07/12/2003 07:27 Utente Non Registrato
I soldati della Guerra fredda minacciati dalla leucemia
ANDREA
TARQUINI
BERLINO
- Nei decenni della guerra fredda erano giovani l´un contro l´altro
armati, soldati scelti dei radar antiaerei della Bundeswehr di Bonn e della
Nationale Volksarmee di Berlino Est. Erano in mille, erano le élites orgogliose
di Nato e Patto di Varsavia, oggi li unisce un destino tragico: si sono ammalati
di leucemia o di altri tumori a causa delle eccessive dosi di radiazioni emanate
dai radar, soprattutto quelli sovietici ma anche i più vecchi apparati
americani. Oggi i mille fantasmi viventi della Guerra fredda combattono insieme:
assistiti da due avvocati di Berlino, Reiner Geulen e Remo Klinger, hanno fatto
causa alle autorità della Germania unita. «Durante le esercitazioni dormivamo di
notte a un passo dalla porta dell´impianto radar», racconta alla Sueddeutsche
Zeitung Ulrich Schmidt, ex sottufficiale della contraerea tedesco-orientale. «Il
P15 sovietico era un radar dalla potenza mostruosa», continua quasi mescolando
fierezza da soldato e rabbia di condannato a morte, «ci faceva vedere lontano,
fino ai voli dei Mirage in Francia. Sono state le radiazioni della superarma che
doveva "difendere il socialismo" a condannarci». Sembra un capitolo di "Reparto
cancro" di Aleksandr Solzhenicyn, invece è vita vissuta di piccoli militi
ignoti. La pericolosità degli impianti radar, dice l´avvocato Geulen, «fu
compresa e riconosciuta come pericolo all´Ovest solo dopo il 1975, nella Ddr
mai, fino alla sua fine nel 1989». Gli assistiti di Geulen e Klinger sono poco
più di ottocento ex militari della Bundeswehr e quasi duecento della Volksarmee.
«Per anni e anni», continua Geulen, «le autorità hanno cercato di insabbiare
tutto. Ci sono volute denunce dei media, proteste dell´opinione pubblica, una
commissione parlamentare d´inchiesta che ha chiesto adeguati risarcimenti a
tutti. Il ministero della Difesa di fatto ha accettato di rimborsare solo il
dieci per cento delle vittime. E non passa settimana senza che uno dei mille
muoia». Alle prime proteste, i superiori minimizzarono. Fu così quando si
ammalarono i primi ex serventi alle batterie di missili Hawk della prima
generazione o Nike Hercules della Bundeswehr, poi quando toccò ai loro ex nemici
dei Sam 6 coll´emblema con martello e compasso sull´ogiva. «Dopo la
riunificazione», narra Schmidt, «fu misurata per la prima volta la radioattività
del P15: era duecento volte superiore al tollerabile». Con Birk Meinhardt della
Sueddeutsche Zeitung che narra la tragedia dei mille nei suoi reportages, il
ministero della Difesa comunica solo per iscritto. Schmidt racconta sofferenze
atroci: un ciclo di chemioterapia dopo l´altro, giorni con venti infusioni di
flebo, uomini nel fiore degli anni già calvi e sdentati. «Una volta non ce la
feci più dal dolore, strappai le flebo, il sangue schizzò ovunque, corsi ovunque
gridando... Ricordai un giorno nella Volksarmee, quando chiesi a un superiore
sui pericoli delle radiazioni. "Ma via compagno", mi disse, "alla peggio
resterai impotente per poco, poi tornerai a scopare anche tu". Quell´ufficiale è
già morto di cancro, ucciso dai suoi
radar».