
presenta
di William Shakespeare
Traduzione di Masolino D’Amico
Regia di Roberto Guicciardini
SEBASTIANO LO MONACO E’ OTELLO
AL TEATRO COMUNALE DI PIETRASANTA
MARTEDI 11 DICEMBRE
In scena, martedì 11 dicembre (inizio ore 21,15) uno dei più celebri capolavori del drammanturgo di Stratford William Sheakspeare.
Inizio prevendita: domenica 9.
Composto dal grande drammaturgo di Stratford William Sheakspeare intorno al 1604, dopo Amleto e poco prima di Macbeth e Re Lear, Otello è un dramma d’amore e di morte, passioni e diversità, ma anche una messa in scena della tragedia della parola di incredibile forza e allo stesso tempo, fragilità.
A portare in scena sul magico palco del Teatro Comunale martedì 11 dicembre (inizio ore 21,15. Prevendita aperta in biglietteria di Piazza Duomo da domenica 9 dalle ore 17,00 alle ore 19,00. Biglietti da 24 a 15 euro) la cieca gelosia del generale moro della repubblica di Venezia è Sebastiano Lo Monaco, in questi mesi nelle sale italiane con I Vicerè dove interpreta il Duca Gaspare, e apprezzatissimo attore teatrale e televisivo. Al suo fianco, nel ruolo delicato ed emozionale della dolce Desdemona, Marta Richeldi. Sul palco anche Massimo Reggio (Brabanzio), Mirko Rizzotto (Cassio), Maria Rosaria Carli, Massimiliano Vado (Iago), Alkis Zanis (Roderigo), Amedeo D’Amico (Doge). La regia è di Roberto Guicciardini per la traduzione di Masolino D’Amico. I costumi sono di Maurizio Millenotti.
Intrighi, crudeltà, esasperazione si dipanano tra palazzi e canali, tra promesse d’amore eterno e gelosia che esplode e si farà letale quando quel prezioso fazzoletto, moderna arma del delitto, della bella Desdemona, moglie di Otello, finirà tra le mani del luogotenente Cassio. Iago, infido alfiere di Otello, deux ex machina sadica e calcolatore, sullo sfondo esulta. Otello, rapito dalla gelosia e dal dolore per il tradimento, prima solo sospettato, poi così evidente l’appunto, soffoca la moglie, e dopo aver compiuto l’irrimediabile, a sua volta si toglie la vita. Non è un semplice dramma della gelosia quello che vive il personaggio shakespeariano, conoscendo in sole trentasei ore l'apice della gloria con la trionfale entrata a Cipro, la gioia di un amore ricambiato e, poco dopo, il dolore del tradimento, lo strazio del più profondo e lancinante annientamento d'ogni certezza conquistata. Ingredienti classici di uno dei più classici dei drammi teatrali della storia e proprio per questo sorprendente ed irrestistibile nel suo garantire infinite letture ancora oggi attuali.
Note di regia di Roberto Guicciardini
La trama è celebre, ma ogni nuova lettura, ogni ipotesi di realizzazione scenica, ne mette in rilievo la complessità. La storia di amore e gelosia, per spostamenti progressivi, raggiunge ineluttabilmente l’acme orrendo dell’omicidio e della strage. Ma la tessitura della tragedia non è lineare. Contempla percorsi accidentali, snodi impensati: basta un salto di stile nel linguaggio, la reazione imprevedibile di un personaggio, una osservazione innocua, un gesto immotivato, per aprirci le porte all’insondabile, in una spirale di emozioni che provocano turbamento e smarrimento.
Il dubbio e l’ incertezza che attanagliano Otello sono sottotraccia la tensione costante del suo agire. La sua leggenda eroica si stempera e si degrada lentamente nella materialità di un linguaggio frantumato, che appare perturbante visto in una proiezione distruttiva delle illusioni individuali. Il sentimento incontrollato si proietta in un destino di distruzione. Proprio il Moro che conosceva la magia della parola nell’ampio spettro dell’epico e dell’immaginario cede al dubbio che frantuma ogni certezza ed è indotto a assumere su di sé la condanna della diversità, e a scandire nel proprio subconscio il crescendo stesso della propria angoscia.
E il degrado si propaga su quanti entrano nel suo cerchio di azione. Desdemona con la sua marmorea bellezza, “più bianca della neve e liscia come alabastro sepolcrale”, non troverà alcun appiglio in un mondo che appare scardinato dal proprio asse. L’amore non è estasi e incanto ma passione distruttiva, ossessione, follia. L’ intreccio degli inganni ordito da Jago con un crescendo implacabile, pur nel ritmo della improvvisazione, è condotto con la perfidia di un giuoco intellettuale, ma emana nel suo esplicarsi la forza dirompente dell’odio che condurrà alla definitiva afasia.
I turbamenti sentimentali, la tortura dell’amore tradito, non sono disgiunti da una marcata morbosità, così come latenti pulsioni aberranti creano un clima erotico che si espande su tutti come una rete profumata, ma esiziale.
Il mondo elisabettiano, come il mondo di oggi, è un mondo disgregato, dall’equilibrio precario. La storia come la natura è crudele: muoiono gli eroi come i folli, gli innocenti come i colpevoli. L’immaginazione con la sua forza corrosiva quando segue sentieri tortuosi, si ritorce su sé tessa. La realtà immaginata si riflette come in uno specchio deformante e si deforma definitivamente. Rimane il silenzio che assorbe e spegne ogni grido sotto cieli corruschi, ma indifferenti.
La preventida dei biglietti da domenica 9 presso la biglietteria del teatro Comunale, in Piazza Duomo, dalle ore 17,00 alle ore 19,00. Biglietti da 24 euro per la platea (21 euro ridotto), galleria 15,00 (12 euro ridotto). Gruppi studenti 10 euro. Info: Tel. 0584 795511
Sito: www.laversiliana.it