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DISVASTIGO
www.disvastigo.it DIS361 12/5/08
Alla Crusca con Orban grandefesta per il multilinguismo ….che non c’è
L’ingenua protesta degliesperantisti
50 anni fa, il 15 aprile 1968, i sei Stati fondatori della ComunitàEconomica Europea, nucleoiniziale della attuale Unione europea, stabilirono con il Regolamento n.1/1958il regime di totale parità delle rispettive lingue come “lingue ufficialie lingue di lavoro delle istituzioni”e quindi è stato d’obbligo perla Commissioneeuropea, e per il Commissario per il multilinguismo Leonard Orban, che ha ilcompito di garantire la parità linguistica in seno alla comunità europea,festeggiare sabato 10 maggio la ricorrenza più solennemente possibile e dovemeglio della Piazza delle Lingue d’Europa di Firenze con una delle piùprestigiose istituzioni linguistico-culturali d’Europa, l’Accademiadella Crusca? E con la partecipazione del fior fiore della intellettualitànazionale e non. Oltre ai membri della Crusca, anche esteri,Real Academia Española, Accademia di Svezia, Unesco, Dante Alighieri,responsabili di direzioni generali di promozione culturale erappresentanti del Governo.
Nel comunicato della Crusca si afferma: “Dopo 50anni, questo regolamento è pienamente valido, essendostato confermato via via che l’Unione ha accolto altri Paesi”, ilche non fa che immalinconirci profondamente. Tale affermazione, come tutta lacelebrazione, non può derivare dalla mancanza assoluta di conoscenzadell’attuale regime discriminatorio dell’Ue se, come scrive GianLuigi Beccaria su La Stampadell’8/12/07 : “Francesco Sabatini,presidente dell’Accademia della Crusca, in un’appassionata lezionetenuta all’Università di Roma Tre ha denunciato con forza la politica diimperialismo linguistico in Europa”. Le lingue della comunità europeaavrebbero dovuto avere pari dignità e rispetto per una pax linguisticanecessaria per salvaguardare il multilinguismo, ma così non sta andando.”Le Autorità dell’Unione –affermaBeccaria- fanno astratta professione di fede nel multilinguismo con campagneche esortano allo studio individuale delle lingue altrui ma la prassi linguisticainterna delle istituzioni sta andando in tutt’altra direzione”. Insostanza le lingue di lavoro, solo inizialmente tutte quelle dei membri, sisono ridotte a tre ma quella che praticamente vieneusata è una sola, l’inglese. E’ quindi tutta una presa in giro?Anche a giudicare dall’ultimo rapporto, fatto proprio dalla Commissione,di Amin Maalouf, anche lui presente e festeggiato, che vorrebbe che ognicittadino europeo adottasse una seconda lingua (anche l’urdu) come propria, si cercaogni mezzo, anche quello illusionistico (c’è parità, non esiste alcunadiscriminazione linguistica, festeggiamo!), per farci digerire la pilloladell’imposizione dell’inglese. Orban ai giornalisti che lo hanno intervistato: “Le lingue non devono essereutilizzate come strumenti per dividere”. Intanto i bandi perl’assunzione di personale e per gli appalti della Comunità europea vengono pubblicati soltanto in inglese, tedesco e francese.
Gli unici a protestare, a quanto pare finora, sono stati gliesperantisti che hanno emesso un comunicato ripreso da qualche agenzia daltitolo “Senza la lingua internazionale esperanto nonci può essere multilinguismo giusto nell’Unione europea”che purtroppo lascia il tempo che trova in quantopropone una specie di chimera, almeno come tale sarebbe certamente percepitatale proposta dalla maggioranza degli uomini di governo e di pensiero perl’idea che generalmente si ha dell’esperanto. Ineffetti invocare l’esperanto come unica garanzia di multilinguismoappare certamente categorico ed ingenuoagli addetti ai lavori compresi icruscanti che considerano l’esperanto tuttalpiù una lingua pret-à-porterper scambisti di francobolli, a ciò contribuendo gli stessi esperantisti cheparlano di una lingua perfetta, capace di esprimere tutto, e che si imparasubito, cosa al di fuori di ogni logica per chi ragiona. Piuttosto perché non organizzareuna conferenza internazionale di politici e tecnici della comunicazionelinguistica coinvolgendo lo stesso Orban e l’ONU per fare il punto sullostato dell’esperanto e la sua idoneità, anche se con qualche rattoppo sefosse necessario, a fungere da interlingua in organismi internazionali? O prendere il volo erispettato da tutti, se promosso, o accontentarsi, per consolazione, delmalinconico ruolo di lingua della pace e delle rimpatriate dei congressiesperantisti.
Giorgio Bronzetti coord. di Allarme Lingua
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