L'italiano estromesso

11/gen/2008 14.20.00 Disvastigo Contatta l'autore

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www.disvastigo.it       DIS338  11/1/08

                                                                                                                                                                

L'italiano estromesso

L’incredibile notizia che al Politecnico diTorino chi studia in inglese non paga tasse hasuscitato forti reazioni soprattutto da parte di radicali e di alcune testategiornalistiche, per la discriminazione linguistica che si è creata ai dannidell’italiano, ma alla fine tutto è rimasto come prima. L’anglificazione dei corsi di laurea con il conseguentedegrado del sapere scientifico in lingua italiana procede ineluttabile. Bene hafatto Michele Gazzola, ricercatoredell’Università di Ginevra, a tornare sull’argomento col suointervento “L’italiano, lingua tassata ed estromessadall’università” (Cronaca d’Abruzzo del 2/1/08 paginaCultura) che ci trova del tutto consenzienti.

Chiunque abbia letto qualcosa di quello che succedevanelle colonie francesi del Nord-Africa o nelle colonie inglesi in tutto ilmondo o anche nelle colonie italiane in Etiopia, Somalia, ecc., ritrova esattamente la stessa situazione al Politecnico di Torinoadesso ed in Italia. Anche allora, in Tunisia si teorizzava che in fondo ilfrancese era la lingua della cultura e dell'apertura al mondo (e le classisuperiori educavano i loro figli direttamente in francese). Nelle colonieinglesi si usava l'espressione "Speak white!" (Parla bianco, parla come parlanoi bianchi!). questa espressione, del resto, vieneancora usata dagli anglofoni del Québec, quando qualche francofono credendo distare a casa sua, si rivolge in francese ad uno sconosciuto anglofono dipassaggio.

Il rettore del Politecnico non sa, poverino, che starispondendo a quello stesso invito di "parlare bianco", che gli vienedai "bianchi" del mondo, che considerano il fattoche gli studenti di Vercelli o di Biella osino ancora parlare initaliano di cose tecniche un affronto diretto al mondo civile (leggianglosassone). Cosa credono questi italiani di esserecivilizzati anche loro? Non si saranno montati la testa a causa di DanteAlighieri, di Manzoni, o del G8?

Il vero problema, comunque, non e'il rettore del Politecnico ma tutto il mondo politico, che abdica alla suafunzione di rappresentante degli interessi dei suoi elettori, e fa passare,tacendone, questa discriminazione fatta a cittadini italiani, che pagano letasse per poi pagare piu' tasse, se parlano initaliano. E' la solita storia dei forti con i deboli e debolicon i forti. Dove sono i sindaci leghisti di quelle parti? Quei sindaci che sela prendono con gli immigrati poveri e che osano parlare di cancro, riferendosiai mussulmani immigrati, ma di fronte alle prepotenze dei "bianchi",come quella del Politecnico, non osano alzare nemmeno il mignolo. Forse alzanosolo la coda per scondinzolare in segno diriconoscenza verso qualcuno che e' piu'forte di loro.

C'e' da vergognarsi diessere italiano e di appartenere ad un popolo a cuiappartengono tanti autocolonizzatori

Vadano pure avanti finche'la gente non ne potra' piu'e si ribellera' come e'successo nei paesi satelliti dell'Unione Sovietica appena hanno potuto.Facciano ora le loro prepotenze e preghino Iddio che la borsa di New York nonceda subito sotto le pressioni dei mutui. I loro figli saranno quelli chedecideranno che ormai e' meglio studiare in cinese chein italiano.

Renato Corsetti

Psicolinguista Universita' di Roma "La Sapienza" e membroConsiglio scientifico di Allarme Lingua

 

 

 


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