Patologie da inquinamento elettromagnetico: una problematica europea

La pericolosità degli impianti radar, dice l'avvocato Geulen, «fu

07/dic/2003 07.27.06 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Non  e' la prima volta che le patologie da inquinamento (in questo caso ellettromagnetico) vengono riconosciute a distanza di anni dalla esposizione: il caso dei militari della Nato e del patto di Varsavia, ieri divisi dalla guerra fredda  e dai pregiudizi ideologici e oggi uniti (purtroppo) dalla leucemia,  una patologia comune, conseguenza delle lunghe esposizioni ai campi elettromagnetici dei radar, e' un caso emblematico che ci ricorda la necessita' del principio di precauzione e il bisogno di ricerche piu' approfondite a tutela della salute dei cittadini.
 
Riporto una parte della bozza del programma delle europee dell'Italia dei Valori con quanto a tal proposito viene proposto e, per una migliore comprensione dei fatti, riporto anche la cronaca dei militari colpiti da leucemia riportata da la Repubblica.
 
Italia dei Valori - dalla bozza del programma per le Europee 2004
Inquinamento elettromagnetico  - Il diritto a un ambiente sano passa anche attraverso la lotta alle  nuove forme di inquinamento ancora poco conosciute, come l’inquinamento elettromagnetico, e i settori della ricerca più avanzata come le biotecnologie. Bisogna dare risposte certe alla preoccupazione dei cittadini per i possibili effetti sulla salute collegati all’aumento della concentrazione di elettrodotti e ripetitori di onde elettromagnetiche.
E’  necessario, pertanto,  approfondire le conoscenze su questa nuova problematica e definire su base europea standard di sicurezza, anche a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori esposti per lunghi periodi a campi e onde elettromagnetiche vicino, per esempio, a installazioni radio-tv, a installazioni radar, antenne di telefonia mobile, sistemi antifurto usati nei negozi.
 
da la Repubblica del 6.12.2003

 

I soldati della Guerra fredda minacciati dalla leucemia

 

ANDREA TARQUINI

 

BERLINO - Nei decenni della guerra fredda erano giovani l´un contro l´altro armati, soldati scelti dei radar antiaerei della Bundeswehr di Bonn e della Nationale Volksarmee di Berlino Est. Erano in mille, erano le élites orgogliose di Nato e Patto di Varsavia, oggi li unisce un destino tragico: si sono ammalati di leucemia o di altri tumori a causa delle eccessive dosi di radiazioni emanate dai radar, soprattutto quelli sovietici ma anche i più vecchi apparati americani. Oggi i mille fantasmi viventi della Guerra fredda combattono insieme: assistiti da due avvocati di Berlino, Reiner Geulen e Remo Klinger, hanno fatto causa alle autorità della Germania unita. «Durante le esercitazioni dormivamo di notte a un passo dalla porta dell´impianto radar», racconta alla Sueddeutsche Zeitung Ulrich Schmidt, ex sottufficiale della contraerea tedesco-orientale. «Il P15 sovietico era un radar dalla potenza mostruosa», continua quasi mescolando fierezza da soldato e rabbia di condannato a morte, «ci faceva vedere lontano, fino ai voli dei Mirage in Francia. Sono state le radiazioni della superarma che doveva "difendere il socialismo" a condannarci». Sembra un capitolo di "Reparto cancro" di Aleksandr Solzhenicyn, invece è vita vissuta di piccoli militi ignoti. La pericolosità degli impianti radar, dice l´avvocato Geulen, «fu compresa e riconosciuta come pericolo all´Ovest solo dopo il 1975, nella Ddr mai, fino alla sua fine nel 1989». Gli assistiti di Geulen e Klinger sono poco più di ottocento ex militari della Bundeswehr e quasi duecento della Volksarmee. «Per anni e anni», continua Geulen, «le autorità hanno cercato di insabbiare tutto. Ci sono volute denunce dei media, proteste dell´opinione pubblica, una commissione parlamentare d´inchiesta che ha chiesto adeguati risarcimenti a tutti. Il ministero della Difesa di fatto ha accettato di rimborsare solo il dieci per cento delle vittime. E non passa settimana senza che uno dei mille muoia». Alle prime proteste, i superiori minimizzarono. Fu così quando si ammalarono i primi ex serventi alle batterie di missili Hawk della prima generazione o Nike Hercules della Bundeswehr, poi quando toccò ai loro ex nemici dei Sam 6 coll´emblema con martello e compasso sull´ogiva. «Dopo la riunificazione», narra Schmidt, «fu misurata per la prima volta la radioattività del P15: era duecento volte superiore al tollerabile». Con Birk Meinhardt della Sueddeutsche Zeitung che narra la tragedia dei mille nei suoi reportages, il ministero della Difesa comunica solo per iscritto. Schmidt racconta sofferenze atroci: un ciclo di chemioterapia dopo l´altro, giorni con venti infusioni di flebo, uomini nel fiore degli anni già calvi e sdentati. «Una volta non ce la feci più dal dolore, strappai le flebo, il sangue schizzò ovunque, corsi ovunque gridando... Ricordai un giorno nella Volksarmee, quando chiesi a un superiore sui pericoli delle radiazioni. "Ma via compagno", mi disse, "alla peggio resterai impotente per poco, poi tornerai a scopare anche tu". Quell´ufficiale è già morto di cancro, ucciso dai suoi radar».

 
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