Consumi - Crollo delle bevande nei primi 10 mesi del 2008

Consumi - Crollo delle bevande nei primi 10 mesi del 2008 2008, UN ANNO DA "NON BERE" Continua il crollo dei consumi di bevande nel fuori casa Milano, 13 novembre 2008 - Il 2008 non è ancora finito, ma è già possibile tracciare un primo bilancio dell'andamento dei consumi di bevande nel fuori casa.

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13/nov/2008 15.21.54 RdP Comunicazione ed Immagine Contatta l'autore

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2008, UN ANNO DA “NON  BERE”

 

Continua il crollo dei consumi di bevande nel fuori casa

 

Milano, 13 novembre 2008 – Il 2008 non è ancora finito, ma è già possibile tracciare un primo bilancio dell'andamento dei consumi di bevande nel fuori casa. Un bilancio purtroppo tutt'altro che positivo: continua infatti il crollo dei consumi già preannunciato tre mesi fa.

 

L'estate, che da sempre caratterizza ed influisce sui consumi, quest’anno non ha aiutato il settore che sin dall’inizio dell’anno aveva fatto registrare preoccupanti andamenti negativi. Non stupisce quindi che il dato relativo al periodo Gennaio/Ottobre, parli di un preoccupante -4,89% in termini di volumi.

 

E’ quanto emerge dalla periodica indagine realizzata da CDA (Consorzio Distributori Alimentari) - il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande, che da solo rappresenta oltre l’11% del mercato italiano della distribuzione di liquidi alimentari. CDA, attraverso il proprio Data Wharehouse consortile (strumento di   gestione della raccolta e normalizzazione dei dati provenienti dalle Aziende Associate) è in grado di tracciare periodicamente un quadro preciso e dettagliato dei consumi fuori casa, rilevati su un campione di oltre 19.000 pubblici esercizi.

 

Se la media nazionale si attesta intorno ad un minaccioso -4,89%, la ripartizione per tra le varie areee italiane presenta dati in linea con l’andamento generale: -6,48% nel Nord Ovest (Area Nielsen 1), -6,30% al Nord Est (Area Nielsen 2), -2,66% nel Centro (Area Nielsen 3) e -3,89% al Sud (Area Nielsen 4).

 

I canali più colpiti da questa crisi dei consumi sembrano essere i bar tradizionali, dove il calo si attesta intorno al -5,20%, e tutto il comparto della ristorazione che fa registrare un netto -5,28%. Migliore invece la situazione dei locali dedicati al tempo libero serale, dove, complice la stagione, il calo è “solo” del 3,01%.

 

Sintomo di una crisi che è assolutamente trasversale, è anche il fatto che non esistano merceologie in grado di fare segnare andamenti differenti. Si registrano infatti cali su acque minerali (-3%), bibite gassate (-4,34%), birre (-8,50%), succhi di frutta (-6,78%), aperitivi analcolici (-8,55%) e vini (-5,12%).

 

Questi dati non possono che metterci in allarme, poiché confermano il trend di un calo generalizzato dei consumi in tutti i comparti, come avevamo già previsto all’inizio del 2008 – commenta Lucio Roncoroni, direttore di CDA.

 

Nemmeno la stagionalità ci ha aiutato, mentre l’inflazione, che nel nostro settore sfiorava nel primo semestre dell’anno il 2,80%, si attesta a fine ottobre ad un preoccupante 3,19% con prospettive di aumento.

 

La crisi del settore - anche se in qualche misura prevista - è andata dunque oltre le più pessimistiche previsioni. Il dato sconfortante è che non vi sono elementi che facciano prevedere un cambio di direzione, almeno nel breve periodo.

 

Del reddito delle famiglie italiane si sono spesi fiumi di inchiostro, sulla ripartizione delle spese giocano priorità differenti a seconda dei bisogni di ogni singolo consumatore. Il settore dei consumi delle bevande sta subendo una forte crisi, dovut a sua volta dalla crisi del pubblico esercizio e della predisposizione alla spesa in questo canale – continua Roncoroni.

 I prezzi delle consumazioni in continuo aumento, l’attenzione ai consumi degli alcolici, il clima generale di preoccupazione che coinvolge tutto e tutti si riverberano su una non predisposizione ai consumi spesso reale, a volte psicologica. Come se non bastasse, all’orizzonte si profilano aumenti dei prodotti che, se giustificabili sotto certi aspetti, non faranno che peggiorare una situazione già di per sé critica”.

  

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