Intervista

Molto spesso il lavoro obbliga a dover parlare in pubblico e ci si chiede se si riuscirà ad essere chiari, coinvolgenti ed efficaci.

11/ott/2007 12.20.00 Silvia Pucello Contatta l'autore

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PUBLIC SPEAKING E L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE

(Intervista a Leonardo Frontani di TWT-TEAM)


Il public speaking è definito anche l'arte della comunicazione. Molto spesso il lavoro obbliga a dover parlare in pubblico e ci si chiede se si riuscirà ad essere chiari, coinvolgenti ed efficaci. Se si fa parte di un'organizzazione si devono saper esporre i propri punti di vista, le proprie idee, i propri progetti nelle occasioni più disparate.
Oggi incontriamo Leonardo Frontani, general manager di TWT TEAM società che si occupa di formazione aziendale innovativa.

I: Di cosa ha bisogno un formatore nel suo lavoro?
LF: Sostanzialmente si parte con due attitudini tipiche: flessibilità e public speaking.
I: In che senso?
LF: Sono due concetti collegati tra loro. Mi spiego: un formatore deve avere la capacità di aggiornarsi costantemente, di scoprire cose nuove e sempre diverse e di proporle in aula. Inoltre deve assecondare l'aula e non parlare a se stesso, in questo senso, deve farsi aiutare dalle esperienze.
I: Che cosa non è comunicare in pubblico?
LF: Comunicare in pubblico non è leggere un discorso scritto, recitare un discorso imparato a memoria, leggere delle slides, seguire un copione predefinito.
I: E invece cosa è?
LF: Entrare in relazione con le dinamiche d'aula e parlare agli altri e non a se stessi. È importante capire le aspettative dell'aula, porsi quindi degli obiettivi come: indurre all'azione, illustrare una soluzione, convincere rispetto a quella soluzione e divulgare anche dei concetti. Allo stesso modo è importante capire quali siano gli obiettivi di chi ti ascolta come: capire quale sia il problema, apprendere, ascoltare soluzioni. La comunicazione in pubblico è soprattutto un processo di relazione con gli altri.
I: Quali sono le caratteristiche principali del parlare in pubblico?
LF: Prima di tutto l'importanza del contatto oculare. In questo modo si riesce a mantenere la padronanza dell'aula, si controlla il nervosismo, si migliora la sicurezza ed ultimo, ma non meno importante, si mostra interessa per gli interlocutori. È fondamentale anche il linguaggio del corpo, come ad esempio la postura. Io non amo stare dietro una scrivania e impartire lezioni dall'alto, perché è come se si innalzasse una barriera tra me e gli interlocutori. Personalmente ritengo che sia molto più adeguato avvicinarsi il più possibile a chi ascolta.
I: Per quanto riguarda il linguaggio?
LF: Il linguaggio deve essere molto semplice, chiaro e comprensibile a tutti. Inoltre deve essere concreto, per questo ci si aiuta con immagini e metafore.
I: Un consiglio per i lettori che si avvicinano a questa professione.
LF: Prima di tutto non rinchiudersi nel proprio ruolo ad esempio “sono un docente e parlo da docente” e quindi usare solo una la forma espressiva ritenuta più adatta a quella platea. Ci sono numerose forme espressive da quella classica a quella colloquiale, da quella più formale a quella più scherzosa. Ecco, un consiglio che posso dare è proprio questo: analizzare bene la situazione in cui si opera e comportarsi di conseguenza.


Dott.ssa Silvia Pucello




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