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Si opera con il paziente sveglio, sottoposto, dopo gli esami di rito, ad una anestesia locale per il cuoio capelluto e ad una sedazione con farmaci analgesici.

27/giu/2007 08.20.00 Alice Stopponi Contatta l'autore

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‘L’awake surgery ’ migliora la qualità di vita dei pazienti con tumore celebrale
Si può essere operati alla testa, da svegli, e la sera stessa cenare tranquilli e due giorni dopo tornare a casa? Al Policlinico Umberto I di Roma, si può.
Si opera con il paziente sveglio, sottoposto, dopo gli esami di rito, ad una anestesia locale per il cuoio capelluto e ad una sedazione con farmaci analgesici. Questo consente di controllare l'eventuale alterazione di funzioni vitali, in modo da permettere al paziente, una volta terminato l'intervento, di conservare la stessa integrità fisica di prima, che nel caso di chirurgia dei tumori cerebrali può essere gravemente compromessa. Il paziente in questo senso guida il chirurgo, spiega quello che prova in una simbiosi di intenti che permette di agire all’unisono come una unica persona.
Il paziente è sveglio. Parla e si muove proprio mentre il Neurochirurgo inizia ad asportare il tumore, spesso collocato vicino a zone molto pericolose che, se lesionate per errore, potrebbero indurre danni (anche definitivi) nell'uso della parola, nella comprensione del linguaggio o nei movimenti. Per chi si trova sotto i ferri, nessun dolore. Gli anestesisti gli somministrano analgesici per mantenere addormentata la cute. Questa è la nuova tecnica innovativa, denominata “AWAKE SURGERY” che, grazie al costante aiuto (umano, morale e, soprattutto tecnico) e incoraggiamento del Prof. Delfini (Direttore della I Cattedra di Neurochirurgia dell’ Università di Roma ‘Sapienza’), lo staff del Policlinico Umberto I di Roma composto dal Prof. Maurizio Salvati e dal Dott. Christian Brogna, hanno reso una realtà quotidiana.
Operativamente l’intervento è effettuato in due fasi distinte. Dopo l’incisione e l’apertura delle meningi si esegue una mappatura delle aree del linguaggio e motorie. In particolare, al paziente si chiede di guardare delle diapositive e di dire cosa sta osservando e eseguire movimenti. Quindi si effettua una stimolazione corticale e sottocorticale, con una corrente elettrica, che interrompe momentaneamente, e in modo assolutamente controllato e reversibile, l’uso della parola e i movimenti. Nel caso che il paziente conosca più lingue, ognuna di esse viene individualmente testata. Una volta ottenuta la mappa completa delle aree cerebrali deputate a queste funzioni, si procede alla rimozione del tumore, naturalmente continuando la valutazione funzionale. Si tratta di una tecnica che si sta utilizzando anche nei Centri esteri all’avanguardia nella chirurgia dei tumori cerebrali che si utilizza, in particolare, quando il tumore è situato in zone particolarmente importanti per le funzioni a cui sono preposte. Quest'intervento su una persona sveglia permette di asportare lesioni un tempo ritenute intoccabili, pena lo sviluppo di un grave e definitivo danno neurologico.
Un intervento decisivo per la qualità di vita del paziente,  durante il quale il chirurgo controlla che tutte le funzioni essenziali per la vita di relazione del paziente (motorie, del linguaggio, …) rimangano inalterate.
L’Università Sapienza di Roma si conferma, con questa tecnica in atto nelle sue strutture ormai già da alcuni anni, una realtà di eccellenza ed all'avanguardia.


Ufficio stampa
Alice Stopponi
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