanitario
nazionale. Il tutto per spostare, in ultima analisi, il più possibile le
cure di primo livello dall'ospedale al territorio e per facilitare il lavoro
in équipe nell'assistenza domiciliare integrata e sociosanitaria. La
reazione dei medici è di allerta: la rivoluzione prefigurerebbe lo
spostamento in locali non più del medico e forse un più forte vincolo di
subordinazione con l'Asl, senza contare che è difficile che il finanziamento
da 2 mila miliardi di vecchie lire possa andare a riversarsi sullo stipendio
del medico. E di Utap hanno parlato nel loro incontro milanese i leader dei
due principali sindacati, Mario Falconi (Fimmg) e Roberto Anzalone (Snami).
In particolare è Anzalone ad essere preoccupato; sullo stanziamento è
addirittura categorico: «Quei fondi  dice  non vanno sul nostro stipendio,
ma servono appena a mettere insieme le attrezzature» (fonte Corriere
Medico).
 
Ridare centralita' a medici negli ospedali
Bisogna ridare con forza centralita' al ruolo dei medici negli ospedali che in questi ultimi anni e' stato un po' offuscato. Per questo motivo la prossima settimana portero' in consiglio dei ministri un apposito provvedimento".
"I medici non dovranno piu' prendere ordini dagli amministratori - ha proseguito Sirchia - ma con essi dovranno decidere cio' che va fatto negli ospedali. Ne vale il rispetto del paziente".
Il provvedimento annunciato oggi dal ministro Sirchia e' molto piu' ampio e riguardera' certamente anche la cosiddetta medicina di base

Oncologia - Tumore polmonare: una diagnosi tardiva non influenza gli esiti
Un ritardo nella diagnosi del tumore polmonare a seguito della presentazione
del paziente con sintomi non influenza la stadiazione del tumore o la
sopravvivenza. La correlazione fra un minor intervallo di tempo
dall'insorgenza dei sintomi alla diagnosi (SDI) ed una minore invasione da
parte del tumore era già stata messa in dubbio per il passato. Nel presente
studio, l'ipotesi era che il ritardo nella diagnosi e nel trattamento
avrebbe permesso la progressione tumorale e diminuito la sopravvivenza.
Secondo i risultati, però, l'SDI è indipendente dallo stadio del tumore. La
sopravvivenza è influenzata dall'età del paziente e dallo stadio del tumore,
ma non dall'SDI. I risultati sono stati simili restringendo l'analisi ai
pazienti con tumori a piccole cellule, associati a crescita e disseminazione
rapida anche in fase precoce. Tali dati possono essere spiegati con la
variabilità biologica del tumore, le variazioni nel comportamento del
paziente e nel decorso clinico della malattia. (J Clin Epidemiol
2003;56:820-825)
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