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Alitalia: rabbia e speranze

14/09/2008 18:22 Virgilio Conti - Villaggio La Dacia - Oricola

 
Alitalia: rabbia e speranze

di Virgilio Conti

 

A fine mese e dopo circa 37 anni di servizio lascio la Compagnia; debbo dire che mi rincresce farlo e particolarmente in un momento di crisi come questo.

Il decadimento in atto ha radici lontane e profonde, le crisi petrolifere, la deregulation, lo scenario geopolitico, la nascita dei vettori low cost, l’11 settembre, … però il disfacimento di Alitalia deriva anche da fattori endogeni, tanti, anch’essi lontani e di vario genere, concatenati e sovrapposti, manifesti e mascherati, che quando non riconducibili a errate strategie aziendali si chiamano incompetenze, negligenze, inettitudini, inefficienze, sprechi e sperperi che, stratificandosi nel tempo, hanno determinato pesanti disfunzioni e diseconomie.

Il risultato lo conosciamo, una gravissima crisi finanziaria mette in discussione la sopravvivenza dell’azienda: occorre ristrutturare e tagliare, bisogna ottimizzare e ridisegnare funzioni e assetti societari. Ma non basta mettere in ordine i conti e le casse, bisogna ricominciare a lavorare bene, tutti, col cuore e con la ragione, nell’interesse di un’azienda italiana e del Paese stesso.

Si è detto e si è scritto tutto e troppo su questa Compagnia, offuscandone l’immagine al punto da renderla invisa agli stessi Italiani.

Ieri: Compagnia di bandiera, orgoglio nazionale e di chi vi lavora, azienda IRI che a tutto campo opera il trasporto di passeggeri e merci, possiede una flotta di velivoli che impiega su una rete in continua espansione, dispone di risorse umane e mezzi per volare, gestire prenotazioni, vendite e servizi a terra, manutenzioni degli aeroplani e tante altre funzioni tutte rigorosamente svolte in casa.

Oggi: una società sull’orlo del collasso, bisognosa di salvataggio, destinata al frazionamento societario, alla privatizzazione, forse alla vendita, operazioni necessarie, si dice, ma quanto tristi e inquietanti.

Domani: che dire? Uno slogan, l’ottimismo è il profumo della vita … l’Alitalia è viva, viva l’Alitalia.

Ad ogni modo, ora è così, così e così … sennò si chiude, appunto.

Per quanto mi riguarda, e nonostante il preambolo, debbo dire che è stata un’esperienza personale preziosa ed esaltante; saluto e ringrazio quanti mi hanno aiutato o solo accompagnato in questo cammino e coloro che hanno contribuito alla mia crescita umana e professionale e, ancora, quelli che hanno lavorato con me per costruire e sviluppare questa importante realtà.

Lo confesso, ho amato il mio lavoro in Alitalia ed ho sempre cercato di farlo al meglio delle mie possibilità e comunque con serietà e lealtà.

E’ mio convincimento che il risanamento ed il rilancio del Gruppo Alitalia, quali che siano le alchimie politico-economico-societarie che si adotteranno, debbano necessariamente passare attraverso importanti cambiamenti organizzativi e “culturali”; è pure urgentemente indispensabile il ripristino di un clima più sereno per il personale che vi opera; la persona deve stare al centro del processo produttivo: il fattore umano fa sempre la differenza, per la qualità, per la sicurezza e per la proficuità del lavoro.

Mi auguro che la Divisione Operazioni Tecniche, responsabile dell’efficienza tecnico/operativa della nostra flotta, possa riconquistare la produttività e l’economia che competono alla sua importante funzione e che i professionisti che la compongono meritano.

Mi corre altresì l’obbligo di esprimere un augurio ed un saluto particolare a colleghi e responsabili degli enti Addestramento Piloti, Addestramento di Manutenzione e Ingegneria dei quali sono stato artefice e servitore affinchè siano capaci di recuperare o rafforzare il proprio ruolo originale introducendo quei rinnovamenti in grado di valorizzarne missione e risultati.

Penso alla vendita di training, servizi tecnici e ingegneria a terzi, all’avvio definitivo di una scuola basica aeronautica, all’istruzione in house della lingua inglese, ad una più efficace amministrazione della formazione in una bilanciata logica make or buy, alla riorganizzazione delle attività di esame e certificazione, all’implementazione dello studio di quella delicata ed importante materia che è lo human factor nella manutenzione aeronautica, all’opportunità di riallocare all’interno dell’azienda tanti servizi e lavorazioni costosamente e improduttivamente appaltati, ecc.

Questi ed altri, i percorsi che si sapranno e vorranno intraprendere all’interno del settore tecnico (Alitalia Servizi) per l’interesse aziendale piuttosto che solo per ottemperare a mere ed aride normative.

Ma il risanamento dell’intera realtà Alitalia, dai servizi di marketing a quelli aeroportuali, dalle attività commerciali a quelle di corporate, saranno però possibili solo attraverso il consenso e la collaborazione delle donne e degli uomini che la compongono, snelliti da corporativismi e sindacalizzazioni esasperate e soprattutto alleggeriti dall’incombenza di una politica che dovrà essere capace di fare un passo indietro nelle scelte interne ed essere invece attiva in quelle infrastrutturali del trasporto aereo.

Spero che i sentimenti di amarezza e incertezza che oggi pervadono i nostri pensieri e conversazioni lascino presto e nuovamente il posto a quelli di fiducia se non addirittura di soddisfazione e orgoglio: l’auspicio è che Alitalia possa finalmente riprendere la giusta rotta ed una navigazione più tranquilla.

Per quanto mi riguarda, non escludo la possibilità di una qualche futura attività lavorativa ma, al momento, sto unicamente organizzando la mia seconda giovinezza in una località di montagna vicino Roma in cui abiterò stabilmente e dove conto di incontrare e ospitare amici e compagni per delle piacevoli rimpatriate.

Un abbraccio

Virgilio Conti

virgilio.conti@alice.it

 

Tratto dal messaggio di congedo a colleghi e collaboratori di Alitalia, Atitech, Ancifap e Università La Sapienza di Roma

Roma, 14 Novembre 2004

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