CONSUMI - 2007 NERO PER LE BEVANDE IN ITALIA

CONSUMI - 2007 NERO PER LE BEVANDE IN ITALIA Consorzio Distributori Alimentari 2007 NERO PER LE BEVANDE Consumi in forte calo nel "fuori casa" e prezzi in crescita Previsioni negative anche per il 2008 Milano, 12 dicembre 2007 - Il 2007 sarà ricordato come l'ennesimo anno nero per l'economia italiana ed anche il settore delle bevande non sembra esente da questa crisi, soprattutto per quanto riguarda il comparto dei consumi "fuori casa", ovvero bar, ristoranti e locali notturni.

12/dic/2007 16.34.00 RdP Comunicazione ed Immagine Contatta l'autore

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Consorzio Distributori Alimentari

 

2007 NERO PER LE BEVANDE

 

Consumi in forte calo nel “fuori casa” e prezzi in crescita

Previsioni negative anche per il 2008

 

Milano, 12 dicembre 2007 - Il 2007 sarà ricordato come l’ennesimo anno nero per l’economia italiana ed anche il settore delle bevande non sembra esente da questa crisi, soprattutto per quanto riguarda il comparto dei consumi “fuori casa”, ovvero bar, ristoranti e locali notturni.

 

Secondo i dati raccolti ed elaborati da CDA (Consorzio Distributori Alimentari) - il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande, che da solo rappresenta oltre l’ 11% del mercato italiano della distribuzione di liquidi alimentari - su un campione di circa 19.000 pubblici esercizi, la situazione per l’intero comparto del beverage è tutt’altro che soddisfacente.

 

Nei primi 10 mesi del 2007 infatti si registrano consumi in netto calo in tutto il canale Horeca (acronimo di hotel, restaurant e caffetterie) e prezzi in costante aumento, con prospettive che non lasciano ben sperare nemmeno per il 2008.

 

Se la media italiana dei consumi di bevande segna -4,22%, peggiore è la situazione nel Sud e nelle isole, dove il trend dei consumi sfiora quasi il -9%, reggono il Nord Ovest e il Centro (-0,75% e -0,86%), mentre il Nord Est subisce un calo del 3%.

 

A farne le spese sono soprattutto aperitivi monodose, vermouth e sciroppi (base per i cocktail), che segnano rispettivamente -8,72%, -9,63% e -11,82% (media nazionale). Altrettanto male le bibite gasate (-8,75%), i vini (-6,55%), le birre (-6,10%) e i succhi di frutta (-6,44%). Vertiginoso il calo dei ready to drink (-26,49%), mentre tengono meglio i consumi di acqua (-1,54%) e bibite piatte (-2,54%). Unica “voce fuori dal coro”, la categoria degli energy drink, che cresce di oltre il 12%.

 

A livello di canale, i cali più consistenti si registrano nel comparto dei locali serali (pub e discoteche), con una flessione complessiva dei consumi che supera il 5,8%, con picchi di calo del 27% per i ready to drink, i vermouth (-21,41%) e i succhi di frutta (-17,41%). Negativi anche gli altri canali: la ristorazione segna un calo nei consumi di bevande del 4,25%, mentre i bar si attestano attorno ad un -3,5%.

 

Sul fronte dei prezzi a nulla sono valsi i tentativi dei grossisti, che in questi mesi hanno tentato di assorbire i consistenti  incrementi di prezzo, mantenendo sostanzialmente invariati i propri listini, con il timore che, a cascata, gli stessi si potessero riversare totalmente sul consumatore finale. Nel complesso infatti i prezzi dei prodotti venduti al locale, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente hanno subito un leggero aumento + 2,29% a parziale copertura dei costi di distribuzione.

 

La situazione è comunque destinata a peggiorare  nel 2008. Tutti i produttori di marca   hanno già reso noti gli aumenti dei propri listini per il prossimo anno, con incrementi dell’8% per la birra e del 10-15% per il vino, dovuti soprattutto all’aumento dei prezzi delle materie prime.

 

“La situazione è sicuramente preoccupante - ha commentato Lucio Roncoroni, direttore di CDA - l’estate 2007 (periodo cruciale per le vendite di bevande) non ha dato i frutti sperati e sicuramente non ci saranno margini di miglioramento almeno per i prossimi  mesi.

 

Il distributore di bevande difficilmente potrà anche per il prossimo anno mantenere inalterati i propri listini e la conseguenza sarà che il pubblico esercizio riverserà tali aumenti sul consumatore con ovvie quanto mai scontate ripercussioni sui consumi.

Ormai non è più possibile parlare solo di crisi economica, la crisi dei prezzi e dei consumi è ormai una questione politica e sociale.

 

E non ci aspettiamo grandi miglioramenti nemmeno in occasione del Natale, se non un lieve incremento nelle vendite di vini, spumanti e superalcolici… ma sempre con grande attenzione ai prezzi. Il potenziale di spesa degli italiani infatti è calato notevolmente in questi anni e sempre più spesso vediamo i clienti prediligere prodotti a basso costo, a scapito della qualità”.

 

 

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