L’ Intervento. Emergenza Rifiuti, ALTO CASERTANO: APPUNTI DI VIAGGIO IN UNA TERRA CHE SOFFRE.. ( di Francesco Fabbri)

 

Ringraziamo il prof. Francesco Fabbri di Firenze, critico musicale e giornalista, turista nella nostra terra per legami affettivi ed amicizie incontrate, (Foto a dx degrado e rifiuti a Piedimonte Matese, autore Andrea Pioltini fotoreporter) per questo importante e significativo intervento di riflessione su vari problemi che, partendo da una visita alla Reggia di Caserta,  attanagliano il nostro territorio (viabilità, degrado..) e dulcis in fundo sull’ annosa questione dell’ Emergenza Rifiuti in Campania che purtroppo non si arresta, ma, come recitano i versi della canzone(demo) ambientalista dell’artista matesina per la Pace Agnese Ginocchio come “Mostro avanza inesorabilmente...”venendo a toccare così anche le sponde delle nostre terre dell’alto casertano matesino, un tempo terre incontaminate… Quello che tutti noi ci auguriamo é di non essere completamente travolti e divorati da questi Mostri (politici che hanno permesso lo scempio ambientale dei rifiuti). A maggior ragione urge responsabilità, un immediato cambiamento di rotta e forte mobilitazione da parte della società civile..

Piedimonte Matese(Ce)- ( di Francesco Fabbri) Dico la verità: forte era stata la tentazione di definire “terra in agonia” quella che verrà qui descritta, ma poi vi ho rinunciato per alcuni motivi. Innanzitutto detesto i toni apocalittici da giornalismo d’assalto; in secondo luogo ritengo sempre positivo lanciare un messaggio di speranza, perché se certi problemi sussistono e sono indubbiamente pesanti, è altrettanto vero che nulla è irreparabile e molto si può e si deve fare. Beninteso con grossi sforzi e sacrifici da parte di ognuno. Come recita un acuto adagio, “tutte le generalizzazioni sono pericolose: questa compresa”. Dunque non mi arrogo nessuna verità universale, e quelli che seguono sono solo pensieri in libertà, ricavati dai miei soggiorni (dall’ultimo in particolare) nell’Alto Casertano. Il mio è un “pendolarismo d’amore”, dato che da Firenze, la mia città, periodicamente vado a trovare la mia fidanzata, cui sono legatissimo, residente ad Alife. Nulla di scientifico in ciò che leggerete, nessuna statistica minuziosa; ma forse può essere comunque interessante leggere il parere di una persona che viene da fuori. Adoro la zona del Matese. In me, amante della montagna, vedere in lontananza il Monte Miletto rivestito da un candido manto nevoso suscita sempre corroboranti sensazioni vitali. Da Piedimonte mi sono spesso inoltrato, per i miei allenamenti podistici, verso Castello o San Pasquale, oppure nel profondo intaglio che divide tali due siti, la Valle dell’Inferno. Zone in cui si percepisce il palpito di una natura selvaggia. Anche troppo: le antiche, preziose mulattiere che salgono verso quei caratteristici luoghi danno un mortificante senso di abbandono; la Valle dell’Inferno, ad eccezione di poche centinaia di metri, è addirittura impraticabile, dato che rovi e alte sterpaglie impediscono la progressione lungo ciò che non si può più definire ‘sentiero’. Come mi faceva giustamente notare un abitante, quest’ultimo posto potrebbe essere un gioiello, se ben valorizzato: dalla sorgente del Torano intere famiglie potrebbero inoltrarvisi la domenica, scoprendo il gusto di camminare nel verde lungo un terreno poco pendente. E invece no, dappertutto domina l’incuria; è superfluo aggiungere che mancano segnavia e indicazioni di itinerari. Molto positivo è il mio rapporto con la gente di quei paesi. Per me, mezzosangue tosco-trentino, è quantomai piacevole riscontrare quanto le persone siano solari e disponibili. Siamo davvero lontani dalla scontrosità fiorentina e dalla freddezza nordica, e più volte m’è capitato, aggirandomi magari con aria un po’ smarrita lungo vie che non conoscevo, di sentirmi offrire aiuto prima ancora che io lo chiedessi! Il cibo è ottimo e poco costoso. Tutto bene, allora? Non proprio. Luci tante, ma anche moltissime ombre. Il 30 dicembre io e la mia fidanzata ci siamo recati a Caserta, per visitare quella Reggia fondatamente famosa in tutto il mondo. Ne ho ricavato impressioni contrastanti. Il palazzo, il parco e il giardino inglese sono quanto di più bello si possa ammirare sulla Terra, ma già all’inizio c’è qualcosa che non va: l’area verde antistante la Reggia è da tempo chiusa per lavori. Il sontuoso parco è effettivamente meraviglioso, però la scarsa sorveglianza fa sì che alcuni bordi delle monumentali fontane siano deturpati dalle scritte dei soliti vandali. Se i viali centrali sono puliti, non altrettanto si può dire dei vialetti laterali che si inoltrano nel bosco, dove la sporcizia abbonda. Difficile capire quale sia la ristrutturazione che interessa l’area sovrastante la fontana di Diana e Atteone, quella dove nasce la Grande Cascata. Data la mia vocazione alpinistica, troppa era la curiosità di ammirare tutto lo spettacolo dall’alto: confesso di aver trascurato le transenne e di essermi inerpicato lungo il viottolo, bloccato a un certo punto da una rete e da una lamiera metallica già abbondantemente squarciata da visitatori di molto precedenti al sottoscritto. Con qualche non difficile contorsionismo su alcuni massi, alla fine sono sbucato sopra il luogo da cui nasce la cascata stessa. Ovviamente nulla e nessuno garantiva la sicurezza di tale accesso, con alcuni passaggi potenzialmente pericolosi per gli sprovveduti. Visitato, poi, il giardino inglese, eravamo sicuri di poterne uscire nella parte inferiore, vicino alla Reggia. Invece no: a un certo punto, un guardiano in macchina ci ha invitati a tornare verso l’ingresso superiore, dato che il cancello più in basso era sprangato e loro non disponevano di chiavi; inoltre ci è stato fatto notare che alle 13,30 il giardino chiudeva. “Ma come - ho obiettato io - con una giornata così bella e calda ci sarà luce e si starà bene fuori fino alle 17 o anche più tardi…”. “Non ditelo a me, ma al Ministero!”, è stata la risposta. Un’ultima nota sulla splendida Reggia. Molte stanze degli appartamenti reali erano chiuse; diversi quadri e oggetti d’arredamento risultavano spostati rispetto alla guida acquistata all’ingresso, rendendo quindi difficoltoso l’orientamento. Ma il peggio doveva ancora venire: tornati verso sera all’automobile, per fare quel paio di chilometri necessari per uscire da Caserta abbiamo impiegato circa un’ora! E senza che ci fosse alcun incidente o impiccio particolare: si trattava solo di un “normale”, gigantesco e immobile ingorgo… Ed eccoci a un altro punto cruciale: il traffico. Sono abituato a quello di Firenze, enorme e abbastanza anarchico, ma in proporzione quello che ho trovato nel Casertano è certamente peggiore. E’ assurdo che ad Alife quelle strette viuzze siano aperte alla mobilità privata e quasi tutte a doppio senso. Giorni festivi a parte, non si può proprio dire di respirarvi un’aria salubre. A confronto, poca cosa appare il problema delle finestre di alluminio anodizzato inserite nel bel mezzo delle antiche mura romane, oppure l’impossibilità di visitare i siti archeologici, come quello sottostante l’area delle Poste… Ma basta allontanarsi di poco, ed ecco il caos più totale. Piedimonte vive costantemente stritolata nella morsa di una mobilità che è in realtà una… immobilità, con punte drammatiche nei pomeriggi e nelle sere dei giorni prefestivi. Lì lo stallo è completo. Certo mancano veri progetti di viabilità, però mi sia concesso dire che forse servirebbe un diverso approccio mentale da parte dei singoli cittadini. Siamo proprio sicuri che tutti coloro che bloccano le strade di Piedimonte siano vincolati all’uso della macchina? Quanti di loro devono percorrere tragitti così lunghi da non avere alternative? Mi colpisce il constatare che le automobili siano sempre in coda, mentre i marciapiedi risultino semivuoti… Pochi camminano, e quasi nessuno fa sport. A Firenze è normale vedere gente che corre e che pedala; a Piedimonte e dintorni qualcuno c’è, ma si tratta di una desolante, sparuta minoranza. Una volta, durante un allenamento podistico lungo la ripida mulattiera per San Pasquale, un uomo di mezza età mi ha detto, sorridendo: “Ma cosa corri a fare, che sei già così magro?”, come se il praticare attività fisica fosse una condanna da girone dantesco, cui ricorrere nei casi estremi di sovrappeso, e non un mezzo per sentirsi costantemente bene nel corpo e nello spirito. Certo nel traffico impazzito della zona una fetta di responsabilità va ascritta alla quasi inesistenza del trasporto pubblico, del tutto insufficiente nelle tratte, nella frequenza delle corse e nella dislocazione oraria delle stesse. Però è un po’ l’enigma dell’uovo e della gallina: nessuno va in pullman perché è inefficiente, oppure tale servizio è diventato così perché la gente non se ne serve più?… Risponda chi sa; io mi limito a constatare. E a riferire che, malgrado la situazione, casertani e piedimontesi se ne stanno pazientemente in coda. Segno di un approccio alla vita più umano e meno frenetico rispetto ad altri luoghi italiani, e questo è un bene. Ma ho il sospetto che, in realtà, dietro si celi l’assuefazione o la rassegnazione, e non so quale delle due cose sia peggio. Ciò mi introduce all’ultimo argomento di discussione. Forse il meno originale, vista l’attualità, ma certo il più grave: l’immondizia. Alife, almeno nella “facciata”, pare aver risolto il problema con un sistema di raccolta differenziata senza cassonetti e con sacchetti di colore diverso ritirati porta a porta. Il paese è dunque sgombro, ma ho sentito diverse voci che indicherebbero i rifiuti di nuovo ammassati senza criterio, una volta fuori dal territorio comunale, e gettati chissà dove. Sia come sia, a Piedimonte è invece tragedia. Giunto il 27 dicembre, ho visto le già cospicue montagne fetenti crescere a dismisura, giorno dopo giorno. Quando, il 5 gennaio, me ne sono andato, la situazione era grottesca, degna di un romanzo di Kafka. La monnezza aveva invaso in più punti la sede stradale ed era stato talora necessario transennarla; le punte di maggiore disperazione le ho rilevate nella via Sannitica (anche davanti alla sede dei Carabinieri!), dove un negozio s’è trovato nell’impossibilità di aprire dopo Capodanno, e nella sovrastante frazione di Sepicciano; altro punto assolutamente critico l’intera via Bonifica, con spazzatura sparsa per centinaia di metri senza soluzione di continuità. Ho assistito di persona al caso di una macchina che, non potendo uscire da una stradina sterrata di campagna completamente chiusa dai cumuli di sacchetti, ha dovuto far intervenire una ruspa per aprirsi un varco! Il tutto è stato riversato nella sede stradale e quindi transennato. Quando mi sono messo a fare foto e video a questi ‘monumenti contemporanei’ in vari punti del paese, sono stato spesso avvicinato dalla gente che, saputo che ero un giornalista di fuori, ben volentieri attaccava discorso e si sfogava. Ho raccolto diversi pareri: molti se la prendono con Bassolino, presidente della regione Campania; altri puntano il dito contro la camorra, che gestisce le discariche abusive; c’è chi ce l’ha con l’attuale giunta comunale e chi, per contro, la assolve, sostendendo che ha ereditato magagne non sue. Quanto allo smaltimento, c’è chi vorrebbe la raccolta differenziata, chi propende per i termovalorizzatori, e anche chi non disdegna le discariche ufficiali, ovviamente se ben monitorate. Relata refero, come si suol dire. Non me la sento di prendere posizioni e men che meno di emettere sentenze: sono un critico musicale, non un cronista politico. In più, il fatto di non vivere sul territorio mi impone una prudenza ancora maggiore. Mi sia però concessa una riflessione. Se una situazione simile, indegna di un paese civile, accadesse nella mia città, dopo una settimana al massimo i fiorentini, verbalmente rissosi e ultrapolemici, farebbero un urlante sit-in nel bel mezzo del consiglio comunale e, in caso di mancata soluzione del problema, la settimana successiva l’immondizia verrebbe portata direttamente dentro la casa del sindaco! Qui parlo a ragion veduta, e cito un recente, macroscopico caso. Le ultime giunte hanno erroneamente pensato di risolvere i problemi di traffico con l’adozione di una tramvia, già smantellata nel 1961 dall’allora sindaco Giorgio La Pira perché inutile, obsoleta e pericolosa. Firenze è adesso sventrata dai cantieri a sostegno di questo anacronistico progetto, per il quale, però, la comunità europea ha versato cospicui fondi… Ebbene, qui da noi la gente non esita a vivere sugli alberi per impedirne il taglio, e a interrompere i lavori del consiglio comunale con cartelli e slogan. La giunta Domenici ha reagito in modo dittatoriale, facendo schedare dalla polizia municipale tutti i dimostranti, ma questo non ha fermato la protesta: forti di 26.000 firme, il 27 febbraio andremo a votare per un referendum contro quest’assurdità. A parte il caso di Pianura, eclatante sotto il profilo mediatico, non mi pare proprio che in Campania ci sia un vero, cospicuo movimento di dissenso ‘dal basso’. E qui mi riallaccio a quanto dicevo prima: così ‘a pelle’, ho un po’ il sentore che nell’animo di troppi campani vi sia tanta pigrizia, che si guardi con triste fatalismo a problemi percepiti come eccessivamente grandi. Ma è da qui che si deve partire, perché la bacchetta magica per risolvere questioni così ampie e complesse non ce l’ha nessuno. Forse il concetto di benessere che si ha in Campania è ancorato a quel boom economico postbellico che, al centronord, è abbondantemente alle spalle: da noi, infatti, c’è da tempo la consapevolezza che, se ‘consumo’ dev’essere, almeno sia intelligente. Ecco perché dico che la coscienza civica del singolo è importantissima! Perché, se in via Bonifica a Piedimonte c’è un cartello in pieno marciapiede ad appena un metro e settanta di altezza, che rischia quindi di fare molto male al pedone distratto, non c’entra il governo italiano, ma l’idiozia di chi lo ha piazzato in siffatto modo. Chi passa di là non può fregarsene e tacere, ma adoperarsi per farlo rimuovere. Ed è stridente il contrasto che si avverte per le vie di Piedimonte, dove belle ragazze, vestite all’ultima moda, fanno incuranti slalom tra cumuli di sporcizia. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Anche chi è lontano deve lottare, ognuno con i propri mezzi e attitudini, per evitare a un popolo buono e valoroso come quello campano di finire asfissiato dal traffico o intossicato dalla monnezza. E se non ci interessa il fine filantropico, facciamolo almeno per egoismo: come documentato da Striscia la Notizia, i veleni contenuti nella mozzarella di bufala non finiscono solo nello stomaco dei casertani e dei napoletani, ma anche in quello dei fiorentini e dei bolzanini… ( Articolo a cura del giornalista Francesco Fabbri - gennaio 2008 ) Escursioni Musicali (http://francescofabbri.altervista.org)

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Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni