Fabrizio Taranto (Destra per l'Italia) - ALTERNATIVI ALLA SINISTRA.....PRIMA DI TUTTO!

18/feb/2008 09.52.00 Destra per l'Italia Contatta l'autore

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Spett.le Redazione

Inviamo l’allegato intervento concortese preghiera di pubblicazione che si intendeovviamente autorizzata

Ringraziamo anticipatamente per il rilievoche vorrete attribuire ad esso.

Distinti saluti

 

Fabrizio Taranto

Presidente Nazionale

Destra per l’Italia – Patria e Tradizione

 

www.destraperlitalia.it

www.patriaetradizione.it

 

info@patriaetradizione.it

fabrizio.taranto@argonetica.com

 

rif. 335\287104

 

 

ALTERNATIVI ALLA SINISTRA ...... PRIMA DI TUTTO!

diFabrizio Taranto

Presidente Nazionale Destra perl’Italia - Patria e Tradizione

 

 

 

 

 

 

 

Amiamo dasempre parlare chiaro e stimiamo quanti sanno esprimersi, anche in politica,senza tanti giri di parole.

 

Il nostro pensiero scorre inevitabilmente in questigiorni a due anni di governo sciagurato, due anni in cui gli Uomini dellaTradizione hanno temuto veramente che danni irreparabili si potessero arrecareai pilastri della società, com’è da noi concepita ed auspicata: unesempio per tutti la vicenda relativaall’attacco alle fondamenta della Famiglia, che la sinistra al governo èquasi riuscita a scardinare e che solo per un soffio non è stata trasformata dacellula indispensabile alla base di tutta l’organizzazione sociale, qualedeve essere, costituita dalla volontà e dall’amore reciproco di una donnae di un uomo, nell’unione possibile di due papà o di due mamme.

 

Due anni di governo che hanno messo in ginocchiol’entusiasmo economico di una Nazione, che si è svegliata prostrata daimposte di ogni tipo: un record di aumenti che hannocolpito ogni fascia sociale ed ogni categoria, che hanno tolto a molti la gioiae la possibilità di concedere a se stessi e alle proprie famiglie quellepiccole soddisfazioni che chi lavora duramente e quotidianamente ha diritto dipoter vivere. L’aumento delle tasse, caro Prodi,genera sempre insicurezza per il futuro e preoccupazione, il denaro non circolaed irrimediabilmente il circolo vizioso della recessione prende forma.

 

L’avevamo detto, alla vigilia del votopolitico del 2006: avevamo ammonito tutti di fronte alle insidie che nascondeva l’eventualità di affidare le sorti delgoverno dell’Italia a chi già cinque anni prima era stato bocciato daglielettori più o meno per gli stessi motivi, più o meno con gli stessi meccanismiper i quali risulta tanto impopolare oggi.

 

Lo suggeriva la nostra valutazione degli eventipolitici e lo suggeriva la nostra identità: già, la nostra identità di Uomini della Tradizione, la nostra identità di amantiirrefrenabili della libertà, la nostra identità di innamorati della Patria, lanostra identità di anticomunisti da quando abbiamo avuto l’uso dellaragione, la nostra identità di militanti - in qualunque contenitore politicociò avvenga – di quella parte politica che fa dell’adesioneall’Idea Sociale il proprio fulcro perché crede fermamente che tutta lalegislazione di un governo debba essere guidata e diretta ad un solo scopo:migliorare le condizioni morali, materiali e culturali della propria Nazione, coniugandoad essa amore per la Patria e fedeltà alla Tradizione.  

 

Questa è la sola vera identità, quella dalla qualenon dobbiamo mai deflettere, quella che sempre ecomunque, a prescindere dal contesto nel quale siamo chiamati ad agire,dobbiamo e vogliamo onorare ed affermare.

 

Altro dall’identità sono le tattiche e dallestrategie della politica e che, a seconda dellenormative elettorali di volta in volta in vigore, portano inevitabilmente adalleanze con forze di diversa matrice e percorso, ma sempre individuate eperseguite alla luce della finalità ultima: trovare concreti spazi peraffermare ciò in cui noi crediamo e per cui, nonostante le difficoltà, ciimpegniamo in politica.

 

L’identità non si misura certo dalla presenzao meno di un simbolo su una scheda elettorale, quando le idee ed i principicamminano sulle gambe di uomini che conoscono ladirezione giusta nella quale andare, quando l’unico modo produttivo peraffrontare le battaglie è costituito dalla logica delle alleanze.

 

Oggi, come due anni fa, le considerazioni da faresono le stesse:, non vi può essere niente da considerare di primaria importanzarispetto al pericolo che quel filo fortunatamente spezzatosi con la caduta delgoverno Prodi venga riannodato per sventura da altrifigli o nipoti di quella stessa logica e di quella stessa provenienzaideologica e politica.

 

Oggi, come allora, si pone la ferma e improrogabilenecessità di essere alternativi alla sinistra in ognisua forma, comunista o post-comunista, arcobaleno o liberal che sia: pervicacementee coerentemente impegnati a condividere l’azione di quanti occupino, allaluce delle regole vigenti del confronto politico, la reale trincea che sta adimpedire una affermazione delle forze del disordine, inevitabilmente eresponsabilmente distanti da quanti, anche solo indirettamente, possano inqualsiasi modo rischiare di favorirne la vittoria.

 

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