COMUNICATO STAMPA

22/giu/2007 16.00.00 Rosario Mangione Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Sulla scia della grande esperienza di fede vissuta a Roma il
12 maggio u.s. - giorno del “Family Day”, il
Rinnovamento nello Spirito Santo in Campania, movimento
cattolico, ha promosso, nell’ambito del progetto
“Cultura di Pentecoste”, la Tavola Rotonda su:
“Famiglia, diventa ciò che sei! Sfide del relativismo
all’inizio del Terzo Millennio”!
Presenti all’evento il responsabile della consulta dei
laici Marco Di Costanzo, i responsabili di alcuni dei
movimenti/associazioni cattoliche tra cui i Focolarini ed i
Neocatecumenali, unitamente a tanti uomini e donne che
operano nel sociale, in campo politico, sanitario,
educativo, assistenziale; agli operatori per le
comunicazioni sociali; ai Pastorali di Servizio del RnS; ai
Delegati dei Ministeri e agli incaricati dei Servizi Tecnici
del RnS regionale.
La Tovala Rotonda ha visto l’introduzione del Coordinatore
Regionale del RnS in Campania, Amabile Guzzo che dopo il
saluto ai presenti, ha letto il messaggio fatto pervenire
dal Cardinale Crescenzio Sepe - Arcivescovo Metropolita di
Napoli, impossibilitato a partecipare all’evento per
impegni già presi. Nel suo messaggio, il porporato, ha
rivolto ai convenuti il suo pensiero: “E’ necessario non
piegarsi alle sfide che vengono lanciate alla famiglia, ma
riflettere e rinvigorire sempre di più le fondamenta su
cui poggia il focolare domestico. La disgregazione della
famiglia porta a conseguenze rovinose per tutta la
società, una tra tante è la mancanza di punti di
riferimento certi, di guide sicure, di palestre di
solidarietà e di relazioni interpersonali, questo,
purtroppo già sta avvenendo”.
Nelle vesti di relatori sono intervenuti il Senatore Prof.
Rocco Bottiglione, filosofo e presidente dell’UDC, il
Senatore Luca Marconi (centro destra), il Senatore Luigi
Bobba (centro sinistra) ed il Presidente Nazionale
dell’Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, prof.
Salvatore Martinez.
L’iniziativa, è stata motivo per riflettere sulle
difficoltà che la famiglia vive in questo tempo e, con il
prestigioso contributo dei partecipanti al dibattito, si è
cercato di individuarne le cause ed i potenziali percorsi
che il credente di oggi dovrebbe intraprendere.
I relatori nei loro interventi hanno evidenziato qual’è
il ruolo del cattolico “il suo senso di
responsabilità” che lo spinge a partecipare al cammino
della storia, a destarsi dal torpore che avvolge il mondo e
i suoi abitanti, ad agire con coraggio e perseveranza, ad
essere promotore della: “Civiltà dell’Amore”.
I partecipanti al dibattito, coscienti delle loro
responsabilità nella vita pubblica, hanno evidenziato in
modo impeccabile, di non essere impreparati di fronte alle
difficoltà che la famiglia vive in questo tempo. La
minaccia che grava sulla famiglia giustifica un impegno in
prima persona di tutti gli uomini di buona volontà.
Una sola voce si è levata: “i politici e i legislatori
cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità
sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla
loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere
leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana, tra i
quali rientra la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna”.
La famiglia è un soggetto sociale, e deve essere al centro
della scena pubblica italiana. Pertanto appare inevitabile e
necessaria una precisa assunzione di responsabilità da
parte delle istituzioni e delle forze politiche che hanno
avuto modo di ascoltare la voce della famiglia italiana.
Un ostacolo particolarmente insidioso è costituito dalla
massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di
quel relativismo che, non riconoscendo nulla come
definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con
le sue voglie, e sotto l'apparenza della libertà diventa
per ciascuno una prigione.
Dopo il messaggio del Cardinale Sepe, ha inizio la Tavola
Rotonda con il Senatore Marconi.
L’ampio dibattito che si apre intorno ai temi fondamentali
della famiglia ci chiama in causa come custodi di una
verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal
Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di
amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come
testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo
responsabili di illuminare la coscienza dei credenti,
perché trovino il modo migliore di incarnare la visione
cristiana dell’uomo e della società nell’impegno
quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide
e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune, ha
spiegato nel suo intervento. È un tempo nel quale non
possiamo restare inerti a guardare, lamentandoci dei mali
del mondo senza nulla fare per porvi rimedio.
La famiglia è dunque, in questa costruzione
dell’identità individuale e sociale della persona, un
soggetto fondamentale, il fondamento stesso della società;
per questo l’interesse pubblico deve investire l’atto
che la genera ufficialmente: cioè il matrimonio.
La famiglia, ha affermato Buttiglione, si trova al centro di
diversi temi inerenti la persona e la società, quali il
concetto stesso di persona, i diritti umani, la paternità,
l’educazione, la trasmissione della fede e della cultura,
e i rapporti intergenerazionali. L’evoluzione della
famiglia è e sarà il più importante rivelatore degli
sviluppi culturali ed istituzionali della nazione. E’
pertanto quanto mai opportuno che tutti i cristiani, seguano
con attenzione le dinamiche familiari, promuovendo nelle
nuove generazioni una responsabile e consapevole
riflessione.
Non c’è dubbio che una famiglia propriamente costituita
è il migliore posto per generare figli e educarli perché
il lungo processo formativo dei figli richiede stabilità
ed una forte unione fra ambedue i genitori; un’educazione
basata nella fede e che porti ad una dovuta socializzazione
dei figli creando in loro un senso di responsabilità
sociale, perché diventino membri validi e produttivi della
società.
Non sta nelle mani degli uomini immaginare delle famiglie
alternative.
In una Italia pienamente secolarizzata, i laici credenti
devono accettare le sfide sempre più complesse
dell'identità e dell'etica pubblica. Ciò che serve ai
cattolici e al Paese è una nuova stagione di impegno
civile e politico”. Queste parole, sintetizzano
efficacemente il messaggio del senatore Luigi Bobba - già
presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane
lavoratori italiani) ed ora Senatore della Repubblica
italiana.
Nella Costituzione italiana si afferma (giustamente) che
“L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul
lavoro”, come a dire che il lavoro è una dimensione
integrante della nostra cittadinanza, è un diritto-dovere,
è un elemento costitutivo fondamentale per
l'autorealizzazione delle persone. È altresì
interessante notare che l'Italia non è una Repubblica
“fondata sulla famiglia”, però riconosce la famiglia
come un luogo essenziale, pre-esistente al quadro giuridico
(art. 29: “…riconosce la famiglia come società
naturale fondata sul matrimonio”), attribuendole una serie
di doveri e riconoscendole una serie di diritti (a dire il
vero questi ultimi non sembrano tutti esigibili, se
analizziamo lo stato dell’arte delle nostre politiche
familiari…). Del resto che questi due ambiti di esperienza
dell’umano siano inevitabilmente in costante interazione
appare talmente “autoevidente”, sia dal punto di vista
teorico che soprattutto nell’esperienza concreta delle
persone, che non sembrano qui necessarie argomentazioni
specifiche.
“Mettere insieme” famiglia e lavoro quindi è una delle
grandi sfide del nostro sistema, per tentare di capire quali
sono le “nuove sinergie”, evidenziando però la
necessità di assumere una priorità “preliminare”, la
riqualificazione del luogo sociale “famiglia”, che è
una scelta strategica ex ante, nell’ipotesi che far stare
meglio le famiglie comporti anche far stare meglio sia il
sociale sia le singole persone: costruire buone relazioni
fra famiglia e società, cioè, riqualifica la società.
Un tema decisivo, e in un certo senso preliminare a tutte le
riflessioni sull’interazione tra famiglia e lavoro, è il
riconoscimento fiscale dei carichi familiari, nel senso che
certamente non è politica specifica del lavoro, ma è un
dato che farebbe la differenza.
La relatività non va confusa con il relativismo perché
come precisa Bobba “un conto è parlare di relativo
rispetto all’assoluto; altro è l’affermazione secondo
cui nulla è assoluto, come appunto vuole quel relativismo
laicista oggi molto diffuso”.
Il cristiano cattolico non deve più identificarsi in uno
schieramento perché c’è bisogno: “di un bipolarismo
mite, ma non indulgente sui valori”.
“In un tempo di dittatura del relativismo, di trionfo del
pensiero debole, di
nichilismo morbido e gommoso, di una cultura della resa,
dell’arrendevolezza, il richiamo alla differenza cristiana
non è chiusura, neointegralismo, non è arroccamento
contro il mondo è invece riaffermazione della verità,
ossia di ciò che non è negoziabile nella società
plurale e democratica”.
Il presidente del RnS, Salvatore Martinez, prendendo la
parola, si infiamma, affermando senza paura e con la forza
della verità che ogni credente deve dare volto, voce,
cuore e speranza nuove al destino della famiglia, sempre
più trascurata e svilita nei suoi grandi valori. E’
necessario passare dalla ‘protesta’ alla ‘proposta’,
senza andare ‘contro’ qualcuno, semmai ‘a favore della
gente e a tutela del futuro di tutti, auspicando una grande
mobilitazione degli affetti”.
L’obiettivo del movimento, attraverso il progetto
“Cultura di Pentecoste” è molto chiaro: “Dinanzi
alla campagna destabilizzante, che sta minando alle radici
la nostra civiltà -sentiamo il dovere di mostrare il
volto di una Chiesa accogliente, ma non remissiva;
compassionevole, ma non approssimativa; capace di ascoltare
le istanze del tempo, ma fedele al destino eterno che la
precede”.
Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento
della storia sono uomini che attraverso una fede illuminata
e vissuta rendano Dio credibile in questo mondo. La
testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e
vivevano contro di Lui ha oscurato l’immagine di Dio e
aperto le porte all’incredulità”.
Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera
educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella
nostra società e cultura, di quel relativismo che, non
riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima
misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto
l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una
prigione.
Nuovi nemici tentano di espugnare le nostre città, di
sovvertire il loro sereno ordinamento e di creare turbamento
alla loro vita. Questi nuovi nemici si chiamano il
nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno
esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura.
Occorre avere consapevolezza di questa battaglia in corso
attorno alla persona umana e alla sua dignità e di quanto
essa sia decisiva per il futuro della società, ma occorre
anche riconoscere che può salvarci solo il riferimento al
Dio creatore e alla sua legge scritta nei nostri cuori, e a
noi rivelata in pienezza da Gesù che ci offre anche la
grazia di adempierla.
Se vogliamo difendere il vero volto dell’uomo abbiamo
bisogno di riscoprire il volto di Dio.
E il volto di Dio è l’amore, come ci ha ricordato il
Santo Padre nella sua enciclica Deus caritas est. Non però
l’amore debole che nasconde la verità, che crea
ambiguità sotto il velo della falsa tolleranza, bensì
quello esigente che non rinuncia a ferire per curare, a
distinguere per poter allacciare ponti veri e non a voler
rendere tutto fittiziamente omologo, a richiamare alla
responsabilità senza indulgere in un buonismo alla fine
perdente. Solo da questa carità nella verità può
scaturire quella capacità di costruzione della comunione
L’umanità che sperimenta l’amore si eleva, si
evangelizza in modo intrinseco, “capisce” il Vangelo: la
famiglia come luogo dell’amore e educatrice all’amore;
la famiglia è il “santuario della vita”. La gloria di
Dio è l’uomo vivente.
E’ il richiamo dell’Amore che ci fa vivere, camminare,
abbattere il muro della solitudine, superare le diversità,
incontrare l’altro, agire e sostenerlo perché è mio
fratello. E’ la Legge dello Spirito che, scritta a
caratteri indelebili sul nostro cuore , dà la vita,
inneggia alla vita, mi chiama a difendere la vita come un
dono unico ed irripetibile per me e per i miei fratelli.
Vivere, oggi, è scegliere di vivere e far vivere Gesù.
Vivere è dare forma al Vangelo nella nostra vita: ed è
già vita nuova, canto in lingue, risurrezione; è già
vita eterna, anticipata nell’oggi della nostra umanità..

Il Capo Ufficio Stampa
(Rosario Mangione)

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl