URGE UNA RADICALE RIFORMA DELLA SCUOLA (ELEMENTARE, MEDIA E SUPERIORE), TEMPO PIENO E CORSI ANNUALI D'AGGIORNAMENTO PER I DOCENTI

09/ago/2008 05.49.00 Notizieonline Contatta l'autore

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SCUOLA, METODI E PROGRAMMI OBSOLETI: E’ NECESSARIA UNA RIFORMARADICALE DELL’ISTITUZIONE, IL TEMPO PIENO E CORSI ANNUALI D’AGGIORNAMENTOPER I DOCENTI CON GIUDIZIO FINALE

                                                                  

                                                          

Anche questo tormentato anno scolastico è finito e, tantoper cambiare, non è cambiato assolutamente nulla.

Nelle classi intermedie, a quanto pare, quest’anno sono aumentate le promozioni negliistituti di secondo grado; ciò, forse, nel tentativo di conferire una patina dicredibilità a questa Istituzione, la più importante, a cui nessun Ministronegli anni è riuscito ad imprimere sinora una svolta decisiva, radicale ecompleta.

Una riforma scolastica, che si possa definire tale, infatti non è mai stata fatta e, alla luce deirisultati, abbiamo visto come anche gli esperti, così definiti, del Ministerosono riusciti a combinare pasticci a più non posso nel formulare i testi diItaliano e lingua inglese per gli esami di Stato; per non parlare dei questionari tecnici, ove per giudicare bisogna averespecifiche competenze.

Ma non è tutto, gli esiti  degli esami di maturità hanno dato, inquesta fase incerta e transitoria, percentuali di promozioni in aumento nellamedia nazionale, ma con quale attendibilità?

Il prossimo anno,però, si comincerà ad esserepiù severi coi ragazzi, come se il problema fosse solo quello di farliimpegnare di più nello studio, quando tutti sanno che sono soprattuttoprofessori e  dirigenti, ma anche lefamiglie  a dover fare  autocritica se la scuola è allo sbando e nonfunziona più come dovrebbe.

Io parto da un presupposto: una scuola che produce asini come si sostiene dapiù parti non può né deve semplicemente bocciare o punire, ma cercare dirisolvere i tanti suoi problemi interni e porvi seriamente rimedio noncertamente utilizzando i soliti pannicelli caldi. La questione maggiore è lamancata professionalizzazione dei docenti,  ma anche deidirigenti, che, nonostante questi ultimi abbiano ottenuto di recente stipendiragguardevoli, non controllano debitamente ciò che avviene nelle classi perché succubidi un meccanismo burocratico infernale che non funziona più. Equesto fenomeno va avanti dal ’68 (anno della cosiddetta rivoluzioneculturale, che ha portato allo sfascio un’intera società).

Il rimedio? Tempo pieno per docenti e dirigenti,  e…ispettori..., come usava una volta, che andavano a vedere cosa si faceva nellescuole. Tutti i professori, poi, a mio avviso dovrebberoentrare a scuola alle otto ed uscirne alle 14, per 5 giorni allasettimana, con retribuzioni da adeguare, anche secondo i meriti; ovvero, 30ore, a parte i Consigli, da limitare al massimo perchè inutili demagogicie improduttivi: farli solo una volta al mese, per non più di due ore, epoi alla chiusura quadrimestrale per le valutazioni.

Poi, abolizione dei Decreti delegati, inutiliretaggi sessantotteschi che non hanno mai funzionato.

E ancora: aggiornamenti annuali e continui degli insegnanti con esaminofinale (obbligatori per tutti); scuola seria d'orientamento (dovrebbe diventareuna materia) per i ragazzi ad evitare abbandoni e dispersioni, anticamera delladevianza e della droga.

 In tal modo,ritengo, si selezionerà una classe docente più valida e motivata a beneficiodei ragazzi che saranno più preparati.

Ma perchè la scuola è diventata un colabrodo? Presto detto. Dagli anni’50-‘60 andavano ad insegnare nelle scuole elementari e mediemaggiormente le donne perchè l'orario era di 18 ore settimanali; prima c'eranopoche riunioni e alle insegnanti l’orario di lavoro risultava  conveniente perchèdovevano giustamente  badare anche allacasa, al marito e ai figli. Risultato: un matriarcato irreversibile in pienaregola con pochi docenti maschi...e con le conseguenze cui  oggi assistiamo impotenti…

I tempi però sono cambiati da un pezzo: ladonna adesso è come l'uomo,  fa persino il soldato, il finanziere,il poliziotto e il carabiniere...; quindi aboliamo il privilegio delle 18 oredi cattedra e realizziamo il tempo pieno, adeguatamente retribuito come detto,anche con incentivi a chi merita di più.

Il tutto controllabile dai presidi, che adesso non si curano affatto della didattica, con docenti dautilizzare non solo per il tradizionale insegnamento frontale, ma perripetizioni da impartire ai ragazzi “più deboli”, da tenersi inappositi spazi a con gruppi di tre o quattro alunni. Il docente non dovrà piùsu trenta allievi, come avviene ora, portarnealla fine dell’anno 27 con debiti formativi (tra un po’ ci sarannoi rimandati come una volta) e soli 3 con appena la sufficienza. Questo sta a significare che la sua azione è stata pressoché nulla senon del tutto fallimentare. Non solo, a questo punto non vedo solo ragazzisvogliati e asini, ma certamente anche carenze,scarsa grinta e debole motivazione nella gran parte  dei tanti docenti, che si sentono  frustrati, forse sono persino inadatti aquesto tipo di lavoro e dicono tra l’altro di guadagnare poco.

 Anche qui ci vorràdunque una buona sterzata decisiva, perchè contrariamente sarebbe megliopuntare tutto, o quasi, sulla scuola privata, più competitiva e maggiormenteformativa, con costi, ovviamente, accessibili ai più. 

Ma il problema scuola non stasolo in quello che ho già scritto. Bisognerebbe rivoluzionare iprogrammi, ora obsoleti, in un mondo che corre all’impazzata.

Tanto per dirne una i ragazzi non studiano nellamaggior parte dei casi storia contemporanea e attualità, così per esempio nonsanno nulla della guerra fredda, dell’ex Urss, dei suoi Paesi satelliti, dei due blocchi contrapposti e viadiscorrendo; non sanno niente dei brigatisti rossi e del terrorismo nero, che imperversavano negli anni di piombo, non sanno veramente nulladi tangentopoli, di ciò che ha prodotto e perché, sanno poco del fenomeno dellemafie e del motivo del loro continuo proliferare: insomma i nostri giovani nonsanno affatto in che periodo e dimensione stanno vivendo, e cosa si faceva altempo dei loro nonni, cosa è stato realmente il ’68 con le sue oscureideologie di morte e aberranti. Molti non sanno neppure chi fosseAldo Moro, qualcuno del superiore ha persino detto (notizie riportate daigiornali) che… “forse” era uno scrittore dell’800”.E il tutto è quanto dire. Però,continuano a “studiare” (si fa per dire) gli Etruschi e robasimile, e neppure tanto bene. Partiamo dunque dall’oggi per arrivare aitempi antichi, e non viceversa…, sarebbe unasoluzione per quanto riguarda la storia.

Poi, la Matematica è un’araba fenicia, gioia edelizia: tutti ne parlano, ma 8 alunni su dieci non la capiscono (statistichealla mano). Di chi la colpa? Dei ragazzi o dei professori che non la sannoporgere? O della difficoltà di approccio degli studenticon una materia sì tanto ostica, ma che stimola e abitua il cervello aragionare di più e meglio.

E l’Italiano? Questa materia serve nell’immediato e anchedopo, ma pare che anche qui battiamo la fiacca. Ci sono fior di laureati dellevarie discipline che risulta abbiano difficoltà adimpostare una semplice lettera, o a fare due conti elementari di aritmetica.

Poi, i professori dovrebbero fare, come primaaccennato, continui corsi d’aggiornamento a partire daiprimi di giugno, quando finiscono gli scrutini e fino alla fine di luglio, conesame finale il cui risultato incida nella carriera anche economica. Una voltaai professori, fino al 1974, alla fine di ogni annoveniva attribuito un giudizio dal Preside: si partiva da insufficiente perfinire a ottimo. Sarebbe bene ripristinare il meccanismo che, se non altro, era incentivante.

La scuola, poi, se proprio deve rimandare, bocciaredi più ed essere maggiormente severa, si deve prima attrezzare meglio, impegnandosiad incentivare la  professionalità di chi vi opera, e poipretendere…  Se mancal’esempio non si può pretendere che  i ragazzi studino di più e meglio.

E non vado oltre perchè su questi argomenti si potrebbe pubblicare addiritturaun libro intero. Ma penso che quanto scritto basti perrendere un po’ l’idea e sollecitare chi può a  provvedere per tentare di salvare la piùimportante delle Istituzioni.

Dunque, una scuola tutta da ricostruire. Si farà? Ho i miei dubbi inproposito perché occorrerebbe un ’68 all’incontrario,una nuova rivoluzione culturale sana, seria e non solo sfascista e disfattista come quelladi 40 anni fa.

 

 

                                                                       GiuseppeStella                                                                   

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