news_pianeta_sanità_-_parziale_assoluzione_tacchi_alti:_?ÿ?iso-8859-1?Q?non_responsabili_artrite_ginocchio_-_generici_e_cpc_-certi?ÿ?iso-8859-1?Q?ficato_protezione_complementare_dei_farmaci

02/nov/2003 06.22.55 Utente Non Registrato Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Federgenerici e CPA (l'Associazione italiana dei Produttori di Principi Attivi per generici ) hanno auspicato congiuntamente un intervento governativo urgente per adeguare la validita' dei Certificati di Protezione Complementare dei farmaci a quella vigente negli altri paesi della UE.
"Il superamento dell'anomalia italiana dei certificati complementari brevettali - sostengono - non rappresenta un taglio alla farmaceutica.
Infatti le ingenti risorse che si possono recuperare attraverso il superamento di rendite di posizione e situazioni di monopolio, quale quelle previste dal Cpc, non si tradurrebbero in un taglio alla ricerca ma al contrario creerebbero proprio quelle condizioni auspicate per avere piu' risorse per garantire ai cittadini un piu' facile accesso alle piu' costose cure innovative".
Tutti i dati internazionali dimostrano infatti che non esiste alcuna correlazione negativa tra minor durata dei brevetti farmaceutici e investimenti in ricerca. "Anzi, la minore durata della esclusivita' di mercato e' un fattore di stimolo per gli investimenti in R&S, come dimostrano gli Usa, dove alla durata dei brevetti inferiore non solo all'Italia ma anche al resto d'Europa, corrisponde una quota di investimenti in ricerca pari al 24,9% del fatturato farmaceutico globale, contro l'11,8% dell' Ue e il modesto 6,2% dell'Italia.
Il cosiddetto certificato complementare ( Cpc ) italiano ha il primato dei tempi di copertura brevettuale più estesi e quello poco invidiabile della più scarsa quota di fatturato investita in ricerca. I tempi supplementari concessi ai brevetti farmaceutici italiani con l'anomalia dei certificati complementari (Cpc) gonfiano i prezzi: un aumento del 70,44% dei prezzi delle medicine più 'datate' rispetto agli analoghi prodotti commercializzati nei principali Paesi d'Europa. 
Il dato emerge da uno studio di Federgenerici che ha messo a confronto i listini delle dieci molecole di piu' largo consumo coperte dal brevetto complementare in Italia con i prezzi all'estero.
Si è anche detto che fattore decisivo di risparmio nel segmento della spesa per i farmaci "off-patent" è stata la concorrenza generata dal nuovo meccanismo di rimborso per prodotti uguali e non il mercato del generico, che resta inchiodato a circa il 2 per cento.
È stata però la presenza di pochi generici a scatenare dinamiche proprie della libera concorrenza che difficilmente si sarebbero attivate in un mercato dominato solo da specialità copia e dal co-marketing. Anche se è vero che il meccanismo di rimborso tarato sul prezzo più basso ostacola lo sviluppo del generico a causa dei fenomeni di dumping che stanno producendo diseconomici dirottamenti delle prescrizioni verso i prodotti più costosi.
 
Uno studio diffuso da Federgenerici ha messo in evidenza che l’ allarme più volte lanciato dal Movimento Difesa del Cittadino insieme con la Coalizione Consumatori ha pieno fondamento.
Non è possibile che il paziente italiano sia obbligato a pagare una confezione di Loratadina (antistaminico) in Italia 11,90 Euro, mentre in Spagna la stessa confezione di farmaco generico costa 5,00 Euro; o che il SSN sborsi per una molecola di Enalapril (antipertensivo) il 163 % in più rispetto al Regno Unito, il 45 % rispetto alla Spagna e alla Germania.
Continua nel nostro Paese una grossa disparità rispetto agli altri paesi della UE, come più volte d enunciato negli ultimi due anni dall’ Osservatorio Farmaci e Salute della Coalizione Consumatori.
E’ necessario rivedere il regime protezionistico in atto nel nostro paese a scapito delle nostre tasche: i generici risultano essere una risorsa poiché fonte di risparmio.
L’ esame comparativo effettuato su 11 molecole dà i seguenti risultati: la ticlopidina ha ottenuto una riduzione di prezzo del 74 % rispetto al 2001, la nimesulide del 72 % l’aciclovir del 62 % e la ranitidina del 50%.
Da ciò si deduce che il risparmio conseguente per il SSN è stato rilevante. Ora sarebbe necessaria una ulteriore spinta, con provvedimenti diversi, primo tra tutti l’incremento del mercato dei generici abolendo il certificato di protezione e avviando campagne di informazione dirette a cittadini e medici per l’uso dei farmaci generici.
In questa campagna informativa sui farmaci generici e sul corretto uso dei farmaci in generale, risulta essenziale e determinante sia il ruolo dei medici di famiglia e sia quello dei Farmacisti perché svolgono una importante funzione sociale ed educativa in campo sanitario nei confronti dei cittadini.
 
FARMACI: CONSUMATORI, QUELLI GENERICI E DA BANCO TROPPO CARI
I farmaci generici e quelli da banco, in Italia, costano piu' che in Paesi come Usa, Francia, Gran Bretagna, e al pari del Giappone, mentre quelli di marca sono meno cari del 15% rispetto agli Stati Uniti: lo sostiene l' Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori), che cita una ricerca dell' americana Hope. L' economicita' dei medicinali di marca, secondo la ricerca, nasce dal fatto che i prezzi di questi ultimi sono fissati dalla pubblica amministrazione, mentre i generici sono costosi perche' poco conosciuti e, a causa della mancata liberalizzazione delle farmacie, esiste ancora poca competizione tra loro. Ancora piu' assurda, secondo l' Aduc, la situazione dei prezzi dei farmaci da banco, penalizzati anche dal fatto che si continua a venderli esclusivamente nelle farmacie. ''Se qualcuno ci spiegasse perche' l' aspirina debba essere venduta in farmacia, mentre una bottiglia di cognac la si puo' trovare al supermercato o al bar sotto casa, forse ci convinceremmo della giustezza del monopolio delle farmacie per i farmaci da banco'' afferma l' associazione, che sottolinea come ''una bottiglia di cognac bevuta in modo scriteriato fa sicuramente piu' male di due aspirine magari prese a stomaco vuoto''

Finanziaria:Federgenerici, decretone affossa farmaci generici
Con l'approvazione al Senato del 'decretone' attraverso il voto di fiducia, ''si e' persa, proprio durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, una grande occasione per incentivare lo sviluppo del settore dei farmaci generici in Italia. Disattendendo, di fatto, le indicazioni della Ue, e mettendo in serio pericolo l'esistenza stessa delle aziende presenti nel nostro Paese''.

Il commento sull'approvazione della legge finanziaria, approvata dal Senato e' di Federgenerici, che raggruppa le aziende produttrici di farmaci generici.
 
un comunicato diffuso da Federgenerici che prosegue: ''Esistono altre misure di natura strutturale quale il taglio dei certificati di protezione complementare in grado di incidere in maniera permanente sulla struttura e favorire piu' velocemente l'ingresso dei piu' economici farmaci generici. Una misura piu' volte caldeggiata dal ministero dell'Economia e dalle Regioni che anziche' penalizzare indiscriminatamente l'industria farmaceutica, consentirebbe senza ridurre il livello di assistenza di reinvestire in innovazione e ricerca i 1.800 milioni di euro conseguibili con il taglio dei certificati di protezione complementare''.
 
ISTAT; MENO RICOVERI, PIU' TAC E RISONANZE
(ANSA) - ROMA, 30 OTT - Nell'arco di 2 anni negli ospedali italiani si sono ricoverate 900 mila persone in meno e le strutture hanno registrato una riduzione di 12 milioni di giornate di degenza. E' quanto risulta dall'annuario di statistiche sulle amministrazioni pubbliche relativo al 2000 che traccia settore per settore anche il quadro della sanita' italiana, pubblica e privata. Nel biennio l'Istat ha verificato una lieve riduzione dei medici che passano da 47.539 a 47.148 unita', con una variazione solo dell'1%. Il servizio sanitario nazionale si e' avvalso di 1.320 istituti di cura, di cui il 53,5% pubblici e il restante 46,5% privati convenzionati. Si sono ridotti i posti letto passati da 303 mila nel 1998 a meno di 260 mila nel 2000. Aumenta la disponibilita' delle apparecchiature biomediche: 1.500 tac in piu' (nel 2000 erano 7.821) e apparecchi per la risonanza magnetica ( da 249 a 327).
 
GRAN BRETAGNA RISCHIA EPIDEMIA DI MORBILLO
LONDRA, 31 OTT - La Gran Bretagna rischia quest'inverno un'epidemia di morbillo se i genitori del regno non smettono di boicottare il vaccino trivalente. Secondo quanto riportato oggi dalla stampa inglese, migliaia di bambini del paese potrebbero contrarre la malattia infettiva che puo' provocare nei casi piu' gravi anche cecita', danni cerebrali e morte. Per il dottor Simon Murch, uno degli autori dello studio del 1998 che aveva seminato il panico sulla trivalente contro morbillo, orecchioni e rosolia collegandovi un rischio di autismo, ora ci sono "prove inequivocabili" della sicurezza del vaccino. "E' un errore illogico e potenzialmente pericoloso per i genitori essere preparati a portare i figli in macchina in autostrada o in aereo per una vacanza, senza proteggerli con il vaccino", ha dichiarato il medico sulla rivista The Lancet. Secondo un recente rapporto del governo, i casi di morbillo in Gran Bretagna sono raddoppiati nell'ultimo anno e quelli di orecchioni si sono addirittura quintuplicati.(ANSA)
 
Il medico del SSN è, prima di tutto, un pubblico dipendente
La Corte di Cassazione ha riaffermato alcuni importanti principi sullo status giuridico dei medici dipendenti del SSN. In primo luogo, la Corte afferma che, nonostante la cosiddetta privatizzazione del rapporto di pubblico impiego introdotta con il Decreto Legislativo n. 29 del 1993, il personale sanitario ospedaliero non ha perso la natura di pubblico ufficiale. Infatti il D.Lvo 29/1993 non ha inteso modificare la natura giuridica dell attività ospedaliera come pubblico servizio reso alla collettività, ma bensì ha voluto regolamentare i rapporti interni fra Amministrazione e dipendenti con modalità e criteri di efficienza simili a quelli propri del rapporto di lavoro privato. Ne consegue che se il medico manomette la scheda marcatempo commette un falso in atto pubblico. In secondo luogo, la Corte afferma che sulla mission del medico dipendente del SSN non devono sussistere dubbi: all attività nella struttura pubblica va sempre riconosciuta la precedenza su quella privata, perché la prima è espressione di un compito sociale attribuito dalla pubblica amministrazione a ciascun sanitario dipendente. Ne consegue che il medico ospedaliero non può mai sacrificare la sua attività pubblica a beneficio di quella privata, ancorchè regolarmente autorizzata dall Azienda.
 
Terapia del dolore:L'uso di oppiacei a lungo termine non deteriora le funzioni cognitive
La terapia a lungo termine con oppiacei per dolori lombari non deteriora la memoria, l'apprendimento incidentale e la performance psicomotoria nella maggior parte dei pazienti. La funzione cognitiva, anzi, spesso sembra migliorare, prevalentemente a causa del sollievo dal dolore. In pazienti che non sono abituati a prendere tali farmaci, la performance psicomotoria subisce a volte un declino a breve termine, e pertanto ai pazienti viene raccomandato di limitare le proprie attività. Bisogna però tenere conto del fatto che il dolore influisce negativamente sulla memoria e sulla concentrazione, e la cura del dolore migliora quindi questi aspetti. E' comunque prudente tenere sotto controllo questi pazienti, e raccomandare prudenza alla guida o alla manovra di equipaggiamenti pesanti. (J Pain Symptom Manage 2003;26:913-921)
 
Impiego di farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore
Con la Legge 8 febbraio 2001 n. 12 sono state dettate norme per agevolare l impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore, con l intento di facilitare la prescrizione di detti medicinali da parte dei medici e incrementare il consumo di farmaci analgesici utili per il trattamento del dolore. Purtroppo il ricorso a tali farmaci è ancora oggi inferiore all atteso, per cui la Giunta Regionale Toscana, con delibera n. 1048 del 20 ottobre scorso, ha assunto alcune determinazioni con lo scopo di incrementare la prescrizione di questi farmaci. Innanzitutto è stato previsto che i farmaci elencati nella Legge 12/2001 possono essere prescritti, con l apposito ricettario a carico del SSR, anche dai medici che non sono dipendenti o convenzionati del SSN, ma che prestano la loro attività in una delle associazioni del volontariato operanti in Toscana. In secondo luogo, è stato previsto che i medicinali a base di tramadolo cloridrato e di paracetamolo più codeina, che attualmente sono classificati dalla CUF a totale carico dell assistito, possono essere prescritti dai medici dipendenti e convenzionati operanti in Toscana a totale carico del SSR. Infine, sono concedibili a totale carico del SSR tutte le preparazioni galeniche magistrali a base di buprenorfina, codeina, didrocodeina, fentanyl, idrocodone, idromorfone metadone, morfina, ossicodone, ossimorfone, prescritte sia dai medici dipendenti e convenzionati, che dai medici operanti presso le associazioni di volontariato. (Fonte: Giunta Regionale Toscana del 20 ottobre 2003)
 
Assoluzione per i tacchi alti: non sono responsabili dell’artrite del ginocchio
Non sono le scarpe con i tacchi alti a facilitare la comparsa dell’osteoartrite del ginocchio nel sesso femminile: responsabile è piuttosto il sovrappeso in età giovanile, come segnala una ricerca apparsa su Journal of Epidemiology and Community Health.
Le donne con problemi di osteoartrite avevano più spesso svolto lavori fisicamente impegnativi;
- Erano associati al problema anche fattori come l’aver avuto traumi alle ginocchia, soffrire di artrite del piede, essere fumatrici; non è risultata alcuna correlazione, invece, con l’abitudine a portare i tacchi alti;
- Un indice di massa corporea superiore a 25 fra i 36 e i 40 anni è apparso come uno dei fattori maggiormente implicati nella comparsa dell’artrite del ginocchio.
Il commento
“Poco più di cento donne è un campione troppo esiguo per poter assolvere a pieno titolo i tacchi alti”, osserva la professoressa Lisa Bambara, reumatologa presso il policlinico universitario G. B. Rossi di Verona, “ al momento non esistono prove sufficienti per affermare che indossare calzature con il tacco alto non provochi danni all’articolazione del ginocchio. Sappiamo invece che questa abitudine può dare problemi di natura ortopedica: meglio quindi prendere questo dato con la dovuta cautela”.
Le conseguenze
“Se per i tacchi alti il risultato è incerto, abbiamo invece prove ben più consistenti in merito al sovrappeso, come indica anche quest’ultimo studio”, riprende Bambara, “benché non si tratti di una novità, vale la pena ricordare che i chili di troppo sono una delle cause ormai riconosciute di artrite del ginocchio. Il sovrappeso è del resto solo uno dei molti fattori di rischio ben documentati dalla letteratura scientifica: vi si aggiungono, fra gli altri, anomalie della postura, abitudine al fumo, microtraumi locali dovuti ad attività che comportano un carico elevato sull’articolazione (come accade fra gli sportivi o in chi svolge lavori fisicamente pesanti)”.


 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl