Fw: rapporto "Osservasalute, la sanita' italiana regione per regione - INFLUENZA COME RISPARMIARE SUI FARMACI

21/nov/2003 05.27.56 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Il rapporto "Osservasalute" sulla sanita' italiana regione per regione, punti critici, di eccellenza, debolezze, esempi virtuosi.
 
Il rapporto "Osservasalute", presentato ieri mattina a Roma all'universita' Cattolica, ha 'radiografato' lo stato di salute dell'Italia, regione per regione. Facendo emergere punti critici o di eccellenza, debolezze o esempi virtuosi. Ecco allora i risultati, da Nord a Sud:
VALLE D'AOSTA: stile di vita poco sano, ma ottima assistenza sanitaria. Alte percentuali di fumatori, obesi e ipertesi si traducono in un rischio di malattie cardiovascolari (prima causa con 45,15 morti l'anno ogni 10 mila abitanti per gli uomini e 25,31 per le donne) e tumori (176,20 per sesso maschile e 109,60 per il femminile ogni 100 mila abitanti), superiore alla media nazionale. Migliori le notizie sul fronte dell'assistenza sanitaria, con copertura vaccinale dei bambini ottima, assistenza domiciliare fornita da tutte le Asl, e parti cesarei inferiori alla media italiana.
PIEMONTE: Spesa sanitaria alta ma assistenza efficiente, basso consumo di farmaci e tassi elevati di mortalita' per tumori. La Regione ha una popolazione prevalentemente anziana, ma i servizi di assistenza domiciliare sono attivi su tutto il territorio. Anche qui le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte, con 42,56 decessi l'anno tra gli uomini e 27,55 tra le donne ogni 10 mila abitanti. Seguono i tumori: 174,40 morti l'anno per maschi e 92,60 per femmine ogni 100 mila piemontesi.
LIGURIA: popolazione piu' anziana d'Italia ma tassi di mortalita' per malattie cardiovascolari e tumori meno elevati rispetto al resto delle Regioni del Nord. Spesa per l'assistenza sanitaria superiore alla media nazionale. Nel corso degli anni '90 il tasso di crescita della popolazione della Liguria e' sceso dello 0,64 annuo. Il tasso di fecondita' delle donne in eta' fertile e' pari a 1, rispetto all'1,24 della media nazionale.
LOMBARDIA: primato nazionale della mortalita' per tumore: una volta e mezzo quello della Calabria. Dato legato a abitudini di vita sbagliate (fumo e sedentarieta'), ma anche all'inquinamento. Meglio l'assistenza sanitaria, con una spesa media pro capite tra le piu' basse d'Italia e un'elevata disponibilita' di posti letto per lungodegenti e riabilitazione. Per tutti il servizio di assistenza domiciliare, attivato nel 100% delle Asl.

TRENTINO ALTO ADIGE: anomalia rispetto alle altre Regioni del Nord. Molti giovani e bambini, e tasso di fecondita' piu' elevato d'Italia (1,45, contro 1,24 della media nazionale). La mortalita' per malattie cardiovascolari e' superiore alla media italiana per gli uomini ma non per le donne. Il numero di posti destinati ai lungodegenti e alla riabilitazione e', rispetto alla popolazione, il piu' elevato della penisola
VENETO: buono lo stato di salute, efficiente la sanita'. Bassa percentuale di fumatori, obesi e ipertesi. Copertura vaccinale dei bambini molto buona, in alcune aree supera il 95% della popolazione. Il numero di consultori materno-infantili e' superiore allo standard previsto dalla legge. Il consumo medio giornaliero di farmaci e la percentuale di parti cesarei sono inferiori rispetto alla media nazionale.
FRIULI VENEZIA GIULIA: mortalita' infantile da record, tra le piu' basse del mondo (due bambini su mille entro il primo anno d'eta'). Promossa anche l'assistenza domiciliare attiva al 100% e parti cesarei inferiori alla media nazionale. Anche qui malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, anche se inferiori alla media italiana, seguite dai tumori che invece 'uccidono' piu' che a livello nazionale.
EMILIA ROMAGNA: Regione 'amica' di mamme e bambini. Super-offerta di consultori materno-infantili e percentuale di parti cesarei piu' bassa della media. Massima copertura vaccinale. Consumo di farmaci contenuto e mortalita' per tumori e malattie cardiovascolari inferiore alla media italiana.
TOSCANA: promosse salute e sanita', con percentuali di decessi per malattie cardiovascolari e tumori tra i piu' bassi della penisola. Unico neo, l'alto numero di donne fumatrici (25% dell'intera popolazione). Parti cesarei 'al minimo storico', con numeri inferiori al resto del Paese. Stile di vita 'sano'.
MARCHE: si fuma poco, si mangia bene, e sono diffuse le abitudini salutari. Assistenza sanitaria in netto miglioramento, specie in tema di vaccinazioni infantili. Servizi domiciliari su tutto il territorio.
UMBRIA: fumo, vita sedentaria e alimentazione scorretta sono le 'pecche' degli abitanti dell'Umbria. Nonostante cio' il numero dei decessi per malattie cardiovascolari e tumori si mantiene al di sotto della media nazionale. Mancano i posti letto per i lungodegenti, mentre sono numerosi i consultori materno-infantili. Buona la copertura vaccinale.
LAZIO: Regione di fumatori (36% degli uomini e 28% delle donne), con percentuali superiori al resto d'Italia, nonostante il numero sia in calo da qualche anno. Posti letto per i residenti superiori alla disponibilita' media nazionale. Tassi di mortalita' per malattie cardiovascolari e tumori appena sotto la media nazionale, e tasso di fecondita' inferiore alla media, cioe' all'1,17.
ABRUZZO: Eta' media elevata ma tassi di mortalita' per malattie cardiovascolari e tumori inferiori alla media della penisola. Promosso lo stile di vita. Solo il 50% delle Asl effettua assistenza domiciliare.
MOLISE: Tasso di mortalita' infantile piu' basso d'Italia, 1,8 decessi ogni mille nati, contro una media italiana di 5,1. Migliora la copertura vaccinale dei bambini ma sono pochi i consultori materno-infantili. Assistenza domiciliare invece capillare su tutto il territorio.
CAMPANIA: popolazione piu' giovane d'Italia, ma tasso di mortalita' per malattie cardiovascolari piu' elevato della penisola. Colpa di uno stile di vita poco salutare e di poche informazioni sui fattori di rischio. Primato positivo, invece, per le nascite: 1,47 rispetto a 1,24 della media nazionale. Ma 'maglia nera' per la frequenza dei parti cesarei: rappresentano il 54% della totalita' delle nascite contro una media nazionale del 34%. Migliorata la copertura vaccinale.
PUGLIA: donne a rischio malattie cardiovascolari, con tassi superiori a quelli dei 'colleghi' uomini. Colpa di vita sedentaria e cattiva alimentazione. Primato per la spesa sanitaria regionale, la piu' bassa d'Italia. Elevato il tasso di natalita' ma pochi consultori materno infantili. Molti i parti cesarei.
BASILICATA: uomini con il piu' alto consumo di sigarette, che si traduce in elevato rischio di malattie cardiovascolari. Per quanto riguarda la sanita' sono attivi su tutto il territorio i servizi di assistenza domiciliare. Molto elevati i parti cesarei, al 46%.
CALABRIA: primato invidiabile del tasso piu' basso di morti per tumore della penisola (ogni anno 130,90 per gli uomini e 72,80 per le donne ogni 100 mila abitanti, a fronte di una media nazionale rispettivamente di 171,80 e 90,60). Piu' elevato della media nazionale, invece, il tasso di mortalita' per le malattie cardiovascolari. Consultori materno-infantili inferiori al numero minimo stabilito per legge, mentre rimane elevato il consumo di farmaci. Migliorata la copertura vaccinale.
SICILIA: Poche morti per tumori ma le malattie cardiovascolari fanno piu' vittime rispetto alla media nazionale. Fumo, vita sedentaria e abitudini alimentari sbagliate incidono negativamente. la Sicilia e' la Regione dove si consumano piu' farmaci. I cesarei sono molto frequenti, al 42%.
SARDEGNA: Stile di vita sano, con pochi fumatori e obesi. Tassi di mortalita' per malattie cardiovascolari piu' bassi della media, per tumori in linea con i dati generali della penisola. Elevato il numero di posti letto per patologie acute ma scarso quello per i lungodegenti o la riabilitazione. Solo il 75% delle Asl ha attivato i servizi di assistenza domiciliare. 
Sciopero generale della sanita' il 28 novembre
Del Barone, piena solidarieta' ai medici in lotta per difendere il Servizio Sanitario Nazionale
Sciopero generale della sanita' il 28 novembre. Lo hanno proclamato per l'intera giornata i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, ma anche la Fsi-Usae, la sigla autonoma piu' rappresentativa del settore. La Fials, altro sindacato del comparto sanita', ha annunciato uno sciopero di 12 ore sempre per il 28.  L'astensione dal lavoro e' stata proclamata per la mancata chiusura delle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto da 23 mesi, e che interessa 600 mila lavoratori. Allo sciopero partecipano anche infermieri, tecnici, ausiliari, assistenti e il personale amministrativo dei livelli. 

''Piena solidarieta' ai medici in lotta per difendere il Servizio Sanitario Nazionale'' e' stata espressa dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Giuseppe Del Barone, commentando la protesta delle associazioni di categoria. ''Gli scopi - afferma Del Barone - sono perfettamente condivisi dalla Federazione, anch'essa impegnata nella difesa di un Ssn oggi sempre piu' penalizzato da un eccessivo economicismo, che rischia di pregiudicare il principio costituzionale del diritto alla salute e le possibilita' di accesso alle prestazioni per tutti i cittadini''.
 
 
Disfunzione erettile in corso di terapia con beta-bloccanti: influenza dell'informazione del paziente
96 pazienti con patologia cardiovascolare recente che giustificava un trattamento con beta-bloccanti e senza turbe dell'erezione riferite sono stati randomizzati in tre gruppi. I pazienti del primo gruppo non conoscevano il tipo di trattamento, quelli del secondo erano stati informati dell'assunzione di beta-bloccanti, quanto al terzo gruppo, i pazienti erano stati informati della possibilità di turbe dell'erezione. Dopo 3 mesi, disturbi dell'erezione sono risultati presenti nel 3%, 16% e 32% dei pazienti dei gruppi 1, 2, e 3 (rispettivamente), dimostrando l'influenza nefasta dell'ansia creata dall'informazione sugli effetti secondari. Tutti i pazienti con disturbi dell'erezione sono stati successivamente trattati con sildenafil 50 mg o placebo, e successiva inversione dei trattamenti. Il sildenafil e il placebo sono stati altrettanto efficaci nel migliorare i disturbi dell'erezione in tutti i pazienti tranne uno. La conoscenza dei potenziali effetti secondari dei beta-bloccanti è pregiudizievole per il paziente e causa di disturbi funzionali dell'erezione. http://www.eurheartj.org/ (Eur. Heart J. 2003; 24 (21): 1928-32, Antonello Silvestri)

  
Incidenza aumentata di sclerosi laterale amiotrofica nei giovani militari della Guerra del Golfo
Questo studio epidemiologico ha riunito i casi di sclerosi laterale amiotrofica comparsi in soggetti con meno di 45 anni di età, tra il 1991 e il 1998, partendo dai registri dell esercito americano e da una campagna pubblicitaria del 1998. La diagnosi si basava sui criteri di El Escorial. L incidenza teorica è stata stimata partendo dalla distribuzione delle età degli ex combattenti del Golfo e ponderata con le percentuali di decesso legate all età negli Stati Uniti d America. Negli 8 anni successivi alla guerra, sono stati diagnosticati 20 casi di sclerosi laterale amiotrofica tra i 690.000 ex combattenti del Golfo, di cui 17 con un età inferiore ai 45 anni. Tutti hanno sviluppato una lesione bulbare e midollare e 11 sono deceduti. Nei giovani militari l incidenza teorica prevista è passata da un aumento di 0,93 casi/anno nel 1991 a 1,57 casi/anno nel1998, ma l incidenza reale osservata è aumentata da 1 a 5 casi/anno. L incidenza osservata era di 0,94 volte (IC 95%, 0,26-2,41) quella teorica nel periodo di arruolamento dal 1991 al 1994 (4 contro 4,25 casi p = 0,6), e di 2,27 volte (IC 95%, 1,27-3,88) durante il periodo dal 1995 al 1998 (13 contro 5,72 casi; p = 0,006). Essa raggiunse il picco di 3,19 volte (IC 95%, 1,03-7,43) l'incidenza teorica nel 1998 (5 contro 1,57 casi; p = 0,02). Questo aumento dei casi di sclerosi laterale amiotrofica rispetto all incidenza teorica, durante il periodo di 8 anni studiato (Test di Poisson p = 0,05), non era spiegato da un cambiamento dell intervallo di tempo tra l insorgenza della patologia e la sua diagnosi, o da una modificazione del tasso di mortalità nella popolazione americana con meno di 45 anni di età. (Neurology 2003; 61: 750-756, R.W. Haley)
Sanità Lazio: un minimo controllo fa recuperare  90 miliardi di vecchie lire; e se fosse strumento ordinario di gestione cosa succederebbe?
il controllo delle cartelle cliniche delle strutture pubbliche e private accreditate, che si aggira oggi attorno al 2%, passera' nel 2004 al 4%. Con un notevole risparmio. Le trattenute per 'improprieta'' delle cartelle cliniche visionate (troppe quelle illeggibili, firmate da altri o addirittura non siglate bene), infatti, hanno permesso alla Regione Lazio di recuperare fino ad oggi 90 miliardi di vecchie lire (perche' le strutture che presentano documenti irregolari non sono compensate) e per il futuro sono previste sanzioni. Le novita' sono state annunciate all'inaugurazione della Giornata mondiale della Qualita' in sanita', promossa dalla Fondazione San Raffaele e da Tosinvest Sanita' in collaborazione con il gruppo Galgano, che si e' svolta ieri a Roma. Il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi, all'apertura dei lavori, ha evidenziato la necessita' di offrire servizi di qualita' agli utenti e la centralita' del paziente che deve essere tale su tutto il territorio nazionale. 
 
DDL SENATO, TUTTI PROFESSIONISTI ISCRITTI A ORDINE
Tutte le professioni sanitarie, sia quelle esistenti che quelle di nuova configurazione, dovranno essere organizzate in ordini e albi. Questo per arginare il fenomeno dell'abusivismo e per favorire il controllo sulle prestazioni. E' questo in sostanza quanto prevede la legge sulle professioni sanitarie, attualmente in discussione in commissione Sanita' del Senato. Questo pomeriggio la commissione ha ascoltato le associazione di categoria prima di procedere con l'esame del provvedimento. Al termine dell'audizione e' stata votata all'unanimita' dai gruppi la richiesta della deliberante. Il ddl, presentato dal presidente della commissione Antonio Tomassini (Fi) prevede la costituzione di un ordine unico e di 17 raggruppamenti. Attualmente, come si legge nell'introduzione al testo, la popolazione delle professioni sanitarie e' di circa un milione di persone. Tra questi 980mila sono iscritti a ordini o federazioni, solo il 14% dei professionisti della salute e' fuori dal sistema. ''Le posizioni espresse oggi - ha commentato Tomassini - sono state tutte sostanzialmente favorevoli ad una legge che regolamenti gli ordini. Alcuni sono totalmente a favore di questo testo, altri vorrebbero un maggior rispetto delle singole identita' dei vari profili professionali''. ''In quanto all'obligatorieta' di iscriversi all'ordine - ha aggiunto - la maggioranza e' d'accordo, ci sono state poche voci discordanti. Io penso che nell'ambito di questa valutazione il limite sia stato quello di voler ancora intendere un ordine così come e' fatto ora e cioe' poco piu' che una rappresentanza sindacale, noi invece vogliamo un ordine che rispetti soprattutto gli obiettivi deontologici, che accrediti, che sia una cosa alla quale si vuole aderire quasi con onore e non per obbligo''.
Costa, verificare l'altalena sui costi di degenza
Una sola giornata di degenza costa 1.453 euro in Basilicata, 1.018 nelle Marche, 375 in Sicilia. E allo stesso modo differisce il costo medio dei posti letto, del personale, dei ricoveri. Lo sottolinea Raffele Costa, deputato di Forza Italia, esprimendo ''perplessita' e smarrimento di fronte a questi valori altalenanti e ballerini. E' necessario far luce sull'attendibilita' di questi dati, che se corrispondessero al vero sarebbero una preoccupante cartina al tornasole di una gestione ancora molto da migliorare''. Sulla base dei dati pubblicati di recente dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali, Costa si chiede come sia possibile che ''una giornata di ricovero sia costata nel 2001 1.453 euro in Basilicata (Ospedale oncologico regionale), 1.018 nelle Marche (ospedale Lancisi), 876 in Campania (ospedale Cotugno), 382 euro in Lombardia (S. Antonio Abate) e 375 euro in Sicilia (ospedale Vittorio Emanuele). I numeri parlano chiaro''. Piu' difficile e' ''trovare spiegazioni razionali ad anomalie di tale portata, che talvolta riguardano strutture con specialita' sovrapponibili, una qualita' dei servizi equiparabile e un uguale numero di posti letto''.
 
Legge sulla ricerca ferma in Parlamento da 8 mesi
Giace in Parlamento dal 20 marzo 2003 la proposta di legge firmata da 150 deputati di tutti i partiti, che punta a facilitare la raccolta di fondi destinati alla ricerca sul cancro. A chiedere ''al presidente Berlusconi, al ministro della Salute Sirchia (che sappiamo favorevole) e al ministro dell'Economia Tremonti di avviare il confronto sul testo'', in occasione della settimana per la ricerca oncologica, sono Raffaele Costa (FI), Giuseppe Petrella (DS) e Giulio Conti (AN). La proposta punta a rendere deducibili le donazioni fino a 1.000 euro a favore di enti, universita', istituti, pubblici e privati, associazioni senza scopo di lucro che svolgano attivita' di studio e di ricerca sulle malattie neoplastiche, dal reddito complessivo dichiarato per l'anno 2003. ''Sarebbe un bel gesto se, in occasione della domenica che chiude la settimana di impegno in favore della ricerca relativa alle malattie neoplastiche - scrivono i deputati in una nota - il Governo desse un segno di disponibilita' ad avviare, in proposito, il confronto in Parlamento''.

 
INFLUENZA COME RISPARMIARE SUI FARMACI   

Quando si ha l’influenza, il primo a rimetterci è il portafoglio. Il banco del farmacista trabocca di sciroppi e pastiglie che promettono di curare contemporaneamente tosse, febbre e raffreddore. Prendi uno e curi tre. Sembra conveniente, ma in realtà non lo è.
Qualche esempio tra i più noti: Vicks Medinait (5,60 euro per un flacone di 90 ml, 9,50 euro per 180 ml) è uno sciroppo che contiene tre principi attivi: destrometorfano (sedativo per la tosse secca), paracetamolo (antifebbrile e analgesico) e doxilamina (antistaminico per il raffreddore). Per la tosse secca basta il destrometorfano e per la febbre alta il paracetamolo. Per il raffreddore, l’antistaminico ha effetti modesti sulla diminuzione della secrezione nasale e degli starnuti e in più ha effetti collaterali importanti.
Insomma, meglio limitarsi a un principio attivo alla volta a seconda delle necessità. Quindi meglio evitare questo tipo di farmaci, sia per non assumere sostanze in più di quelle necessarie sia per evitare il rischio di interazioni pericolose tra le sostanze e i conseguenti effetti collaterali.

Un’altra associazione da evitare è paracetamolo più clorfenamina maleato (antipiretico + antistaminico), messi insieme, per esempio, da Zerinolflu (5,60 euro, 12 compresse effervescenti).  

In generale i farmaci che contengono più principi attivi con funzioni diverse non servono. Inutili anche gli integratori vitaminici o minerali, perché la loro efficacia non è provata. Meglio frutta e verdura fresca in abbondanza. Per risparmiare, basta scegliere tra i farmaci quello che costa meno a parità di principio attivo: vi aiuta la nostra banca dati.

Ecco qualche esempio di risparmio.

· Tosse secca, insistente, che disturba il riposo notturno. Uno sciroppo a base di destrometorfano bromidato è il farmaco giusto. Il più economico è un generico, Destrometorfano Bromidrato Sella, 5 euro (confezione da 150 ml) contro gli 8,20 euro del farmaco equivalente più noto Vicks Tosse Sedativo (8,20 euro per 180 ml). Risparmio: 3,20 euro.

· Febbre attorno ai 39°C, mal di testa, dolori muscolari.   Si cura con le compresse di paracetamolo. Il meno caro è Acetamol (2,50 euro, 20 compresse da 500 mg); il farmaco di marca più noto, Tachipirina, costa 4 euro. Una differenza di 1,50 euro.   Se poi il confronto si fa con quello più costoso, Normaflu (5 euro), il risparmio sale a 2,50 euro.

· Tosse e catarro. In questo caso la tosse non deve essere sedata, perché serve a togliere il catarro dalle vie respiratorie, quindi il farmaco giusto è un mucolitico, che fluidifica il muco e rende più facile l’espulsione. Può servire uno sciroppo a base di carbocisteina. Il più venduto è Lisomucil, che costa 5,60 per 125 ml contro i 4,50 euro del più economico Mucotreis. Si possono risparmiare 1,10 euro. In pratica, scegliendo il farmaco più economico si può risparmiare, senza alcuna differenza per la salute (bisogna precisare che nei calcoli non abbiamo tenuto conto delle differenze di quantità, anche perché i farmaci, come lo sciroppo, avanzano quasi sempre e vengono buttati prima di finire).  

Novembre 2003

 
http://www.altroconsumo.it/map/src/39401.htm
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