OLIMPIADI:ATLETI E DELEGAZIONI DIVENTINO ALFIERI DELLA LIBERTA' (F. Taranto - Presidente Destra per l'Italia)

22/apr/2008 16.10.00 Destra per l'Italia Contatta l'autore

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Spett.le Redazione

Inviamo l’allegato intervento concortese preghiera di pubblicazione che si intende ovviamente autorizzata

Ringraziamo anticipatamente per il rilievoche vorrete attribuire ad esso.

Distinti saluti

 

Fabrizio Taranto

Presidente Nazionale

Destra per l’Italia – Patria e Tradizione

 

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OLIMPIADI DI PECHINO: BOICOTTARE NON SERVEALLA CAUSA DEL TIBET.

GLI ATLETI E LE DELEGAZIONI POSSONODIVENTARE ALFIERI DELLA LIBERTA’.

 

di Fabrizio Taranto

Presidente Centro StudiDestra per l’Italia – Patria e Tradizione

 

 

Si avvicina agrandi passi l’appuntamento olimpico e, di pari passo con la crescenterepressione attuata dal regime cinese in Tibet, prende corpo il dibattito intornoalla necessità o meno da parte del mondo libero di boicottare i giochi.

 

Non si tratta certodi strumentalizzare un appuntamento che deve restare un evento sportivo cui da millennila politica lascia il passo rispettosamente sospendendo addirittura le guerre,come accadeva nell’antichità: sarebbe però assurdo non coglierel’occasione per indurre il governo cinese a ragionare sulla necessità dirispettare i diritti umani e i diritti civili di tutti e far sentire al tempostesso al popolo tibetano la solidarietà del mondo intero.

 

Se è vero che losport è sinonimo di civiltà e di sano confronto reciproco è anche vero che essopuò e deve essere veicolo attraverso il quale affermare i valori del rispettofra i popoli.

Inquest’ottica le Olimpiadi sono senza dubbio più pericolose di uneventuale boicottaggio, il quale farebbe di fatto male alla causa tibetanarelegandola, dopo l’iniziale notizia del boicottaggio, di nuovo nel sostanzialeoblio nel quale giace periodicamente da innumerevoli anni: non andando aPechino correremmo in altre parole il rischio di far precipitare velocementenell’ombra la situazione della Cina, riportando di fatto una sconfittaper la libertà.

 

La comunitàinternazionale ha una notevole arma per costringere il governo di Pechino adarrestare la propria morsa sul Tibet: essa non consiste certo nel costringere ipropri atleti a disertare i campi sportivi, quanto nell’invitare glistessi ad una collaborazione nella costruzione della libertà del popolotibetano. Se nulla verrà concretamente attuato dal governo cinese per concederediritti umani, civili e politici alla gente del Tibet da qui alla cerimonia diinaugurazione dei giochi perché non chiedere a cento, mille o magari tutti gliatleti delle delegazioni che sfilino e gareggino portando un segno di palesesolidarietà nei confronti degli oppressi dal regime di Pechino?

 

Perché nonimpegnare il mondo politico affinché capi di stato ed ambasciatori presenti durantetutti i giochi, testimonino anch’essi in modo evidente la lorosolidarietà e il loro amore per un mondo libero nel quale non esista piùoppressione per nessun popolo da parte di un altro?

 

Come potrebbe ilgoverno cinese nascondere al mondo ed anche ai propri cittadini un evento disolidarietà così enorme? Come potrebbe sottrarsi al peso delle proprieresponsabilità?

Il rispetto deidiritti nazionali del popolo tibetano è questa volta, come forse mai inpassato, nelle mani della comunità internazionale: essa deve cogliere al volol’occasione storica per mettere a frutto, al cospetto di una plateaveramente mondiale come quella interessata alle Olimpiadi, il conseguimento diobiettivi minimali quanto sacrosanti di rispetto dei diritti civili e politiciin Tibet.

 

Gli atleti e ledelegazioni di tutto il mondo possono e devono diventare alfieri della libertà.

 

 

 

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