Forze di polizia: 2500 ricorsi contro lo Stato

"Con la cosiddetta riforma Dini - spiega l'avvocato Alessandro Tarducci dello studio legale Cnttv - si è deciso il passaggio dal cosiddetto sistema retributivo al metodo contributivo, per tutti coloro che nel '95 non avevano 18 anni di anzianità e per i nuovi assunti: in breve, il calcolo della pensione viene effettuato non più tenendo conto della media delle retribuzioni percepite, ma è vincolato ai contributi versati nell'arco dell'intera vita lavorativa".

10/lug/2008 10.49.00 Studio Legale Cnttv Contatta l'autore

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Interessate oltre 321 mila persone

Forze di polizia: ricorso contro lo Stato

Più di 2500 ricorrono contro la mancata applicazione del secondo pilastro della riforma Dini delle pensioni

 

Sono più di 2500 gli appartenenti alle forze di polizia che per primi stanno per presentare ricorso contro lo Stato attraverso lo studio legale Cnttv (Firenze). A loro potrebbero aggiungersi entro pochi giorni altre centinaia di colleghi. Ma in tutto sono circa 321 mila gli appartenenti ai corpi di polizia dello Stato interessati dal ricorso.

Sotto accusa è il sistema previdenziale: la riforma Dini è stata applicata solo in parte, provocando importanti diminuzioni economiche delle pensioni del pubblico impiego calcolate con il sistema contributivo. Per questo i ricorrenti un ritorno al sistema di calcolo retributivo, almeno fino a quando il sistema di previdenza complementare non sarà completamente attuato. Inoltre con il ricorso sarà chiesto di rimettere al vaglio della Corte costituzionale la legittimità della stessa legge.

 

“Con la cosiddetta riforma Dini - spiega l’avvocato Alessandro Tarducci dello studio legale Cnttv  - si è deciso il passaggio dal cosiddetto sistema retributivo al metodo contributivo, per tutti coloro che nel ’95 non avevano 18 anni di anzianità e per i nuovi assunti: in breve, il calcolo della pensione viene effettuato non più tenendo conto della media delle retribuzioni percepite, ma è vincolato ai contributi versati nell'arco dell'intera vita lavorativa”.

Ciò ha comportato una diminuzione delle pensioni per i dipendenti pubblici e privati anche del 40-50%. Per ovviare a tale sensibile calo, la riforma Dini aveva previsto che il divario economico determinato dal passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo avrebbe dovuto essere compensato attraverso una forma previdenziale aggiuntiva (previdenza complementare) comunemente conosciuta come il ‘secondo pilastro’ della riforma Dini.

 

Ma questo ‘secondo pilastro’ non è mai stato applicato. Mancano le risorse economiche.

E così se la riforma è stata del tutto attuata nel calcolo delle pensioni attraverso il metodo contributivo,  non altrettanto può dirsi per lo strumento che sarebbe servito a rimediare la disparità che nel tempo si è venuta a creare ai danni di chi è entrato a far parte del cosiddetto sistema contributivo.

 

“La riforma è stata applicata solo in parte, nella modalità che diminuisce le pensioni del personale dell’impiego pubblico e non nella parte che avrebbe colmato la disparità rispetto a chi nel ’95 aveva raggiunto i 18 anni di anzianità - spiega ancora l’avvocato Tarducci -. E’ un problema che unisce tutti i dipendenti del pubblico impiego, inclusi i magistrati”.

Nel ricorso il personale delle forze di polizia chiede l’applicazione totale della riforma Dini, sia nel passaggio al sistema contributivo sia nel ‘secondo pilastro’. Altrimenti non va applicato nessuno dei due aspetti, finchè non sarà possibile anche la seconda parte della riforma. In tal caso, anche il calcolo dei 18 anni di servizio andrebbe spostato alla data dell’applicazione completa della legge 335/95.

Lo studio legale Cnttv chiede anche al giudice di valutare la costituzionalità o meno della riforma e della sua applicazione.

 

Informazioni:

Responsabile relazioni esterne: Manuela Plastina 338.7593538

 
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