Pinocchio all'Opera: la prima a Dicembre

avventure di PINOCCHIO di Antonio CERICOLA su libretto di Sandro Bernabei,

21/nov/2003 21.07.03 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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L'evento lirico dell'anno

Le avventure di PINOCCHIO
favola lirica in due atti

libretto di Sandro Bernabei
liberamente ispirato all'opera omonima di Carlo Collodi
Musica di ANTONIO CERICOLA





Il 4 e 7 dicembre verrà rappresentata al Teatro Marrucino di Chieti -
Teatro Lirico d'Abruzzo - in prima assoluta la favola lirica in due atti Le
avventure di PINOCCHIO di Antonio CERICOLA su libretto di Sandro Bernabei,
liberamente ispirato alla favola di Carlo Collodi.
Diversi i motivi di interesse e di richiamo che propongono quest'opera
all'attenzione del grosso pubblico oltre che degli addetti ai lavori.
Innanzitutto il ritorno ad una musica accattivante e di facile comprensione
pur in un'architettura internamente complessa e rivelatrice di una grande
capacità compositiva, nella quale una fresca e sorprendente quanto
inesauribile vena melodica è supportata da un'eccellente maestria dell'
impianto armonico. E poi la forma e i contenuti di un libretto
particolarmente curato. Ancora la presenza del coro di voci bianche, ora
burattini, ora asinelli, ora ragazzini, che traducono, nella loro nella loro
esperienza momentanea, sia il riflesso del loro approccio alla musica, sia
la partecipazione in prima persona ad una favola che a loro soprattutto
appartiene. Per la formazione di questo coro è stata organizzata una
selezione tra tutte le scuole elementari e medie della regione. Proprio per
le scuole l'opera sarà replicata per quattro mattine. La direzione d'
orchestra è affidata al M° Marco Moresco, la regia è di Zenone Benedetto e
di Sergio Rendine, direttore artistico del Teatro Marrucino, le scene ed i
costumi di Mario Mirabassi. Tra gli interpreti principali figurano i nomi di
Daniele Zanfardino (Pinocchio); Mariangela Di Giamberardino (Fata Turchina);
Franco Becconi (Geppetto); Leggiadri Gallani (Mangiafuoco); Arturo Cauli
(Oste); Marco Iezzi (La Volpe); Nunzio Fazzini (Il Gatto); Enrico Marabelli
(Lucignolo).
Degna di nota la partecipazione straordinaria di Enrico Bruschi - person
aggio ed artista di assoluto rilievo - nel ruolo del Grillo parlante.
Curiosità, informazioni sul cast, spartiti e files demo sono reperibili sul
sito www.arsmusica.it



Presentazione

Parlare ancora di Pinocchio significa prendere atto di un'idea che non
ha tempo, perché inscrivibile nella concretizzazione del presente. L'
attenzione di varie forme d'arte nei confronti della favola di Collodi, dal
cinema al musical all'opera lirica, nonché la recente decisione della
Francia di adottarla come libro di testo nelle scuole, ne sono tangibile
testimonianza. Se riusciremo a intendere in questo universo il senso dell'
attualità noi crediamo che la favola del burattino-bambino conserverà sempre
immutate le radici del presupposto. In questi termini abbiamo orientato la
nostra rilettura che non è alla costante ricerca di sempre nuovi e più
complessi stilemi, capaci solo di amplificare toni e personaggi che poco
hanno a che fare con la freschezza intuitiva dell'autore. Ancor prima che
esegeti o scopritori di 'notizie' inedite, ci premeva semplicemente
considerare le strutture che sono alla base del consenso spontaneo e
universale di una favola che non ha pregi di grande letteratura, ma che
sicuramente ha intuizioni geniali.
La sostanza poetica ed esistenziale del Pinocchio collodiano, non va
rinvenuta, a parer nostro, in artificiose estrapolazioni di prototipi
sociali più o meno rintracciabili, più o meno definiti, come chi vuol vedere
ad esempio in Mangiafuoco "la parodia degli atteggiamenti tipici dei
superbi", ma nel vissuto infantile, che popola di fantasmi interpretativi
la realtà circostante, dando figura alle paure ed alle istanze di
rassicurazione, alle emozioni, in definitiva, attraverso un approccio
fiabesco, e dunque irrazionale, al mondo. Vissuto scaturente dal dualismo
manicheo che accende il sorriso della Fata e l'agguato della perfidia,
avvertiti ingenuamente come alternative corrette della scelta, e che si
rivelano invece opposti non ugualmente praticabili in rapporto alle
conseguenze che sottendono.
La precisa definizione delle strutture portanti dell'età evolutiva non
si apre a un ventaglio di possibilità interpretative se non nell'ambito di
una lettura artificiosa, addirittura errata. Pinocchio non è un coacervo di
azioni e di pensieri cattivi che d'improvviso si ordina in un coerente ed
organico percorso grazie alla scoperta di un Paradiso perduto. È un bambino
che scopre a mano a mano l'effimera consistenza della libertà, della
condizione naturale, del segmento ideale della vita. E la tensione al
recupero, al riequilibrio tra l'originario tracciato e il granitico urto con
i codici di una civiltà apparente, genera un continuo adattamento che non
può essere immune da inevitabili scontri di dimensioni esistenziali.
Il sottile flusso di ironia nella reale presa di coscienza del pensare e
dell'agire dell'adulto, sostanzia in effetti questo trapasso, e le
convergenze o le divergenze che orientano le scelte, conseguono alla
frattura dell'iniziale equilibrio naturale. Sicché il bene e il male sono
semplicemente aspetti di un'unità interrotta, che nel tentativo di
ricostruirsi determina un insieme di processi psicologici che acuiscono il
senso dell'individualità, della solitudine, dell'errato proporsi di fronte
alla realtà.
Se il teatro, come era probabilmente nell'anima dei Greci, non è la
rappresentazione della vita sulla scena, ma si muove lungo le scene della
vita stessa, una ragione in più giustifica la trasposizione drammatica della
favola, conferendole un risalto finalmente realistico e non più
semplicemente annidato nella psiche infantile. Trasposizione che veste i
panni di un'opera lirica, protesa al recupero della semplicità, dell'
ingenuità, dell'ironia e del senso della realtà in un gioco di musica e
parole che libera la fantasia del bambino e parla con serenità all'adulto
con un linguaggio che aggiunge alla forza che impersona e che dice, l'
apporto di una musica capace di non estraniarsi, ma di aderire con energia e
con pregnanza all'essenza dell'oggetto. Il risultato, lo crediamo, non
diventa soltanto coinvolgente, ma pervasivo, nei confronti dell'infanzia per
le ragioni anzidette, nei confronti dell'adulto per l'insopprimibile
nostalgia di ritorno al mito di un'età perduta. La musica infatti riesce,
per le sue caratteristiche di indeterminatezza e di allusività, non solo ad
esaltare contenuti dai contorni più evidenti e precisi, ma ad aggiungere
sfumature di sentimento e di emozione diversamente non attingibili.




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