Il Cristianesimo e la sfida del pluralismo

25/gen/2008 03.30.00 SBC Communication Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA


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“In nessun altro c’è salvezza”
Il Cristianesimo e la sfida del pluralismo

Nel dibattito teologico va sempre più crescendo la riflessione tra cristianesimo e religioni non cristiane, ed in particolare la discussione sul valore salvifico delle stesse. Di fatto si registrano diversi orientamenti che riguardano il pluralismo religioso. La questione interessa da un lato il contenuto dottrinale della Chiesa cattolica che afferma che solo nella unica e universale sua Chiesa ci può essere salvezza perché il valore dell’Incarnazione del Verbo è “esclusivo e assoluto” nella storia dell’umanità; dall’altro la persuasione diffusa in ambienti teologici, ma anche in settori sempre più vasti dell’opinione pubblica cattolica e non, secondo cui “tutte le religioni siano vie ugualmente valide di salvezza”.
Per riportare tale dibattito, così complesso, sui corretti binari filosofici e teologici occorre innanzitutto eliminare dalla riflessione ogni infiltrazione antropologica o sociologica e rimanere nella questione della “verità” e della “salvezza”, partendo, per quanto ci riguarda, dalla Parola rivelata da Dio Padre nelle Sacre Scritture per mezzo dello Spirito Santo e secondo i contenuti dottrinali del Magistero della Chiesa come continuatrice dell’opera salvifica del Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per la redenzione dell’intera umanità.
Il concetto soteriologico è un concetto non univoco ma equivoco, nel senso che bisogna chiarirne i termini e la prospettiva di partenza nell’ambito di un contesto di pluralismo religioso, in cui ogni realtà ha una sua visone salvifica.
Il pluralismo religioso, in ordine alla verità e alla salvezza, comporta il rigetto dell’identificazione della singola figura storica, Gesù di Nazareth, con la realtà stessa di Dio, del Dio vivente, introducendo l’idea errata che le altre religioni siano complementari alla rivelazione cristiana, fino al punto di considerare l’unica verità di Cristo trasmessa dalla Chiesa, una specie di fondamentalismo, tanto da mettere in pericolo il dialogo interreligioso secondo la svolta ecumenica operata dal Concilio Vaticano II, che la Chiesa considera irreversibile purché fondato sulla verità di Cristo.
«In nessun altro c’è salvezza» (At 4,12): il titolo introduce una problematica circa la Sovranità di Cristo e il pluralismo religioso e la sfida che quest’ultimo muove a tutta la dinamica cristologica e di conseguenza soteriologica. Prima di tutto, non tratteremo qui di storia comparata delle religioni ma precisamente di una cristologia a confronto con le altre religioni.
Non si tratterà di osservare, valutare, comparare dei fenomeni religiosi con il preteso oggettivo distacco della scienza positiva. Un simile procedimento, certo, non può dare nessun giudizio di valore assoluto circa l’«unicità» o la superiorità di alcuna tradizione religiosa. Agli occhi della scienza comparata delle religioni, ogni tradizione non può che essere a suo modo «unica», cioè diversa e originale, senza che nessuno possa pretendere di porla in modo «assoluto» sopra tutte le altre.
Il procedimento deve essere teologico: partire, cioè, dalla fede e si elaborare all’interno della fede. Siamo consapevoli del fatto che la fede comporti dei presupposti, che noi accettiamo e assumiamo come guida del discorso teologico. Ciò non significa che gli interrogativi vengono scartati o addirittura risolti a priori, ma che li affrontiamo a partire da un coinvolgimento di fede e, in questo caso, della fede in Gesù Cristo unico salvatore degli uomini.
Per noi e dunque dalla prospettiva della fede cristiana, non si tratta solo del Gesù risorto, del Cristo della fede o cosmico, giacché separandolo dal Gesù storico, si rischierebbe di ridurlo a un principio o a un’astrazione. Si tratta, precisamente, del Gesù di Nazaret, morto e risorto, di quel Crocifisso di cui il kerigma apostolico ci dice che, risuscitandolo dai morti, «Dio l’ha costituito Signore e Cristo» (At 2,36). Questo è il primo e principale oggetto della fede cristiana.
Non si tratta, dunque, prima di tutto, del cristianesimo o della Chiesa, e ancor meno della cristianità, ma esattamente di Gesù Cristo, centro della fede cristiana. Il fondamento è la persona e il mistero di Gesù Cristo in rapporto al quale tutto il resto deve essere concepito e ordinato, compresa la Chiesa e la sua missione. Gesù Cristo, tuttavia, essendo inserito in un contesto di pluralismo religioso, va incontro alle religioni, sollecitandole a dialogare, a riscoprire in Lui l’autentico e unico Salvatore delle genti. Il problema sta nel chiarire, a partire dalla fede e all’interno di essa, la mutua relazione tra Gesù Cristo e le tradizioni religiose dell’umanità.
Il pluralismo religioso è in sostanza la convinzione che sia possibile superare le differenze dottrinali tra le religioni e i conflitti interpretativi esistenti spesso all’interno della stessa religione. Esso vuole intendere le religioni con uno sforzo capace di andare oltre il testo scritto cercando di scorgere la sorgente ultima dell’ispirazione al di là dei singoli dettagli. A volte la definizione di pluralismo religioso resta confinata sul piano intellettuale: è il caso di quell’atteggiamento che cerca di sminuire l’importanza delle differenze, mettendo al contempo in risalto i punti in comune. Le più recenti acquisizioni del dialogo interreligioso hanno però mostrato tutti i limiti di quest’ultima posizione, soprattutto il fatto che essa tende ad appiattire ogni religione su di uno sfondo neutro con il quale nessuna religione riesce più a identificarsi.
Lo stesso Concilio Vaticano II ha affrontato la questione. Non bisogna minimizzare il fatto che l’ultimo concilio sia stato il primo nella storia della Chiesa a parlare in modo positivo delle altre religioni. La dichiarazione «sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane», Nostra Aetate, in particolare, esorta i cristiani a riconoscere i valori positivi presenti nelle altre religioni e ad entrare in un rapporto di «dialogo» (Colloquia) e «collaborazione» con i loro membri (cfr. NA 2). Il pluralismo religioso rappresenta così un’urgenza per il cristianesimo considerato da sempre unico in quanto fondato sulla singolarità e universalità dell’evento cristologico.
Nel terzo millennio il pluralismo religioso tende a diventare l’orizzonte di tutta quanta la teologia e a far sì che il modo di fare teologia non potrà più essere lo stesso di prima, pur continuando ad avere i medesimi contenuti che formano l’oggetto dei nostri trattati.
D’ora innanzi si tratterà di elaborare una teologia del pluralismo religioso che salvaguardi nello stesso tempo sia la singolarità del Cristianesimo col suo riferimento all’unicità del mistero di Cristo, sia il carattere irriducibile delle religioni come “segni della presenza universale dello Spirito di Dio”. Questa teologia è appena ai suoi inizi. Per questo non bisogna stupirsi troppo di alcuni tentativi non sempre riusciti sui quali puntualmente il Magistero romano avanza le sue riserve. Di fronte ad alcune proposte teologiche recenti si tocca con mano che il problema di fondo è quello della pretesa universale del Cristianesimo che si fonda sull’unicità e sull’universalità salvifica di Gesù Cristo.

Luigi Gualtieri  è nato a Cursi (Lecce) nel 1965. Nel 1994 si è laureato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense con la tesi “La teologia dei tre giorni in Hans Urs von Balthasar”. Quindi ha conseguito il dottorato in sacra Teologia con la tesi “Sovranità di Cristo e pluralità delle religioni. Il contributo di Pietro Rossano”. Attualmente è parroco nella diocesi di Otranto.

Luigi Gualtieri
In nessun altro c’è salvezza
Gesù Cristo e la sfida del pluralismo
Pagg. 210 – Euro 16
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